Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

 - Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

Usa-Russia, dal telefono rosso ai tweet

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Mercoledi 26 settembre l’ambasciatore americano in Russia Michael McFaul ha risposto in diretta su Twitter a una sessione di domande sulle relazioni tra i due Paesi. L’hashtag #AskMcFaul ha raccolto circa 400 tweet e retweet di quesiti, repliche e commenti. La partecipazione e il grado di interazione sono un bel risultato di diplomazia digitale che premia il coraggio dell’ambasciatore. McFaul ha deciso di esporsi nonostante alcune recenti “crisi” di comunicazione potessero suggerire una strategia di maggiore copertura.

L'ambasciatore McFaul mentre risponde in diretta alle domande su Twitter

Afghanistan, il caso delle Pussy Riot, i diritti civili, la Siria: non sono certo mancate domande ostiche per il diplomatico americano, che ha saputo comunque destreggiarsi bene anche in russo. A questo link ho ricostruito lo storify dello scambio su Twitter.

Terzi: “i social media sono un’opportunità unica”

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Importante l’intervista al ministro degli Esteri Giulio Terzi pubblicata oggi sul sito di Wired. Non solo perché conferma l’attenzione della Farnesina per la diplomazia digitale. Ma perché puó contribuire a rafforzare l’input politico che deve necessariamente arrivare dall’alto per avviare un processo di rinnovamento della comunicazione diplomatica. Un rinnovamento che non si traduce solo in account su Twitter o Facebook, ma che implica l’affermazione di un approccio basato su dialogo, apertura, condivisione e recepimento delle istanze che arrivano dal basso. Ecco due passaggi chiave dell’intervista:

Le nuove forme di comunicazione e i social media sono un’opportunità unica che ha consentito alla diplomazia di fornire, ma anche di ricevere, informazioni e suggerimenti dai cittadini con una rapidità sinora sconosciuta. Non è azzardato sostenere che mai, in passato, una tecnologia aveva portato la diplomazia così vicino alla gente.

 

Come Ministro degli Esteri di un grande paese come l’Italia, mi sembra quanto mai opportuno studiare, monitorare e utilizzare attivamente i media digitali, poiché sono convinto che siano ormai una componente essenziale anche delle relazioni internazionali.

Il testo integrale dell’intervista è consultabile a questo link.

Il blog del Dipartimento di Stato compie cinque anni

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Oggi è una data importante per la diplomazia digitale. Compie cinque anni DipNote, il blog ufficiale del Dipartimento di Stato, primo esperimento “social” del ministero degli Esteri USA. Un articolo di Mike Hammer, sottosegretario per la Public Diplomacy, ne ripercorre le tappe, sottolineando il ruolo chiave che la piattaforma ha avuto nello sviluppo della e-diplomacy a stelle e strisce.

4.700 post scritti in cinque anni da più di mille funzionari, consoli e ambasciatori sparsi per il mondo. Dietro il forte impulso di Hillary Clinton, primo Segretario di Stato a firmare un articolo su un blog, durante il suo primo viaggio ufficiale.

 

 

Dal 25 settembre del 2007 molte cose sono cambiate. Oggi il Dipartimento di Stato gestisce dieci profili Twitter ufficiali in dieci lingue diverse ed ha attivato centinaia di account su Facebook, YouTube, Twitter, Google+, Flickr, Tumblr, Linkedin in tutte le ambasciate del mondo. Il ministero degli Esteri si è trasformato in una sorta di gigante mediatico che comunica in ogni angolo del pianeta attraverso i social media.

Nonostante questa evoluzione, DipNote è ancora oggi una pietra angolare della diplomazia digitale di Washington. E non a caso Mike Hammer conclude il suo articolo celebrativo chiedendo suggerimenti agli utenti per migliorare quello che resta un importante “strumento per informare e interagire con i cittadini americani e stranieri”.

Anche l’Economist scopre la Twiplomacy

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Sabato scorso il settimanale britannico The Economist ha dedicato un articolo alla diplomazia digitale, prendendo spunto dall’animato scambio di tweet tra l’ambasciata USA al Cairo e la comunità online, in seguito all’uccisione del diplomatico statunitense Cristopher Stevens in Libia. Il tragico episodio e le conseguenti reazioni sul web hanno acceso i riflettori sull’e-diplomacy, facendo scoprire a molti che anche le ambasciate, tradizionali fortini di discrezione e  riserbo, sono su Twitter, Facebook o YouTube.

L'articolo sul sito dell'Economist

Un fenomeno che sta prendendo piede. Se il primato degli Stati Uniti, guidati dall’attivissima Hillary Clinton, è per il momento inscalfibile, l’articolo sottolinea come altri governi si stiano muovendo sulla scia di Washington. Vecchie potenze come la Gran Bretagna e la Russia, Paesi in costante conflitto come Israele e infine anche la Cina, che censura internet in patria, ma che utilizza sempre più i nuovi strumenti digitali per la propria comunicazione all’estero.

Un quadro internazionale al quale ho dedicato un capitolo del mio libro, intitolandolo “Risiko online” e sottolineando la forte competizione tra nazioni che si è generata sul web. Non a caso, l’ambasciata russa in Gran Bretagna ha commentato su Twitter l’articolo dell’Economist rimarcando con orgoglio che sul tema della diplomazia digitale “finalmente qualcuno parla anche degli input russi”.

 

Fare il blogger al Dipartimento di Stato. A 100.000 dollari l’anno.

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Il Dipartimento di Stato americano ha appena chiuso un bando per la selezione di un blogger. Sí, un blogger. Non un addetto stampa tradizionale, ma un professionista del web con il compito di “sviluppare e gestire tattiche e programmi per interagire con vari pubblici e partecipare alle discussioni utilizzando i social media e altri strumenti di comunicazione online”. Stipendio di tutto rispetto: tra i 90.000 e i 115.000 dollari all’anno. Niente male, soprattutto pensando che in Italia quella del blogger non é neanche considerata una vera e propria professione.

La sede del Dipartimento di Stato a Washington

Non é cosí raro trovare annunci del genere nell’amministrazione di Washington e in particolare al Dipartimento di Stato, che sotto la guida della Clinton sta dedicando sempre piú attenzione ai social media. Affidarsi a blogger e professionisti del web é una scelta saggia e lungimirante per un’amministrazione pubblica. E non sarebbe male cominciare a farlo anche da noi.


Il ministro Terzi alla Social Media Week. Una buona notizia per la diplomazia digitale.

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Il Ministro degli Esteri Giulio Terzi parteciperà in collegamento streaming da New York alla Social Media Week, una delle principali manifestazioni a livello mondiale sui social media e la comunicazione digitale. L’evento si svolgerà dal 24 al 28 settembre in contemporanea in quindici  metropoli internazionali. Terzi aprirà il panel sui “Nuovi media nelle zone di guerra” il 27 settembre.

Un ministro degli Esteri che sceglie di intervenire ad un evento del genere per discutere del ruolo dei social media è una buona notizia per la diplomazia digitale. E potrebbe diventare anche un positivo messaggio di innovazione per le istituzioni.  

Il tema di quest’ edizione della Social Media Week è “Empowering Change through Collaboration” – “Dare forza al cambiamento attraverso la collaborazione”. Un tema impegnativo. Soprattutto per le istituzioni, chiamate a ridisegnare il loro approccio alla comunicazione e il loro rapporto con l’opinione pubblica. Aprirsi alla collaborazione, ai suggerimenti, alle idee e anche alle critiche costruttive che arrivano dal basso è una delle principali sfide per i governi che intendono perseguire la strada della diplomazia digitale. Al contrario, senza collaborazione, apertura al dialogo e predisposizione al cambiamento, la comunicazione degli Stati su internet rischia di rimanere un vuoto esercizio di propaganda in salsa social.

Barroso su Twitter. Una scelta coraggiosa di diplomazia digitale.

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I am delighted to join all of you on Twitter. Let’s build Europe together! JMB

Con queste parole il Presidente della Commissione Europea Jose Manuel Barroso ha inaugurato ieri il suo account su Twitter. Incassando il benvenuto di numerosi utenti e di diversi ministri degli Esteri, compreso Giulio Terzi, che non ha mancato di sottolineare l’importanza della nuova diplomazia digitale: “sempre più Europa sui social networks, strumenti diretti di dialogo e confronto”.

 

L'account di Barroso su Twitter

 

L’account di Barroso si affianca a quelli di altri membri della Commissione e del Presidente del Consiglio Europeo Van Rompuy. Nonostante questa presenza già radicata di alti rappresentanti delle istituzioni europei, la comparsa di Barroso su Twitter non era per nulla scontata. E in un certo senso rappresenta un atto di coraggio comunicativo.  

Le istituzioni di Bruxelles faticano sempre più a comunicare, soprattutto in questo momento di crisi, nel quale la fiducia dei cittadini nei confronti della macchina burocratica europea e nella sua capacità di gestire una fase così complessa è in caduta libera. Con evidenti ripercussioni anche negli spazi di dialogo online.  Come ho analizzato nel mio libro, la pagina Facebook della Commissione Europea è divenuta in parte una sorta di “sfogatoio” nel quale gli utenti riversano senza filtri la rabbia, lo scetticismo e la delusione verso chi siede nei posti di comando a Bruxelles. Le iniziative, lodevoli e spesso molto creative, per stabilire un dialogo costruttivo con i circa 55.000 fans provocano a volte dure polemiche o addirittura insulti. Con il risultato di scoraggiare quelli che vorrebbero partecipare al dibattito in modo equilibrato.

Nonostante queste reazioni, è importante che le istituzioni europee continuino a comunicare sui social media. Per due ragioni principali. La prima è che un numero di crescente di persone si informa attraverso Facebook o Twitter. Una maggioranza silente, che ha abbandonato in parte i media tradizionali, che non interviene negli scambi polemici, ma che è attenta a ciò che le istituzioni fanno. Ritirarsi dai social network vorrebbe dire perdere i contatti con questo pubblico. La seconda ragione è che la presenza sui social media e il tentativo di dare voce agli utenti online può di per sé aiutare a migliorare l’immagine delle istituzioni e a sviluppare il rapporto con i cittadini, anche quelli più ostili. Complimenti dunque a Barroso, che ha scelto di non sottrarsi a questo compito. Sperando che la sua pagina Twitter diventi uno spazio di vero dialogo.