Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

 - Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

Online la postfazione di “The Net Delusion” di Morozov

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Eugeny Morozov, l’autore del libro “The Net Delusion” (tradotto in italiano da Codice Edizioni con il titolo “L’ingenuità della Rete”),  ha pubblicato online la postfazione al volume, che potete leggere anche su questo blog. Nuovi e provocatori spunti per riflettere su internet, democrazia e regimi autoritari.

Afterword TND

Una foto su Twitter scatena la polemica tra Israele e le Nazioni Unite

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Rimane alta la tensione tra Israele e le Nazioni Unite dopo che il 10 marzo scorso una funzionaria dell’ufficio ONU a Gerusalemme ha postato su Twitter una foto di un padre palestinese che cinge tra le braccia il corpo senza vita della giovane figlia. Il messaggio che accompagnava l’immagine (molto cruda) accusava Israele di aver ucciso la bambina durante un attacco a colpi di granate. In poche ore la foto è balzata ai primi posti dei trending topic di Twitter e ha cominciato a fare il giro di internet.

Il tweet della funzionaria ONU con il link alla foto incriminata

La foto in realtà era stata scattata nel 2006 da un fotografo della Reuters subito dopo un incidente automobilistico in cui era rimasta coinvolta la bambina. Non aveva nulla a che vedere, dunque, con l’intifada e con le operazioni militari dell’esercito israeliano.

Il governo di Tel Aviv ha reagito con durezza e ha chiesto l’immediata rimozione della funzionaria. “Ha violato gli articoli 100 e 101 della Carta dell’ONU (vietano ai funzionari ogni azione che possa riflettere le loro posizioni, ndr) e ha contribuito attivamentre a demonizzare Israele, un paese membro delle Nazioni Unite”, ha detto Ron Proser, ambasciatore israeliano presso il Palazzo di Vetro. Blanda la risposta dell’ONU. La funzionaria non si è scusata ufficialmente e per ora l’organizzazione a deciso di mantenerla in carica fino al termine di un’indagine interna, ma il governo israeliano chiede una severa misura disciplinare per evitare un pericoloso precedente.

Obama agli studenti coreani: “mai come ora possiamo dialogare e innovare oltre i confini”

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Il 26 marzo il presidente USA Obama ha parlato agli studenti dell’università di Hankuk in Corea del Sud. Ha sottolineato le potenzialità della nuova era digitale senza confini e ha scherzato sulle domande dei ragazzi ricevute tramite i social media. Una tecnica di interazione con i cittadini stranieri che la Casa Bianca adotta ormai nella maggior parte delle visite presidenziali all’estero.

I believe there’s no limits to what our two nations can achieve together. For like your parents and grandparents before you, you know that the future is what we make of it. And you know that in our digital age, we can connect and innovate across borders like never before — with your smart phones and Twitter and Me2Day and Kakao Talk….
In advance of my visit, our embassy invited Koreans to send us your questions using social media. Some of you may have sent questions. And they called it, “Ask President Obama.” Now, one of you asked this question: “Have you posted, yourself, a supportive opinion on a website under a disguised name, pretending you are one of the supporters of President Obama?” I hadn’t thought of this. But the truth is I have not done this. Maybe my daughters have. But I haven’t done that myself.

Qui l’intero discorso di Obama.

Londra sperimenta i social media per parlare agli iraniani

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Il ministero degli esteri britannico ha annunciato l’inaugurazione di un sito in inglese e in lingua farsi, oltre ad account su Facebook, Twitter e Google+, per interagire direttamente con i cittadini iraniani. Una mossa a sorpresa con la quale il governo di Cameron vuole ristabilire la sua presenza in Iran dopo la chiusura dell’ambasciata nel novembre scorso a causa del violento attacco di manifestanti anti-occidentali. Da tempo inoltre la BBC lamenta continue interruzioni del suo segnale in Iran e l’emittente non ha esistato ad accusare il governo di Teheran di intenzionali atti di censura.

Uk for Iranians

Il nuovo sito Uk for Iranians

Dopo la creazione dell’ambasciata virtuale degli Stati Uniti in Iran, anche la Gran Bretagna sceglie dunque la strada di internet e dei social media per aggirare i filtri del regime di Ajmadinejad. In un video messaggio il ministro degli esteri di Londra William Hague ha detto che tra l’Iran e la Gran Bretagna esistono forti legami culturali nonostante le difficili relazioni tra i governi.

Compito del nuovo sito e dei social media sarà quello di rafforzare questi legami con il popolo iraniano. Un ulteriore esempio della nuova diplomazia digitale che va al di là dei rapporti tra governi e mira a instaurare una relazione diretta con i cittadini stranieri, sfruttando le potenzialità della Rete.

 

La Siria e l’importanza della comunicazione online

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Il 14 marzo scorso il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato in esclusiva presunte email segrete del leader siriano Assad, ottenute da oppositori del regime. Tanti i retroscena sul sistema di potere e sulla rete di alleanze di Assad. E anche interessanti rivelazioni sull’attenzione del regime nei confronti della comunicazione sui social media e sulla necessità di intervenire nelle discussioni online per difendere le posizioni del governo.

Secondo alcune email, due giovani professioniste con anni di formazione negli Stati Uniti fornivano consulenza ad Assad su come gestire la comunicazione sulla Rete. Non solo censura, ma contributi attivi nel veicolare la propaganda. In un’email una delle consulenti si vanta di aver indotto in errore anche la CNN grazie ad uno pseudonimo che usava online per postare commenti a favore del regime. In un’altro messaggio emerge il capillare monitoraggio delle discussioni sui social media e, in particolare, la sollecitudine dello staff di comunicazione nel far chiudere immediatamente tutti i finti account Twitter, circa una dozzina, del Presidente e della moglie Asma.

fake tweet

Un tweet di un finto account del presidente Assad

Il presidente israeliano Peres su Facebook

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Quasi 60,000 like collezionati in pochi giorni e una crescente interazione con gli utenti online sui temi caldi del Medio Oriente. Si presenta così la pagina Facebook del presidente israeliano ed ex-premio Nobel per la Pace Shimon Peres, che all’età di 88 anni ha deciso di lanciarsi attivamente nella comunicazione online.

Sono davvero entusiasta di scrivere il mio primo post sulla bacheca. Spero che questa pagina diventi un luogo dove chi spera e crede nella pace si possa confrontare e possa condividere le proprie storie e le proprie esperienze con me.

Queste le parole con le quali il presidente israeliano ha esordito sul popolare social network. Molto interessanti anche i suoi commenti sulla diplomazia digitale in un’intervista che Facebook ha trasmesso in diretta: “la questione della pace non riguarda più i governi, ma la gente. Oggi sono i cittadini che guidano i governi. E quando i cittadini cominciano a dialogare tra loro, rimangono sempre sorpresi nello scoprire che si può essere amici” ha sottolineato Peres, che ha voluto sancire il nuovo corso digitale della presidenza israeliana con una visita ufficiale al quartier generale di Facebook a San Francisco.

Da vedere il video di promozione della pagina Facebook a ritmo di rap. Originale. Fin troppo.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=FjQdB0C6ypo&feature=player_embedded[/youtube]

Nuova diplomazia, nuovo spionaggio

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Una bella foto in divisa nel profilo, immagini di cerimonie militari, messaggi sulle attività pubbliche della Nato e qualche divagazione personale. Si presentava così il finto account Facebook dell’ammiraglio americano James Stavridis, Comandante delle forze Nato in Europa. Un profilo realizzato talmente bene da ingannare diversi colleghi, alti ufficiali e diplomatici occidentali, che hanno accettato la sua amicizia, condividendo informazioni private tramite il famoso social network.

Secondo i quotidiani britannici The Telegraph e The Guardian, dietro la creazione del finto account ci sarebbero hacker legati al governo cinese. L’ipotesi non è stata confermata dalla Nato, ma dimostra come lo spionaggio diplomatico sia già attivo sui nuovi canali di comunicazione utilizzati dai rappresentanti delle organizzazioni internazionali.

account Facebook di Stavridis

Il vero account Facebook di Stavridis

Il “vero” Stravridis si era guadagnato la ribalta online quando a ottobre scorso aveva annunciato su Facebook la fine delle operazioni dell’Alleanza Atlantica in Libia. Un modo per informare direttamente anche i tanti cittadini libici che in quei giorni di incertezza e instabilità politica utilizzavano i social media per ottenere notizie.

“Ci sono già stati altri finti account Facebook di comandanti Nato. Non si tratta di vero e proprio spionaggio perchè nelle conversazioni e nei messaggi che vengono postati sul social network non sono presenti informazioni classificate” ha sottolineato un portavoce della Nato. Ma non va sottovalutato che anche eventuali dettagli sulla vita privata di ufficiali e diplomatici sono merce preziosa per i nuovi 007 digitali.

L’ambasciata USA nelle Filippine premia le migliori foto dei “Jeepney”

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Divertenti le foto finaliste del concorso online lanciato dall’ambasciata USA a Manila sui “Jeepney”, le tradizionali jeep-furgoncini decorate in maniera piuttosto eccentrica. Ottima iniziativa di “soft diplomacy” in chiave bilaterale, visto che le “Jeepney” non sono altro che i vecchi fuoristrada americani risalenti alla Seconda Guerra Mondiale.

Qui la gallery con le dieci foto finaliste.

jeepney

Una delle foto finaliste del concorso sui Jeepney più eccentrici

La Public Diplomacy nell’era dei social media

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Funzionari del Dipartimento di Stato americano illustrano esempi e tecniche della nuova comunicazione diplomatica sui social media

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=ZI_cMjlgOpc&feature=player_embedded[/youtube]

La diplomazia digitale

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Dall’introduzione del libro “Diplomazia Digitale”:

Pagine Facebook delle ambasciate, Summit in diretta su YouTube, blog dei diplomatici, profili Twitter dei Ministri degli Esteri. Sono alcuni degli strumenti dei quali si servono oggi i governi per promuovere i propri interessi strategici all’estero. La comunicazione online, schietta e informale, sta rivoluzionando una delle professioni più tradizionali e poco permeabili ai cambiamenti. L’elegante diplomatico con valigetta, pronto a rifugiarsi dietro l’abituale “no comment”, sta lasciando il posto a una nuova generazione di funzionari che organizza concorsi su Facebook, partecipa a webchat, pubblica video su YouTube, scambia messaggi su Twitter e si racconta senza filtri sui blog.

Questo innovativo approccio mira a instaurare un rapporto diretto con i cittadini delle nuove società digitali che, grazie alle nuove tecnologie, riescono ad avere un peso maggiore nei processi decisionali. Possono diventare dunque un formidabile alleato, o un insuperabile ostacolo, anche nella gestione dei rapporti tra le nazioni. Se nella diplomazia tradizionale gli ambasciatori avevano il principale compito di mantenere i legami con i governi dei Paesi ospitanti, oggi questo rapporto bi-direzionale si è tramutato in una sfera più ampia e articolata di relazioni che coinvolge molteplici attori che interagiscono tra loro in un ambiente fluido. «Gli Stati sono ancora importanti, ma il palcoscenico è sempre più affollato». Così lo studioso Joseph Nye, il padre del concetto di “Soft Power” in politica estera, ha sintetizzato questo nuovo ecosistema in cui i diplomatici sono chiamati a inserirsi per monitorare l’opinione pubblica e diffondere i messaggi ai diversi pubblici di riferimento, cercando di ampliare la sfera di influenza e di promuovere la reputazione e gli interessi del proprio Paese. Usando i mezzi più efficaci a loro disposizione, compresi i social media.

Il rapporto tra la diplomazia, paradigma di discrezione ed equilibrio, e il web, simbolo di apertura e partecipazione, rappresenta un affascinante fenomeno di comunicazione che, partito dagli Stati Uniti, coinvolge oggi diverse nazioni e dà vita a una sorta di risiko online in cui l’obiettivo finale non è la conquista del territorio, ma dell’opinione pubblica internazionale.