Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

 - Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

Il leader internazionale che dialoga di più con i cittadini su Twitter è…

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Due leader politici su tre sono su Twitter. Ma quasi nessuno interagisce con gli utenti. Lo dice twiplomacy.com, una nuova piattaforma online, inaugurata oggi, che mappa la presenza globale di Capi di Stato, Primi Ministri e altri rappresentanti governativi sul popolare sito di microblogging. Dopo l’ediplomacy hub lanciato dall’agenzia di stampa AFP a fine giugno, la società di comunicazione Burson-Marsteller ha condotto il primo studio sull’uso di Twitter da parte dei politici internazionali, analizzando 264 account governativi in 125 Paesi. E ha scoperto che è il Primo Ministro dell’Uganda Mbabazi a guidare la classifica degli account più interattivi: il 96% dei suoi tweet sono messaggi di risposta ai follower. Ottimo esempio di comunicazione trasformata in conversazione. Quello a cui dovrebbero puntare sempre i governi che decidono di usare la diplomazia digitale. Un obiettivo che, a giudicare dai dati di twiplomacy.com, è ancora lontano: su 264 account analizzati, 90 non hanno mai ritwittato un messaggio e 99 non hanno mai inviato un messaggio di risposta. La strada verso un dialogo aperto e interattivo con i cittadini sui social media è ancora lunga.

 

 

L’account di Mbabazi è effettivamente uno straordinario esempio di dialogo online. Il suo feed è ricco di interazioni con gli utenti. Al secondo posto dopo Mbabazi viene indicato il il Presidente del Ruanda Kagame, (il 93% dei suoi tweet sono risposte a utenti). In realtà controllando il suo account ho riscontrato che non solo non segue nessuno, ma nel suo feed non è presente neanche un @reply negli ultimi mesi. Ho segnalato il probabile errore al responsabile dello studio.  Correzione: dal browser sul pc non vedevo tutti i tweet di Kagame. Dal tablet invece vedo che pubblica un alto numero di risposte nel suo feed. Quindi due leader africani sul podio. Bravi.

 

 

La Twitter Diplomacy americana in Venezuela

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Ricco di risorse, produttore di petrolio, economicamente dinamico, strategico per gli equilibri dell’America Latina. Negli ultimi anni il Venezuela sta cercando di ritagliarsi un ruolo di peso nel contesto internazionale, spronato dal suo leader Hugo Chavez, che ha deciso di puntare anche sulla diplomazia digitale per far sentire la voce di Caracas nel mondo.

 

chavez twitter

Il profilo di Hugo Chavez su Twitter

 

Fiero anticapitalista e antiamericano, l’ex colonnello dell’esercito è un attivo utente di Twitter, che usa sia per difendersi dall’opposizione interna che per rivolgersi alla comunità internazionale. E proprio su Twitter è  in atto un’interessante disputa mediatica con il nemico numero uno di Chavez: il Dipartimento di Stato di Washington. L’account dell’ambasciata Usa a Caracas vanta circa 25.000 follower e si dà molto da fare per interagire con i cittadini venezuelani, che hanno eletto il sito di microblogging come loro social network preferito. In Venezuela Twitter registra infatti il terzo tasso di penetrazione al mondo, dopo Indonesia e Brasile. In questo contesto, assume particolare valore uno studio condotto da Erika A. Yepsen e appena pubblicato dal USC Center on Public Diplomacy.

“Practicing Successful Twitter Public Diplomacy – A model and case study of U.S. efforts in Venezuela” descrive le strategie, le azioni e i risultati della “Twitter diplomacy” o “Twiplomacy” dell’ambasciata Usa in Venezuela, tentando anche di sperimentare un modello di valutazione e misurazione applicabile ad altri casi. Il rapporto si può scaricare gratuitamente.

 

Un tweet di troppo. E la presidenza del Sudafrica si scusa.

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Comunicare sui social media vuol dire esporsi. Anche a errori e gaffe. Ieri l’account Twitter ufficiale della Presidenza del Sudafrica ha pubblicato un messaggio per scusarsi di un precedente tweet poco ortodosso che recitava testualmente: “OH NO! Mi sto perdendo #IdolsSA. Sono all’estero con un altro fuso orario. #tristezza.”

 

 

Un errore banale. Probabilmente il social media manager usa un programma come hootsuite o tweetdeck per gestire sia l’account personale che quello del governo. E ha confuso i due feed.

 

 

“L’ultimo tweet non era un tweet ufficiale della Presidenza o del Presidente, ma un errore amministrativo. Ce ne scusiamo”. Cosí quelli dell’account sono prontamente corsi ai ripari. Bene cosí. Ammettere candidamente l’errore. E magari aggiungerci una dose di autoironia. Come insegna il caso piú famoso di errore simile, capitato alla Croce Rossa americana nel febbraio del 2011, quando dall’account ufficiale seguito da quasi 300mila persone partì il seguente tweet:  “Ryan ha trovato altre quattro bottiglie di Dogfish Head Midas Touch… quando beviamo lo facciamo bene!”, con un hashtag eloquente “#ubriacarsi fino a non reggersi in piedi”.

 

tweet croce rossa

Non solo il tweet di scuse della Croce Rossa fu ironico (“abbiamo cancellato il tweet, vi assicuriamo che siamo sobri e abbiamo confiscato le chiavi”), ma l’episodio fu usato per generare viralità: l’account ufficiale cominciò a ritwittare tutti i commenti scanzonati e le foto di chi si era immaginato i nuovi kit di pronto soccorso pieni di birre. Un ottimo approccio per contenere gaffe del genere. Il web é un ambiente mediatico che tende a scaldarsi rapidamente. L’autoironia spegne o quantomeno attenua i focolai e può tornare  molto utile anche per gestire eventuali crisi diplomatiche online.

20 milioni di cinesi online per seguire la webchat del segretario dell’Onu Ban Ki-moon

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La webchat del Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon sul piú popolare social network cinese, Sina Weibo, è stata seguita da oltre 20 milioni di persone. Il diplomatico delle Nazioni Unite ha risposto a 20 domande delle circa 16.000 arrivate dagli utenti online. Numeri che mettono i brividi e che confermano la capacità dei social media di raggiungere un’audience straordinariamente ampia.

bankimoon-weibo

Ambiente, rapporti tra Cina e Africa, ruolo delle Nazioni Unite, comunicazione online. Ban ki-moon, in visita ufficiale nel gigante asiatico, non si é sottratto alle domande degli utenti cinesi. A moderare il dibattito c’era la giornalista televisiva Yang Lan, che nei prossimi giorni ritrasmetterà l’intera webchat all’interno del suo programma “Yang Lan One-on-One”, visto da circa 900 milioni di cinesi in tutto il mondo. Un interessante esperimento crossmediale tra diverse piattaforme. Un’alleanza tra social media e tv attraverso la quale le Nazioni Unite diffonderanno i propri messaggi a quasi un miliardo di persone.

Anche le 16.000 domande ricevute rappresentano un dato molto interessante e segnalano il dinamismo della rete cinese, in particolare del social network Sina Weibo, che ha superato ormai i 350 milioni di iscritti. Una piattaforma sulla quale diverse diplomazie straniere sono già attive per cercare di instaurare un rapporto diretto con i cittadini cinesi, aggirando il sistema mediatico tradizionale.

La “twitpic diplomacy” di William Hague

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Il ministro degli Esteri britannico William Hague ha appena concluso una missione in Libia, Giordania e Siria. Un viaggio attraverso fronti caldi del panorama internazionale, che Hague ha scelto di raccontare in diretta su Twitter pubblicando immagini degli spostamenti e degli incontri con i politici e con le popolazioni locali.

Scattate probabilmente da uno smartphone, le foto non hanno certo una qualità eccelsa, sono a volte sfocate o sovraesposte. Ma trasmettono autenticità. Non falsate da pose artificiose o elaborazioni con photoshop, descrivono in modo semplice e diretto il lavoro dietro le quinte delle feluche.

Un ottimo approccio alla cosiddetta e-diplomacy: spogliarsi della tradizionale formalità dell’ambiente diplomatico e utilizzare il linguaggio (in questo caso visivo) più genuino del web.

Ecco alcune delle immagini scattate da William Hague:

 

La nuova Russia di Putin scommette sulla diplomazia digitale

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Dopo l’ex-presidente Dmitry Medvedev, che curava un blog e usava spesso Twitter dal suo fidato iPad, il nuovo inquilino del Cremlino Vladimir Putin ha deciso di puntare sulla diplomazia digitale per migliorare l’immagine della Russia all’estero.

In un discorso tenuto lunedì scorso alla conferenza annuale degli ambasciatori russi, Putin ha spronato i diplomatici a utilizzare i nuovi strumenti tecnologici per correggere quella che, secondo le sue stesse parole, è “un’immagine distorta, che non riflette la reale situazione del Paese e il suo contributo al progresso globale, alla scienza e alla cultura. Il nostro errore – ha evidenziato Putin – è che non spieghiamo bene le nostre politiche”.

 

 

Il ministero degli Esteri russo è già al lavoro sul versante della diplomazia digitale. Pochi giorni fa ha aperto un canale su YouTube e a breve dovrebbe essere inaugurata la pagina Facebook ufficiale. Le singole ambasciate sono state esortate ad attivare propri profili su Twitter, dove al momento sono presenti circa 40 missioni diplomatiche.

Secondo la classifica stilata dalla nuova piattaforma dell’Agence France Presse dedicata alla e-diplomacy, la Russia è al 14° posto al mondo per l’uso dei nuovi strumenti digitali in diplomazia. Troppo poco per un Paese che aspira a riconquistare il palcoscenico globale attraverso risorse energetiche, crescita economica e rapporti strategici con i nuovi Paesi emergenti. Nella visione del Cremlino, questo processo deve essere accompagnato anche da un preciso piano di comunicazione su un terreno, il web, sul quale finora Putin è stato apertamente sfidato dall’opposizione interna, che da mesi denuncia i soprusi del nuovo presidente russo. Non sarà una sfida facile per Mosca. E di certo non basterà una spolverata di diplomazia digitale per dare credibilità a un governo che su libertà di espressione e diritti civili continua a essere visto con sospetto da buona parte della comunità internazionale.

Il 24% dei contenuti web è in cinese. Nuova sfida per la diplomazia digitale.

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Ho trovato un’interessante infografica su come sta cambiando la mappa globale del web. Negli ultimi dieci anni i contenuti in lingua cinese sono passati dal 9% al 24%, mentre quelli in inglese sono scesi dal 39% al 27%. Il primato del mandarino è ormai solo questione di (poco) tempo. Altro dato degno di nota: nel periodo 2007-2010 il maggior numero di nuovi utenti della rete è arrivato da Cina, India, Russia, Nigeria e Iran.

Due evoluzioni – lingua dei contenuti e provenienza degli utenti – che stanno rivoluzionando la geografia di internet e che sono destinate a incidere anche sulle strategie di diplomazia digitale.

 

Fonte: www.techinasia.com

 

 

La Farnesina potenzia l’analisi semantica del web

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La diplomazia digitale è prima di tutto ascolto. Poi vengono la comunicazione e l’interazione con gli utenti. Lo sa bene l’Unità di Crisi della Farnesina, che ha rinnovato nei giorni scorsi la collaborazione con la società Expert System per il potenziamento della piattaforma di analisi semantica Cogito Intelligence Platform per il recupero dei dati strategici.

 

Sito web dell'Unità di Crisi della Farnesina

Sito web dell'Unità di Crisi della Farnesina

 

Grazie alla capacità di comprendere il significato di frasi e parole, la piattaforma offre all’Unità di Crisi una visione più rapida e completa delle informazioni funzionali a delineare lo scenario di rischio e facilitare così le decisioni operative. Gli scenari internazionali in continua evoluzione e la crescita esponenziale delle informazioni disponibili online hanno aumentato sempre più l’importanza di questi strumenti analitici, che vengono utilizzati da istituzioni e aziende che devono monitorare costantemente il quadro internazionale e informativo.

“Il web contiene importanti indicatori delle situazioni di rischio, ma senza sofisticati strumenti è difficile intercettarli e trarne vantaggio”, ha commentato il Consigliere Claudio Taffuri, Capo dell’Unità di Crisi della Farnesina. “La tecnologia semantica, identificando con maggiore tempestività e precisione i dati strategici, ci consente di prendere decisioni più consapevoli e svolgere al meglio il nostro compito”.

Opportunitá, sfide e impatto della diplomazia digitale

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In un video pubblicato qualche giorno fa, Victoria Esser, Deputy Assistant Secretary for Digital Strategy del Dipartimento di Stato Usa, approfondisce i tre obiettivi principali della diplomazia digitale americana: “comprendere meglio gli eventi, condividere informazioni in tempo reale e interagire con le persone per costruire relazioni con esse”.

Forging US Digital Diplomacy: Opportunities, Challenges & Impact from East-West Center on Vimeo.