Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

 - Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

Una rete globale di interazioni. Ecco come sarà la diplomazia nel 2032.

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Interessante intervento di Leon Watts (Department of Computer Science, University of Bath) alla London Digital Diplomacy Conference dello scorso 9 novembre. Dal minuto 3.00.

I pionieri della diplomazia digitale alla Farnesina

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Giovani, intraprendenti e pronti a sfruttare tutte le potenzialità del web per promuovere l’immagine e le politiche dell’Italia all’estero. Sono i funzionari che lavorano al servizio stampa del Ministero degli Esteri, guidati da Giuseppe Manzo. Un articolo sul mensile Capital descrive non solo la loro attività quotidiana, ma anche quel lavoro più complesso e di lunga portata che ha un obiettivo ambizioso: portare la rivoluzione digitale dentro la Farnesina.

L'articolo del mensile Capital

Tanti i recenti segnali della trasformazione in atto: l’attivazione del profilo Twitter del ministro Terzi, che in poco tempo ha raggiunto quasi 25.000 follower; lo studio dell’Agence France Presse sulla e-diplomacy che ha inserito il ministro nella top ten degli influencer italiani; il nuovo account Twitter @farnesinapress, che diffonde notizie direttamente ai giornalisti e ai cittadini; il lancio del nuovo sito web del Ministero; l’uso di strumenti di storytelling multimediale come Storify; l’organizzazione delle conferenze a Torino e Washington sulla Twiplomacy; la nuova piattaforma Social Media Hub dell’ambasciata italiana negli Usa; la crescente attenzione che l’Istituto Diplomatico, guidato da Stefano Baldi, dedica alla diplomazia digitale e alla formazione tecnologica dei funzionari.

Qualcosa alla Farnesina sta cambiando. Lo dimostrano anche le iniziative di alcune nostre ambasciate nel mondo, che non possono essere lasciate sole, ma devono essere sostenute e accompagnate da una strategia digitale di ampio respiro che non si focalizzi solo sugli strumenti da utilizzare, ma che incida sui processi interni e sull’approccio culturale nei confronti della comunicazione online e del dialogo con i cittadini. In questo contesto, come già successo in altri Paesi, l’esempio di alcuni funzionari del ministero può avere un ruolo cruciale di indirizzo per tutte le strutture. L’input politico dall’alto e un gruppo che faccia da pionere. È questa la combinazione giusta per lo sviluppo della diplomazia digitale.

Come evitare un incidente diplomatico su Twitter

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“Sono appena apparso in una trasmissione della CNN: Israele è disposto a sedersi insieme ad Hamas, se solo smettono di spararci”.

È durato solo pochi minuti questo tweet partito sabato scorso dall’account dell’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Michael Oren. Cancellato e rimpiazzato subito da un messaggio che specificava che il “precedente tweet sull’intervista alla CNN era stato erroneamente inviato da una persona dello staff”.

 

 

Nelle dichiarazioni alla televisione americana, Oren non aveva mai menzionato Hamas, ma aveva detto che “il popolo, il governo e lo Stato di Israele vogliono la pace con i loro vicini. Siamo disposti a sederci al tavolo e negoziare con loro (i vicini ndr)…devono solo smettere di spararci contro”. L’aver menzionato Hamas è stato un chiaro errore da parte di chi ha scritto il tweet, visto che Israele non ha alcuna intenzione di legittimare l’organizzazione palestinese come interlocutore per eventuali negoziati.

Un errore che non dovrebbe capitare.

Il caso dell’ambasciatore Oren è significativo perché testimonia l’uso sbagliato – e pericoloso – che alcuni diplomatici e rappresentanti delle istituzioni fanno dello strumento, ovvero porre troppa enfasi sulla rapidità della comunicazione. Che rappresenta sicuramente una caratteristica peculiare di Twitter, ma non si coniuga con i paradigmi della politica e soprattutto della diplomazia. La corsa frenetica per battere sul filo del traguardo le agenzie di stampa, twittando ad esempio i risultati di vertici politici ancora in corso o lanciando dichiarazioni forti senza una dovuta verifica, è una gara rischiosa e dalle conseguenze imprevedibili.

Al diplomatico non si chiede di “bruciare” i media tradizionali o di essere necessariamente il primo a commentare una notizia. Twitter o altri social media sono invece ottimi strumenti per interagire con il pubblico, per avviare un dialogo diretto, per raccogliere idee e critiche, per fornire chiarimenti, per raccontare qualche retroscena (consentito) o per dare una versione più “umana” alle dinamiche politiche.

Meglio mandare un tweet corretto e preciso cinque minuti dopo, piuttosto che un tweet sbagliato e inopportuno cinque minuti prima. Una regola semplice e ragionevole. Ma che molti spesso dimenticano.

I segreti della campagna digitale di Obama

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Laura Olin, 31 anni, consulente di comunicazione online, responsabile del social media team di Obama. È stata lei il giorno della rielezione a scegliere la foto della vittoria, che in poche ore è diventata la più condivisa nella storia del web: l’abbraccio tra il Presidente e la moglie Michelle.

Credit: Scout Tufankjian, Obama for America

In un’intervista al Daily Beast, la Olin racconta per la prima volta il dietro le quinte di quel giorno indimenticabile e soprattutto ci offre un’interessante visione da insider della campagna digitale che ha portato alla rielezione di Obama.

“Quella foto è stata scelta sul momento, ma durante la campagna i titoli di ogni email venivano accuratamente decisi sulla base di statistiche e analisi del traffico web”, si legge nell’articolo, dal quale emerge la meticolosità con la quale è stata gestita l’attività online. Compresa un’attenta suddivisione dei contenuti tra i vari profili della campagna, tutti coordinati dalla stessa squadra: “Joe Biden parlava molto di veterani o di temi cari alla classe media e ai colletti blu. Michelle Obama interveniva di più su istruzione, donne, salute e nutrizione”.

Il gran lavoro svolto sui contenuti emerge anche da un’ammissione della Olin: “i membri del team sono stati scelti non solo sulla base di un’ottima conoscenza dei social media, ma anche per la loro attenzione all’accuratezza e al controllo dei dati”.

Un ultimo passaggio degno di nota: “tutte le decisioni venivano prese da noi – sottolinea la Olin – non ricevevamo nessuna direttiva dalla Casa Bianca”. Che si traduce in: stabilire una strategia e un piano d’azione, ma poi delegare e dare autonomia alle strutture; rendere fluidi i processi di definizione dei contenuti; accettare di perdere parte del controllo sul messaggio. Tutti ottimi insegnamenti anche per la diplomazia digitale.

La diplomazia digitale non sostituirà quella tradizionale

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I nuovi strumenti digitali aiutano a interagire con i cittadini, ma non possono sostituire la diplomazia tradizionale. E’ uno dei messaggi chiave emersi nell’incontro che si è tenuto martedì 13 novembre al Parlamento Europeo per discutere di diplomazia digitale. Un interessante articolo su New Europe fa il punto sul dibattito al quale ho partecipato accanto a Debora Serracchiani, Parlamentare Europeo, Ryan Heath, Portavoce del Commissario Europeo per l’Agenda Digitale e Aurélie Valtat, Responsabile Comunicazione Digitale del Consiglio Europeo.

La tavola rotonda al Parlamento Europeo

Molte le persone presenti, a dimostrazione che il tema sta guadagnando una crescente attenzione, soprattutto da parte di chi è chiamato a comunicare in modo diretto ai cittadini temi complessi come quelli europei. Le testimonianze di un membro del Parlamento, di un funzionario istituzionale e di un portavoce politico hanno permesso di analizzare da diversi punti di vista le potenzialità, i rischi e le difficoltà della comunicazione online. Con l’idea, condivisa da tutti i relatori, che

Social media is great but it’s not everything, we are working on getting ourselves back to basics, handshaking, doing the basic stuff is very relevant.

Qui l’articolo integrale di New Europe con estratti degli interventi.

La diplomazia digitale al Parlamento Europeo

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Domani, 13 novembre, parteciperò a una tavola rotonda sulla diplomazia digitale al Parlamento Europeo di Bruxelles. Un’ottima occasione per fare il punto sull’evoluzione di questo fenomeno e in particolare per capire come i social media stanno cambiando la comunicazione delle istituzioni europee e il loro rapporto con i cittadini. Nel panel ci saranno Debora Serracchiani, Parlamentare Europeo, Ryan Heath, Portavoce del Commissario Europeo per l’Agenda Digitale e Aurélie Valtat, Responsabile Comunicazione Digitale del Consiglio Europeo.

L’hashtag per seguire il dibattito su Twitter è #digitaldiplomacy.

L’evento è organizzato da Free as the Web, il progetto dell’associazione Rena per la libertà della rete. Qui il programma.

La sede del Parlamento Europeo a Bruxelles

Ecco la presentazione della tavola rotonda:

Ambasciatori che usano Twitter per raccontare i retroscena delle riunioni, ministri che pubblicano video su YouTube, organizzazioni internazionali che aprono pagine Facebook per dialogare con i cittadini. Il crescente uso dei social media da parte delle istituzioni ha disegnato un nuovo e insolito panorama della comunicazione a livello mondiale. Un fenomeno in piena evoluzione che presenta lati affascinanti. Ma che suscita anche molti interrogativi.

I nuovi strumenti digitali stanno veramente cambiando il modo di comunicare dei politici e dei governi? O servono solo ad una riedizione in chiave tecnologica della vecchia propaganda? Quale peso politico possono esercitare i cittadini nelle nuove società plasmate dal web? I governi sono pronti a  mettere in discussione il tradizionale modello di leadership e i processi decisionali? Le istituzioni internazionali sapranno aprirsi alle idee e alle istanze dei cittadini?

Free as the Web, il progetto di Rena per la libertà della rete, ha organizzato il convegno “The Rise of Digital Diplomacy – Using Social Media to Inform and Engage Citizens” per affrontare questo tema d’attualità. L’evento si terrà Martedì 13 novembre alle 12.30 nella sede del Parlamento Europeo di Bruxelles (Altiero Spinelli Building – Room A8F388). Ad animare la discussione ci saranno:

Debora Serracchiani, Parlamentare Europeo

Antonio Deruda, autore del libro “Diplomazia Digitale”

Ryan Heath, Portavoce del Commissario Europeo per l’Agenda Digitale

Aurélie Valtat, Responsabile Comunicazione Digitale del Consiglio Europeo