Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

 - Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

La nuova guerra fredda tra USA e Russia. A colpi di tweet.

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La dura reazione del Cremlino ad un discorso dell’ambasciatore americano in Russia Michael McFaul fa tornare il gelo tra Washington e Mosca. E al tempo della diplomazia digitale la sfida si gioca tutta su Twitter. Dall’account del ministero degli Esteri russo sono partiti nei giorni scorsi una serie di attacchi a McFaul, accusato di aver insinuato che Mosca avrebbe pagato il governo del Kyrgyzstan per far chiudere la base americana a Manas, vicino alla capitale Bishkek, una struttura chiave per il rifornimento delle truppe impegnate in Afghanistan.

 

 

Alcune frasi prese dai tweet del ministero russo: “Siamo scioccati dalle parole dell’ambasciatore McFaul”; “non è la prima volta che le dichiarazioni e le azioni di McFaul suscitano preoccupazione”; “le parole di McFaul sono una deliberata distorsione di molti aspetti della relazione USA-Russia”; “il lavoro di un ambasciatore dovrebbe essere quello di migliorare le relazioni bilaterali, non di diffondere falsità”.

Il diplomatico americano si è difeso sul suo blog e su Twitter, ammettendo di aver usato toni “coloriti e schietti”, ma anche sostenendo che le sue parole sono state “deliberatamente distorte”. La portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland ha cercato di smorzare riferendo che “c’è stato un fraintendimento”.

Qui lo storify della disputa online su Twitter.

mcfaul con obama

L'ambasciatore americano in Russia McFaul con il Presidente Obama

Non è la prima volta che l’ambasciatore McFaul e il governo russo entrano in rotta di collisione. Lo scorso marzo il diplomatico aveva accusato su Twitter i media russi di seguirlo ovunque e di sapere in anticipo la sua agenda, insinuando anche la possibilità che le sue comunicazioni fossero intercettate. Un tweet ai giornalisti, ma indirizzato in realtà al Cremlino.

La Svezia si racconta su Twitter. Con le storie dei suoi cittadini.

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Questa settimana tocca a Lina, 26 anni, originaria di Lund, a sud di Stoccolma, appassionata di viaggi e comunicazione. È lei a mandare messaggi e interagire con i followers di @sweden, il profilo Twitter ufficiale della Svezia, definito “l’account più democratico del mondo”. Un ottimo esperimento di crowd-tweeting in cui il Paese scandinavo parla di sé attraverso i propri cittadini, pronti a condividere storie di vita quotidiana, passioni, luoghi da visitare e suggerimenti su attività da fare. Ogni settimana una persona diversa. Prima di Lina è stata la volta di Magnus, Elin, Jessica…Una grande narrazione corale per promuovere in modo innovativo e coinvolgente i diversi aspetti della Svezia. Un’iniziativa che rientra a tutti gli effetti nell’ambito della diplomazia digitale.

 

 

Il progetto, denominato “Curators of Sweden”, è molto interessante perché prova ad aggirare due dei maggiori ostacoli della comunicazione istituzionale sui social media: la mancanza di credibilità di chi per missione è chiamato a promuovere se stesso sul web e la fisiologica difficoltà a stabilire engagement online tra persone ed entità statali. Prima nazione al mondo a “cedere” il profilo ufficiale nelle mani dei cittadini, la Svezia punta a una promozione emozionale, basata su storie personali e non su messaggi confezionati. Una tecnica molto efficace sui social media, soprattutto perché stimola un rapporto empatico con gli utenti stranieri che si trovano maggiormente a loro agio a interagire con delle persone reali, piuttosto che con anonimi uffici. Grazie a questa impostazione, l’account si è guadagnato finora circa 29,000 followers in continuo aumento. Così come è in aumento il livello del dialogo tra utenti.

Come si diventa ambasciatori della Svezia su Twitter? Innanzitutto non ci si può autocandidare, ma bisogna essere indicati da altre persone che devono motivare accuratamente la proposta. Per ora vengono accettati solo cittadini svedesi, ma gli organizzatori non escludono che in futuro le porte si potrebbero aprire anche agli stranieri residenti in Svezia, che possono offrire un punto di vista alternativo sul Paese. Un esperimento da seguire con attenzione.

La conferenza sulla diplomazia digitale sia l’inizio di un dialogo costruttivo con i cittadini

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Il 14 giugno sarà un giorno importante. Si terrà a Torino la conferenza sulla diplomazia digitale organizzata dalla Farnesina: “Twiplomacy, la diplomazia al tempo di Twitter”. Oltre al ministro degli Esteri Giulio Terzi, interverranno Alec Ross, senior advisor per l’Innovazione del Segretario di Stato Hillary Clinton, il sindaco di Torino Piero Fassino, il direttore della Stampa Mario Calabresi e la blogger tunisina Lina Ben Mhenni.

Sarà la prima occasione nella quale il Ministero degli Esteri affronterà in maniera pubblica un fenomeno che sta radicalmente trasformando molte diplomazie in tutto il mondo. E che richiede non solo una riforma del modo di comunicare delle istituzioni, ma anche dei processi decisionali interni e delle vecchie catene di comando. L’uso di internet e dei social media per promuovere il nostro Paese all’estero non riguarda solo la Farnesina e può rappresentare una grande opportunità di rinnovamento per tutte le nostre istituzioni pubbliche.

Come ho scritto nel mio libro, la diplomazia digitale “impone ai governi nuove sfide: trasformare la mera diffusione di messaggi in conversazioni con l’opinione pubblica, abbandonare il megafono e partecipare alle discussioni nelle agora virtuali, ascoltare le sollecitazioni e le proposte che provengono dal basso e stabilire un dialogo costruttivo con i cittadini”. Mi auguro che l’evento di Torino possa essere l’inizio di questo nuovo dialogo costruttivo con i cittadini. Che avrà senza dubbio effetti benefici per la diplomazia. E per la democrazia.

La First Lady del Qatar lancia la sfida a Rania di Giordania. Sui social media.

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Una strategia sui social media per promuovere l’immagine di Sheikha Mozah, moglie dell’Emiro del Qatar, una delle principali figure femminili che si stanno imponendo nel frastagliato panorama mediatico mediorientale. A contendersi la gara per sviluppare la comunicazione online della Fisrt Lady saranno alcune grosse agenzie di public relations che, secondo un’indiscrezione di Holmes Report, il governo ha convocato questa settimana per un briefing. Possibile valore dell’incarico: circa 500 mila euro.

L’obiettivo politico che si cela dietro questa operazione di diplomazia digitale al femminile è quello di utilizzare la figura di Sheikha Mozah come traino per una più ampia promozione dell’immagine del Qatar, Paese che vuole accreditarsi come più illuminato ed emancipato rispetto ai suoi vicini.

Sheikha Mozah

Laureata, madre orgogliosa di sette figli, Presidente della Qatar Foundation for Education, Science and Community Development, Mozah è attivamente coinvolta nella vita politica del Qatar e si è guadagnata il 79º posto nella classifica delle 100 donne più potenti al mondo stilata dalla rivista Forbes. Celebre per la sua eleganza, è stata anche protagonista di una galleria fotografica sul sito di Vogue.

Istruita, emancipata, elegante, attraente, impegnata nel sociale. Caratteristiche perfette per essere valorizzate attraverso un’efficace strategia sui social media. Come dimostra il caso di Rania di Giordania, la regina incontrastata di Twitter e Facebook. Almeno finora. La sfida online tra First Lady mediorientali promette scintille.

La lingua italiana diventa social

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“Una piattaforma didattica open source, agile e fruibile, che ha permesso di fidelizzare gli studenti, migliorare la competenza linguistica e attrarre nuovi studenti”. Viene descritto così lo strumento che l’Istituto Italiano di Cultura ad Haifa, in Israele, ha sperimentato per insegnare la nostra lingua in modo innovativo e il più possibile “social”. Nella descrizione del progetto viene sottolineato che “il sito didattico interattivo ha creato una comunità virtuale che utilizza i mezzi moderni non solo per migliorare l’italiano ma anche per stabilire legami”. E’ significativo sottolineare due parole chiave, “comunità” e “legami”, che distinguono in positivo quel tipo di diplomazia pubblica che non punta solo a comunicare un messaggio, ma a creare relazioni tra le persone.

Il Ministero degli Esteri ha inserito l’iniziativa tra le sue “buone prassi” e l’auspicio è che si tenti di replicarla in altri Paesi, cercando di sfruttare le grandi potenzialità della lingua italiana. Potenzialità che ha evidenziato anche Luca De Biase, in un articolo uscito sull’ultimo numero di Nova-Il Sole 24 Ore, che parla del mio libro, sottolineando che “la diffusione di una lingua è anche un modo efficace per costruire una strategia internazionale per un paese. E per l’Italia è un percorso straordinariamente coerente con l’idea di connettere la cultura italiana al valore generato dai suoi prodotti. Il fatto è che da questo punto di vista possiamo riuscire a fare passi avanti significativi. Le persone che studiano italiano all’estero sono più numerose di quanto si immagini”.

La lingua italiana come strumento di public diplomacy è una delle cinque proposte che ho lanciato per sviluppare la diplomazia digitale dell’Italia. Se utilizzata in chiave strategica, questa grande passione dei cittadini stranieri per il nostro idioma può divenire una straordinaria risorsa sulla quale costruire una campagna di comunicazione digitale ad ampio raggio. Il 21 dicembre del 2011 il Ministro Terzi ha scritto in un tweet: “Oggi in Farnesina ho parlato di promozione di cultura e lingua italiana all’estero: per me un pilastro della nostra politica estera”. Le buone pratiche da cui partire già ci sono. E ora sembra esserci anche la volontà politica ai piani alti del ministero.

La diplomazia digitale – Intervista a Rai Radio 3 Mondo

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Ecco il podcast per ascoltare l’intervista che ho fatto oggi, giovedì 17 maggio, negli studi Rai di Radio 3 Mondo. La lingua italiana come strumento di public diplomacy, le pagine Facebook delle ambasciate, le nuove conversazioni online e le proposte per la diplomazia digitale dell’Italia.

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È online il blog dell’Istituto Diplomatico della Farnesina

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È ufficialmente in rete il blog “Isdi learning corner – get your brain in motion”, nuovo strumento di formazione/informazione creato dall’Istituto Diplomatico della Farnesina, guidato da Stefano Baldi, un diplomatico molto attento e sensibile alle potenzialità delle nuove tecnologie digitali. Il sito, già attivo in via sperimentale da qualche mese, raccoglie contenuti e risorse che possono contribuire alla crescita dei diplomatici, dei dipendenti del ministero e più in generale dei funzionari che vogliono esplorare i nuovi approcci professionali ispirati dalla rete.

Il nuovo blog dell'Istituto Diplomatico

I post sono tutti in inglese perché uno degli obiettivi è quello di trasformare il blog in un punto di riferimento anche per altre missioni diplomatiche, per centri di cultura e accademie straniere. Tutti i contenuti del blog sono visibili online e il sito sarà aperto a commenti e contributi esterni.

Un’iniziativa degna di nota, che sottolinea l’attenzione dell’Istituto per la formazione dei diplomatici e la crescente consapevolezza per il ruolo strategico che la comunicazione online è destinata ad avere nella diplomazia.

La diplomazia? “Non è più una setta di gentiluomini che fumano sigari”

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“La diplomazia non è più una setta in cui vecchi gentiluomini con espressioni severe siedono dietro le quinte fumando sigari”. Ad affermarlo è Radoslaw Sikorski, ministro degli Esteri polacco, che ha deciso di dare un forte impulso alla diplomazia digitale. Negli ultimi due mesi gli account su Twitter delle ambasciate e dei consolati di Varsavia nel mondo sono saliti a quota 138 e l’attenzione del dicastero per i nuovi strumenti digitali è in continua crescita.

“Sotto la mia leadership la diplomazia polacca non ignorerà la modernità” ha affermato Sikorski, che vanta un seguito di circa 47.000 follower su Twitter e cerca di interagire sia con i cittadini polacchi che con quelli stranieri. L’account del ministro ha anche una funzione di hub per rilanciare notizie e contenuti delle varie missioni polacche nel mondo. Ancora troppi i tweet in polacco, ma l’account si è rapidamente imposto anche all’attenzione dei media internazionali che – come ha dichiarato con soddisfazione lo stesso ministro – spesso riprendono i suoi messaggi: “i media del mondo citano i miei tweet su argomenti come le elezioni russe, la visita in Libia o la repressione in Bielorussia. Questo dimostra l’efficacia del mezzo”.

sikorski twitter

L'account su Twitter del ministro degli Esteri Radek Sikorski

Il caso polacco è particolarmente interessante perché smentisce l’alibi dietro il quale spesso si cela la remora di molti governi ad impegnarsi sul versante della diplomazia digitale, ossia il fatto che i Paesi con un peso relativo sullo scacchiere mondiale abbiano poche possibilità di intercettare l’interesse dell’opinione pubblica internazionale. Come se l’uso dei social media in diplomazia sia una prerogativa degli Stati Uniti e di poche altre nazioni. Il governo polacco ha scelto di non farsi frenare da questo alibi. Se l’ha fatto la Polonia, perché non può farlo l’Italia, che rispetto a Varsavia ha obiettivamente molte più carte da giocarsi sul piano della comunicazione internazionale?

“Cavalcare la tigre digitale”. Ecco perchè i diplomatici devono usare Twitter.

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“La migliore espressione della diplomazia è sempre stata un binomio tra interpretare il mondo e cercare di definirne le sorti. I diplomatici che svolgono solo la prima attività, dovrebbero lavorare nelle accademie. Quelli che si dedicano solo alla seconda, dovrebbero stare in politica. Quelli che fanno entrambe, dovrebbero essere su Twitter”.

Parola di Tom Fletcher, ambasciatore britannico in Libano, che in un discorso tenuto nel dicembre scorso a Beirut ha sottolineato le ragioni dell’opportunità di rafforzare il rapporto tra diplomazia e social media. Un intervento dal titolo evocativo (“Twiplomacy – Riding the Digital Tiger”), in cui Fletcher esorta i colleghi a rivedere il proprio lavoro alla luce delle nuove tecnologie digitali che stanno definitivamente cambiando le relazioni tra governi e opinione pubblica.

…Nowhere should we be more sensitive, more attuned, to social media than in international relations. Diplomacy has always been Darwinian: we have to evolve or die. Just as diplomats did when sea routes opened up, empires came and went, or when the telephone was invented…In this brave new digital world, the most effective diplomats will carry iPads rather than letters of credence; a digital demarche will be more powerful than a diplomatic one; and the setpiece international conference of the 20th century will be replaced by more fluid, open interaction with the people whose interests we are there to represent…

Fletcher evidenzia che i social media possono essere ottimi strumenti di supporto per le principali attività del lavoro diplomatico: raccolta di informazioni, analisi, influenza, promozione culturale, creazione di reti. E conclude indicando dieci suggerimenti ai suoi colleghi su come gestire al meglio Twitter, lo strumento che egli ritiene più efficace per la nuova diplomazia digitale: “rimango sempre sorpreso quando miei colleghi mi chiedono perché sono su Twitter. La vera domanda è: perché tu non sei su Twitter?”

Italia-Russia, il nuovo rapporto si costruisce anche su Facebook

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In poco più di un mese si è guadagnata oltre 200 “likes” e mira a diventare il principale punto di riferimento italiano per i russi che popolano Facebook. È la nuova pagina della nostra ambasciata a Mosca guidata da Antonio Zanardi Landi, che ha deciso di puntare sul popolare social network per far conoscere meglio l’attività della missione in Russia, grazie a un mix ben bilanciato di argomenti: un po’ di soft diplomacy (mostre, presentazioni di libri, concerti) e notizie di maggior peso politico ed economico, come l’accordo strategico siglato il 25 aprile tra ENI e Rosneft, il gigante russo del petrolio.

La pagina Facebook dell'ambasciata italiana in Russia

In Russia Facebook è molto diffuso, ma ancora fatica a recuperare il divario che lo divide dal social network più famoso, VKontakte, una sorta di clone usato in prevalenza da teen-ager. Per questo motivo la scelta di utilizzare Facebook appare corretta, visto che il pubblico di riferimento della missione diplomatica dovrebbe essere soprattutto la fascia over 25, con la quale l’engagement può avvenire sia su temi come la cultura, il turismo o in generale il Made in Italy, che sui diversi aspetti delle relazioni politiche tra i due Paesi.

La prossima visita del Presidente del Consiglio Monti, annunciata dall’ambasciatore italiano la scorsa settimana, potrebbe essere un’ottima occasione per promuovere la pagina Facebook, allargare il bacino di utenti e stabilire un rapporto più interattivo con il pubblico russo interessato all’Italia.

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