Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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“La diplomazia? Non solo rapporti politici, ma relazioni con le persone”

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La politica riguarda le persone. Senza una profonda comprensione dei cittadini stranieri, le nostre politiche si muoverebbero a occhi chiusi. Non possiamo basarci solo sulle conversazioni tra leader politici. Dobbiamo entrare in contatto con le persone e fargli sapere che le ascoltiamo, che prestiamo attenzione a loro e che lavoriamo per aiutarle.

Con queste parole Tara Sonenshine ha accompagnato il suo giuramento come nuovo Sottosegretario del Dipartimento di Stato per la Public Diplomacy. Durante la cerimonia tenutasi martedì 24 aprile a Washington, l’ex Vice-Presidente esecutivo dell’US Institute for Peace ha sottolineato uno degli obiettivi chiave della nuova diplomazia digitale: la connessione con le persone attraverso i social media.

Dobbiamo scrivere, postare sui blog, twittare e incontrare di persona la gente…Il Segretario Clinton ha compreso l’importanza di connettere le persone. È stata lei a rendere la diplomazia intesa come relazione tra le persone una parte centrale della nostra politica internazionale.

Tara Sonenshine ha fatto un discorso breve e molto personale. Ma ha subito messo in chiaro che il rapporto con i cittadini stranieri e l’uso dei social media continueranno a essere strategici per la promozione della politica estera americana nel mondo. E l’immediata apertura di un suo account su Twitter ne è la conferma.

La Nato e Facebook insieme nella nuova era digitale

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Stefanie Babst e Elizabeth Linder sono due donne con incarichi professionali all’apparenza molto distanti tra loro. La prima è un alto funzionario diplomatico della NATO, dove si occupa di Public Diplomacy. La seconda segue le relazioni istituzionali di Facebook in Europa, Medio Oriente e Africa. Pochi giorni fa hanno scritto insieme un articolo sull’Huffington Post, spiegando l’insolito rapporto tra la maggiore alleanza militare su scala globale e i social media. Un rapporto che la NATO coltiva già da alcuni anni, durante i quali ha incrementato la sua attenzione nei confronti dei nuovi media e dei protagonisti della comunicazione online. Anche quelli italiani. Nel giugno del 2011, ad esempio, Luca Conti è stato il primo blogger italiano “embedded” con le truppe in Afghanistan e nel suo viaggio ha potuto visitare anche il Quartier Generale della Nato a Bruxelles.

L’organizzazione utilizza sempre di più i social media per fornire notizie sulla sua attività e per controbattere la propaganda online dei Talebani. Inoltre, i suoi stessi rappresentanti hanno scelto la strada dell’esposizione personale su internet. Il Segretario Generale dell’organizzazione, Anders Fogh Rasmussen, pubblica quasi quotidianamente notizie e riflessioni su Twitter, dove si è guadagnato un seguito di circa 100,000 follower.

Il Comandante Supremo delle forze Nato in Europa, l’ammiraglio James Stavridis, ha un suo blog ed è molto attivo su Facebook, dove il suo account è stato addirittura clonato da ignoti per carpire informazioni ai suoi contatti. È stato proprio Stavridis a suggellare il rapporto tra la Nato e i social media, quando alla fine di ottobre del 2011 ha comunicato in anteprima la conclusione delle operazioni militari in Libia con un post su Facebook.

L’intervento di Stefanie Babst e Elizabeth Linder sull’Huffington Post analizza la profonda evoluzione che ha caratterizzato la comunicazione della Nato. Di seguito vengono riportati alcuni passaggi significativi, ma la versione completa dell’articolo merita sicuramente una lettura.

At NATO, we have started to undertake a comprehensive re-think of our soft power approach towards the public. As we have established ourselves on Facebook, Twitter, YouTube, Flickr and other social media sites, we have come to accept new ways of listening, sharing information and engaging in conversational communications with people who are interested in security and defense, and those who are affected by or curious about our policies and missions…

We have deepened our bonds with bloggers from member countries, as well as from Russia, Ukraine and across the Middle East. We have established ties with eminent digital activists and online journalists. And, through social media sites, we have established direct links to people in Libya, Afghanistan, India, Pakistan and far beyond…

This new era of communications begins when public administrations and institutions realize the inherent power of giving people a voice in policy decisions, encouraging transnational dialogue, and tapping into the creative energies of connected societies…

Yes, our organizations, NATO and Facebook, pursue two very distinct missions. NATO’s mission is peace and security. Facebook’s mission is to make the world more open and connected. But we both strongly believe that today’s policy issues are increasingly global…More than ever, governments, organizations and other players in the international arena need to work together to address them, in order to find support for solutions and change.  

Addio credenziali, ora gli ambasciatori si presentano su YouTube

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C’erano una volta le lettere credenziali, il documento con il quale un governo accredita il proprio rappresentante diplomatico presso un’altra nazione. E c’era una volta la solenne cerimonia di presentazione delle lettere presso il Capo dello Stato, che ha il potere di accettare l’ambasciatore inviato. Oggi, nella nuova era digitale, i diplomatici si presentano con un video su YouTube. Rivolgendosi non alle istituzioni del Paese in cui opereranno, ma direttamente a tutti i cittadini. Lo ha fatto pochi giorni fa il nuovo ambasciatore americano in India, Nancy Powell, che prima ancora di giungere a Nuova Dehli, ha postato un video in cui anticipa le priorità del suo mandato e l’approccio che seguirà. Una scelta che racchiude le basi della nuova diplomazia digitale. Nuovo mezzo: un video sui social media. Nuovo destinatario: i cittadini di un Paese e non solo gli interlocutori istituzionali.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=U5KkmehoixQ[/youtube]

Il video di presentazione sta diventando una prassi. A gennaio scorso ne aveva girato uno anche il nuovo ambasciatore americano in Russia, Michael McFaul. In inglese, con sottotitoli in cirillico. Chiudendo la sua presentazione con un invito ai cittadini russi: “contattatemi direttamente su Twitter e Facebook”. Gli anni bui della Guerra Fredda sembrano lontani secoli.

Clinton: “vogliamo aprire il Dipartimento di Stato a tutti i cittadini del mondo”

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Rapporto tra nuove tecnologie e democrazia, trasparenza, apertura dei governi, ruolo della società civile. E anche diplomazia digitale. Sono questi i temi del discorso che il Segretario di Stato americano Hillary Clinton ha tenuto ieri, 17 aprile, al primo incontro dell’Open Government Partnership a Brasilia, un evento lanciato l’anno scorso dal presidente Barack Obama e dall’omologa brasiliana Dilma Rousseff.

Sulla diplomazia digitale la Clinton ha annunciato che invierà a tutte le ambasciate americane le nuove linee guida per la comunicazione online. L’obiettivo è quello di “aprire il Dipartimento di Stato non solo ai cittadini americani, ma alle persone di tutto il mondo”.

Qui i due passaggi chiave su diplomazia e nuove tecnologie:

I’ve seen how technology is transforming the way that we and other nations do diplomacy and development, and later today, I will be sending policy guidance to every U.S. Embassy worldwide on modernizing technology through diplomacy. We want to open up the State Department not only to U.S. citizens, but to people everywhere, because in keeping with the principles of open government and this partnership, we believe that when people are empowered to speak their minds and leaders are held to account for their actions, we all do better.

But of course, technology isn’t some kind of magic wand. Ultimately, it is political will that determines whether or not we hold ourselves accountable. Corruption, closed doors, the consolidation of power, these are as old as human nature itself. The new tools of the digital age will not change human nature. Only we can do that. But through this partnership, we can advance progress together.

 

L’Afghanistan e il conflitto su Twitter

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Il violento attacco che i talebani hanno sferrato domenica 15 aprile nella zona di massima sicurezza di Kabul e in tre province dell’est del Paese ha segnato l’inizio dell’offensiva di primavera. Come ogni anno, la fine del duro inverno afgano coincide con una recrudescenza del conflitto. Sia sul campo di battaglia che online.
Dopo dieci anni di logorante guerra, la Nato si trova a combattere su due fronti: tra le insidiose montagne afgane e sui social network, dove l’attività di propaganda e reclutamento dei talebani è sempre più risoluta.

La rivendicazione degli ultimi attacchi è avvenuta su Twitter, dove i ribelli hanno sottolineato che si è trattato di “una vendetta per gli abusi dei marines”. Abdulqahar Balkhi (@ABalkhi), che si autodefinisce emiro islamico dell’Afghanistan, è uno dei portavoce talebani più attivi sul sito di microblogging. Durante gli scontri di domenica aggiornava i suoi quasi 5.000 follower con tweet in diretta sull’andamento delle battaglie, con bilanci finali quasi sempre a favore dei ribelli, ma non coincidenti con le notizie che arrivavano dal fronte.

balkhi twitter

Uno degli obiettivi principali dell’uso dei social network è proprio quello di aggirare i media tradizionali, che secondo i ribelli sarebbero al servizio delle potenze occidentali e nasconderebbero la reale situazione del Paese. @alemarahweb, altro “account ribelle” molto attivo, ha chiuso la giornata annunciando addirittura che “dopo 24 ore di incessante battaglia, più di 220 pupazzi della Nato sono stati uccisi…”

Anche se a prima vista questi account appaiono poco credibili, gli americani li seguono con attenzione e non sottovalutano la recente escalation della guerra online. Il profilo su Twitter delle forze ISAF (@ISAFmedia) è sempre più impegnato a diffondere informazioni e a controbattere la propaganda talebana in un conflitto che si combatte sempre più a colpi di tweet.

 

Sulla Siria la partita diplomatica si gioca su Twitter

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Mentre la tregua tra forze di sicurezza siriane e ribelli si rivela sempre più fragile, la delicata disputa tra le diplomazie occidentali e la Russia si sposta online. Da una parte americani, europei e arabi spingono per una risoluzione che condanni la repressione attuata dal regime di Assad. Dall’altra la Russia, con l’appoggio della Cina, vuole evitare esplicite censure contro il governo siriano, ma apre all’invio di osservatori internazionali. Un gioco delle parti che negli ultimi giorni si è trasferito dai tavoli della diplomazia su Twitter.

Giovedì scorso con un paio di tweet il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha chiesto alle Nazioni Unite di accelerare il dispiegamento di osservatori indipendenti per gestire eventuali “provocazioni” che possono mettere a repentaglio il cessate il fuoco tra le parti.

La risposta delle diplomazie occidentali è arrivata con un azione congiunta su Twitter. Le ambasciate presso le Nazioni Unite di Francia, Gran Bretagna e Germania hanno postato dei messaggi sul social media annunciando che avrebbero messo ai voti del Consiglio di Sicurezza (la riunione è prevista oggi a New York alle 11 ora locale) una risoluzione che prevede l’invio di osservatori internazionali, ma che contiene anche una condanna del regime di Assad.

Alec Ross: “La diplomazia digitale non deve essere separata da quella tradizionale”

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In un’intervista per il Brooking Institute (divisa in tre video), il Senior Advisor for Innovation del Dipartimento di Stato Alec Ross torna a riflettere sul significato della diplomazia digitale e sulla sua importanza. E per il futuro auspica una completa integrazione tra la diplomazia digitale e quella tradizionale. L’intervistatore è Fergus Hanson, autore del report “Revolution @State, the spread of Ediplomacy”.

Qui trovate gli altri due video dell’intervista.

Europa racconta la diplomazia online di Alan Eyre

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Un interessante articolo pubblicato oggi dal quotidiano Europa analizza l’attività online di Alan Eyre, il primo portavoce in lingua farsi del Dipartimento di Stato americano. Un funzionario con il delicato compito di comunicare la politica americana direttamente ai cittadini iraniani. Usando soprattutto i social media e cercando di aggirare la censura e i filtri del granitico sistema mediatico di Teheran.

Conscio delle barriere fisiche e pratiche nei contatti con i milioni di iraniani alle prese con le limitazioni alle comunicazioni messe in atto dalla repubblica islamica, Eyre si è subito attivato sui canali virtuali più gettonati dagli iraniani. Il portavoce è assai attivo su Facebook, dove interagisce sia personalmente con migliaia di utenti, sia istituzionalmente tramite la pagina UsadarFarsi. La fama di Eyre deriva però dalla sua rubrica su YouTube, Az Alan Beporsid, “Chiedete ad Alan”. A cadenza mensile, Eyre si presenta davanti a una videocamera per rispondere, con un monologo che dura dai cinque agli otto minuti, alle domande inviate tramite Facebook e spiegare le decisioni dell’amministrazione Obama inerenti l’Iran.

Un video di Alan Eyre su YouTube:

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=_T0s4hz7aQk[/youtube]

La strada per Eyre è decisamente in salita. A dicembre scorso Ajmadinejad aveva fatto bloccare il sito dell’ambasciata “virtuale” degli USA in Iran e ogni tentativo da parte americana di interagire con i cittadini iraniani viene subito bollato come mera propaganda. Questo atteggiamento di forte chiusura non ha scoraggiato Eyre che, nonostante le accuse di essere una spia della CIA, continua con perseveranza la sua missione.

Sì ai social media in diplomazia, ma il successo sta ancora nelle strette di mano

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Oltre 90 Paesi visitati e quasi 700,000 miglia percorse in tre anni. È questo il bilancio dei viaggi ufficiali all’estero compiuti dal Segretario di Stato Hillary Clinton dal febbraio del 2009 ad oggi. Un rullino di marcia impressionante per il capo della diplomazia USA, che è volata da un angolo all’altro del pianeta per partecipare a summit, negoziare accordi, firmare trattati, incontrare leader e cittadini stranieri. La dimostrazione che anche nella nuova era digitale, il successo dell’attività diplomatica rimane ancora fortemente legato alle strette di mano e alle alchimie fisiche.

Clinton cena con Espinosa

Il Segretario Clinton a cena con il ministro degli Esteri messicano Espinosa (18 febbraio 2012)

Il primo Segretario di Stato della storia che ha dedicato un discorso a internet, che si è dotata di un team di consulenti tecnologici come Alec Ross e Jared Cohen (passato poi a Google), che ha sollecitato tutti i funzionari diplomatici a lanciarsi senza remore nella comunicazione online, che ha indicato l’uso dei social media come una priorità per Foggy Bottom, in tre anni ha dedicato gran parte del suo tempo a viaggiare per risolvere crisi internazionali e per promuovere gli interessi americani nel mondo.

Più di 90 Paesi e circa 700,000 miglia. Numeri destinati a crescere nei prossimi mesi che mancano alla fine del mandato (febbraio 2013). Numeri che rispondono a chi ritiene che la diplomazia su internet possa sostituire quella tradizionale.

“La Moldavia è una gabbia per polli”. Rogozin colpisce ancora su Twitter.

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Il vice Primo Ministro russo con delega agli armamenti ed ex-ambasciatore presso la Nato Dmitry Rogozin non smentisce la sua fama di politico fuori dalle righe sui social network. Dopo aver provocato non poche tensioni diplomatiche con i suoi tweet al vetriolo contro la Nato, ora il fedele alleato politico di Putin ha rivolto i suoi strali online contro la Moldavia. Da tempo c’è tensione tra il Cremlino e il governo moldavo per la delicata situazione della Transnistria, una piccola repubblica non riconosciuta a livello internazionale, formalmente ancora appartenente alla Moldavia, ma de facto sotto tutela russa.

rogozin twitter

L'account Twitter in russo di Dmitry Rogozin

Tre giorni dopo essere stato nominato rappresentante speciale russo per la Transnistria, Rogozin ha definito su Twitter la Moldavia “una gabbia per polli”. Le sue esternazioni online confermano un dato politico. È ormai chiaro che Rogozin è diventato il rappresentante “diplomatico” che il Cremlino usa quando non vuole mostrare collaborazione. Per anni si è occupato del dossier Nato-Russia e ora è stato chiamato a gestire una situazione molto tesa, con 1.500 militari russi già schierati in Transnistria con il ruolo formale di “peacekeeper”.

Il governo moldavo ha già espresso crescente preoccupazione: gli aspri toni su Twitter non fanno presagire esiti positivi nei negoziati tra i due Paesi.