Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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Video e storify della Twiplomacy Conference

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Per chi si fosse perso l’interessante tavola rotonda sulla diplomazia digitale organizzata lunedì 22 dall’ambasciata italiana a Washington, ecco i link ai video con gli interventi degli speaker e allo storify che raccoglie i numerosi tweet scambiati durante l’evento.

Qui potete vedere l’intervento di apertura dell’ambasciatore italiano negli Usa Claudio Bisogniero.

Nel corso dell’evento è stato presentato anche il nuovo Social Media Hub dell’ambasciata italiana a Washington, un’interessante iniziativa di diplomazia digitale.

L’ambasciata italiana negli USA inaugura il Social Media Hub

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Un portale multimediale che raccoglie i tweet dell’ambasciatore Claudio Bisogniero, della missione diplomatica a Washington e del ministro degli Esteri Terzi, oltre ai collegamenti ai canali social della Farnesina, alla piattaforma Italy for Kids e al sito twiplomacy.it, dedicato alle conferenze che il Ministero sta organizzando sulla diplomazia digitale. Si presenta così il “Social Media Hub” inaugurato oggi dalla nostra ambasciata negli Usa. Un’iniziativa interessante, che potrebbe diventare presto un modello per le altre nostre missioni diplomatiche nel mondo.

Qualcosa dunque comincia a muoversi nell’approccio della Farnesina alla comunicazione online. Come avevo scritto la scorsa settimana, la serie di conferenze sulla Twiplomacy dimostra che i diplomatici italiani stanno guardando con crescente interesse alla e-diplomacy. Ora arriva anche un risultato concreto: una piattaforma online che può aiutare a rilanciare l’immagine del nostro Paese, soprattutto in vista del 2013, anno della cultura italiana negli Stati Uniti.

È significativo che sia proprio la missione diplomatica nella terra di internet e dei social media a fare da apripista. Ieri lo stesso ambasciatore Bisogniero ha confessato che appena assunto l’incarico a Washington ha aperto subito un account su Twitter. Una scelta da non sottovalutare, soprattutto tenendo conto delle resistenze che la cosiddetta twiplomacy ancora incontra tra molte feluche.

Il nuovo Social Media Hub è nato anche grazie all’input politico proveniente da Roma, dove il ministro Terzi sta lavorando per inserire i social media nel nuovo piano di comunicazione della Farnesina. Un passaggio fondamentale per porre le basi della nuova diplomazia digitale italiana.

Perchè è così difficile per i diplomatici capire il mondo dei social media

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Il sito web della rivista americana “The Atlantic” ha pubblicato un articolo in cui definisce lo stato attuale della diplomazia digitale “messy“. Una gran confusione, insomma, provocata secondo l’autore dal fatto che le nuove strategie di comunicazione dei governi sono dettate principalmente dalla paura di rimanere indietro rispetto ai concorrenti nella competizione online per la conquista dell’opinione pubblica internazionale.

That anxiety has its advantages: It raises the pressure and incentives for governments not to abandon the technology just because the path forward with it is uncertain. But it does nothing to resolve the ambiguity over what social media can actually accomplish for diplomats. Few ministries appear to have figured out exactly what to do with it. As a result, much of what ends up being touted as “innovation” in digital diplomacy is actually just a digital twist on one or another page from the old-style diplomacy playbook.

Un’analisi corretta. Questa corsa sfrenata a chi apre più pagine Facebook o manda più tweet rischia di far perdere di vista il nodo centrale della diplomazia digitale: la necessità di un profondo ripensamento dell’impostazione generale della comunicazione diplomatica. Un processo innanzitutto culturale, che non si può limitare all’adozione dei nuovi strumenti tecnologici. E che ha bisogno di tempi che spesso non rispondono a quelli frenetici del web.

Digital diplomacy can thrive only if foreign ministries accept some uncertainty over what to do and how to behave. Luckily, they won’t have to forever. Diplomacy may be a profession filled with veterans, but as their ranks come to include more people who grew up inhabiting social media rather than having to learn it from scratch, the more comfortable foreign ministries will be with devolving authority to the individual — whether that means presidents and foreign ministers tweeting with their own two thumbs or the distant embassy official in a faraway land.

Link alla versione integrale dell’articolo.

 

 

Da Torino a Washington, la Twiplomacy della Farnesina si espande

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Si terrà all’ambasciata italiana a Washington il 22 ottobre la seconda conferenza sulla Twiplomacy organizzata dalla Farnesina. Dopo quello di Torino del 14 giugno scorso, un nuovo appuntamento per fare il punto sullo sviluppo della diplomazia digitale. Panel di alto livello. Interverranno:

Claudio Bisogniero, ambasciatore italiano negli USA

Alec Ross, Senior Advisor per l’Innovazione del Segretario di Stato Clinton

David Ignatius, Associate Editor & Columnist del Washington Post

Ahmed Shihab-Eldin, Host & Producer dell’Huffington Post

Deborah Seward, Director of Strategic Communications delle Nazioni Unite

L’evento è un’ottima notizia. Per due ragioni. Dimostra che l’attenzione della Farnesina verso la diplomazia digitale rimane alta e che la conferenza di giugno a Torino non era un caso isolato. In secondo luogo, questi eventi possono dare un buon contributo a consolidare il rapporto tra feluche e nuove tecnologie. Come ho spesso avuto modo di sottolineare, la diplomazia digitale non è un processo che nasce dal basso, ma necessita di un convinto input politico dall’alto che può indirizzare l’azione delle strutture, sensibilizzare il personale e vincere le resistenze interne. La serie di incontri sulla Twiplomacy può dunque preparare il terreno politico sul quale far germogliare la nuova comunicazione digitale della Farnesina.

L’hashtag per seguire la conferenza su Twitter è #Twiplomacy

La Francia lancia online una campagna contro la pena di morte. Un’occasione persa per la nostra diplomazia.

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Il Ministro degli Esteri francese ha lanciato oggi una campagna internazionale per l’abolizione della pena di morte. L’iniziativa, annunciata con grande enfasi, è accompagnata da una strategia di comunicazione digitale che ha previsto tra l’altro la realizzazione di una mappa interattiva nella quale vengono mostrati gli Stati che applicano la punizione capitale, le risoluzioni delle Nazioni Unite e gli sforzi diplomatici francesi per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema.

La mappa interattiva sul sito del Ministero degli Esteri francese

Un’iniziativa lodevole. Che ci lascia però con l’amaro in bocca, perché l’abolizione della pena di morte è una battaglia sulla quale la nostra diplomazia si è spesa molto in passato, ma non è mai riuscita a capitalizzare questo sforzo politico a livello comunicativo. Una campagna online sull’abolizione della pena di morte è una delle cinque proposte per la diplomazia digitale italiana che ho avanzato nel mio libro:

Un’efficace strategia di comunicazione digitale potrebbe partire dalla realizzazione di un portale internet che si affermi come punto di riferimento internazionale della campagna contro la pena di morte. L’Italia si riapproprierebbe così di quella leadership che si è guadagnata sul campo con il successo del 2007 (quando l’Assemblea delle Nazioni Unite approvò la moratoria universale della pena capitale su proposta italiana), esercitandola attraverso la collaborazione con soggetti diversi: altri Stati, istituzioni sovranazionali, organizzazioni non governative, aziende. L’impegno in prima linea in un progetto politico e mediatico di questo tipo può avere ottimi ritorni in termini di reputazione per il nostro Paese. Diversi sono i fattori che giocano a favore. Innanzitutto va rilevato che il consenso internazionale intorno alla moratoria sta crescendo …. Questo nuovo clima può senza dubbio facilitare l’attività di comunicazione diplomatica. La moratoria della pena di morte è inoltre una questione molto sensibile per l’opinione pubblica e in grado di favorire la mobilitazione di un gran numero di persone in tutto il mondo. Sono molte, infine, le organizzazioni non governative già impegnate su questo fronte e con alcune di esse si potrebbero avviare delle partnership per campagne di comunicazione a livello mondiale….

Congratulazioni alla Francia, dunque, che ha saputo cogliere questa opportunità e che riuscirà probabilmente a ridare impulso alla lotta contro la pena capitale. Per la nostra diplomazia digitale, purtroppo, è un’occasione persa.

Nasce Innovitalia, la piattaforma social per i “cervelli” italiani

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“Un ponte digitale per mettere in comunicazione il gigantesco capitale sociale dei nostri cervelli in giro per il mondo e metterlo a disposizione dell’Italia”. Cosí la Farnesina descrive Innovitalia, la nuova piattaforma digitale inaugurata ieri dal ministro degli Esteri Terzi e da quello dell’istruzione Profumo. L’obiettivo é favorire l’aggregazione, la condivisione e il confronto di talenti ed eccellenze italiane, agevolando in modo interattivo lo scambio di idee e informazioni su programmi di ricerca e opportunità professionali.

Condivisione, networking professionale, valorizzazione delle eccellenze. Anche questa è diplomazia digitale. Ed é positivo che la Farnesina sia in prima fila nello sviluppo di questo progetto.

Ora peró c’é bisogno di un ulteriore passo: la realizzazione della versione in inglese, in modo che il sito possa diventare una vetrina proiettata verso il mondo e trasformarsi in una community di respiro internazionale nella quale promuovere il Paese attraverso le esperienze dei cervelli “made in Italy”. Per evitare di raccontarci solo tra noi quanto siamo bravi.

Il ministero degli Esteri britannico aggiorna la strategia digitale. E chiede nuove idee al web.

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Una nuova strategia di diplomazia digitale che raccolga suggerimenti e idee provenienti dal web. É l’iniziativa lanciata dal ministero degli Esteri britannico, che ha chiesto ai cittadini di partecipare attivamente al processo di definizione delle prossime azioni da intraprendere online.

Tre sono le principali aree di intervento:
1) Come migliorare i servizi ai cittadini britannici in viaggio o che si trovano all’estero, in particolare nei casi di emergenze.
2) Come rendere più efficace la comunicazione delle posizioni politiche e l’interazione con l’opinione pubblica internazionale.
3) Quali competenze, strumenti e riforme occorre sviluppare per migliorare la comunicazione digitale.

 

 

Con un annuncio ufficiale diffuso sui vari canali social, il Ministero sta chiedendo il parere di cittadini ed esperti: “riconoscendo l’ampio bagaglio di competenze che ci sono nel mondo su questi temi, vi invitiamo a mandarci riflessioni o suggerimenti che ritenete ci possano aiutare in questo processo. Li leggeremo tutti e commenteremo quelli che ci forniranno maggiore ispirazione”.

Il Foreign Office guidato da William Hague si conferma un vero campione di diplomazia digitale aperta. Prendiamo ispirazione. Sarebbe un’ottima idea organizzare qualcosa di simile anche per costruire la strategia digitale della nostra diplomazia.  

William Hague incontra i suoi follower di Twitter

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Il ministro degli Esteri britannico William Hague incontrerà oggi a Londra cinque cittadini che lo seguono su Twitter per discutere della politica estera del Regno Unito. Un modo originale e molto “social” di festeggiare il superamento del traguardo dei 100.000 followers sul celebre sito di microblogging.

Appassionato di internet e grande fautore della diplomazia digitale, Hague aveva lanciato all’inizio di settembre una sorta di competizione online su Twitter chiedendo ai suoi follower di indicare “l’idea che poteva avere il maggiore impatto sul mondo nei prossimi 20 anni” o “quali siano le priorità che il Foreign Office dovrebbe affrontare il prossimo anno”. I cinque cittadini che il Ministro vedrà oggi pomeriggio sono stati selezionati tra coloro i quali hanno inviato gli spunti migliori.

 

 

Un esperimento interessante. Per tre motivi. Perché crea un canale online di dialogo tra cittadini e politica, attivando una comunicazione bidirezionale e non solo unidirezionale dall’alto. Perché contribuisce ad aprire le istituzioni e a stimolare l’ascolto delle voci che vengono dal basso. E infine perché trasporta offline un’iniziativa nata online: si parte da un tweet e poi ci si incontra al ministero. A dimostrazione che la cosiddetta twiplomacy é un ottimo strumento al servizio della nuova diplomazia, non un universo fatuo che vive solo di tweet e like.

Update (ore 23.30): questo è il commento di Hague su Twitter al termine dell’incontro.