Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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John Kerry nuovo Segretario di Stato. Sarà un diplomatico digitale?

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Ieri il Senato americano ha confermato la nomina di John Kerry per l’incarico di Segretario di Stato. Ex-candidato democratico alla Casa Bianca nel 2004, Presidente della commissione esteri del Senato, quasi trent’anni di esperienza politica a Washington, Kerry è considerato la migliore scelta per la successione a Hillary Clinton.

john kerry

Il nuovo Segretario di Stato Usa John Kerry

In molti già si chiedono se Kerry intenderà utilizzare anche la diplomazia digitale per affrontare le difficili sfide che attendono la politica estera americana nei prossimi anni. La Clinton lascia un “eredità digitale” di grande spessore: è stata il primo Segretario di Stato a puntare con decisione sull’uso dei nuovi strumenti tecnologici per promuovere gli interessi strategici degli Usa e per stabilire un dialogo costruttivo con l’opinione pubblica straniera. Un’efficace strategia di diplomazia digitale ha bisogno di un forte impulso politico dall’alto. Clinton l’ha dato. E ora tutti guardano al settimo piano di Foggy Bottom (la sede del Dipartimento di Stato) per vedere cosa farà Kerry.

Un recente articolo della rivista The Atlantic solleva qualche perplessità sulla propensione dell’ex-senatore del Massachusetts a proseguire sul solco della Clinton:

The next stage of digital diplomacy’s development will be hard not because Kerry has some devious plan to dismantle it but because he has no reason to pay attention to it. Digital diplomats who want to get on Kerry’s radar need to appeal to Obama’s presumptive nominee in the context of his main responsibilities. And that means making 21st-century statecraft an instrument for big foreign-policy breakthroughs — not just a tool for keeping up relations with foreign publics.

L’articolo ha il difetto di partire da una visione troppo ristretta dell’attuale diplomazia digitale del Dipartimento di Stato, che non è affatto solo uno strumento per gestire in maniera diretta i rapporti con i pubblici stranieri. Il programma “21st Century Statecraft” inaugurato dalla Clinton ha un respiro ben più ampio e mira a facilitare il raggiungimento degli obiettivi strategici della politica estera di Washington. E Kerry è sicuramente consapevole di questo aspetto, anche perché ha già dimostrato in passato molta attenzione verso il ruolo delle nuove tecnologie. La sua campagna elettorale del 2004 fu caratterizzata da un uso innovativo della Rete, come spesso ha ricordato l’ambasciatore americano in Italia David Thorne, che partecipò in prima linea nella squadra che accompagnò Kerry in quell’avventura.

Acume politico e sensibilità verso le tecnologie. Questo binomio lascia prevedere che difficilmente il nuovo Segretario di Stato abbandonerà la strada della diplomazia digitale.

Come gestire una crisi di comunicazione in Cina

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Molto interessante e ricco di spunti il nuovo studio condotto dall’agenzia di comunicazione Ogilvy e dalla società cinese di analisi dei dati CIC sulla gestione delle crisi di comunicazione online in Cina e in particolare sull’uso di Sina Weibo, il popolare social media che ha superato i 400 milioni di utenti registrati.

sede sina weibo

La sede di Sina Weibo

Il rapporto analizza i 10 principali casi di crisi che hanno investito aziende, personalità cinesi e in generale la credibilità presso il pubblico, evidenziando i punti di forza e di debolezza delle azioni di risposta.

Ricco di numeri e statistiche sul “buzz” generato online da questi casi di crisi, lo studio si conclude con una sezione su principi e regole per affrontare al meglio l’universo online cinese. Ottima lettura anche per chi vuole fare diplomazia digitale.

Anche il New York Times scopre le potenzialità dei social media in diplomazia

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Il futuro Segretario di Stato Usa John Kerry

L’autorevole editorialista del New York Times Thomas Friedman ha dedicato ieri un articolo alle difficili sfide che attendono John Kerry, il prossimo Segretario di Stato americano. E il suo suggerimento al nuovo inquilino di Foggy Bottom è quello di infrangere le regole e sfruttare le potenzialità dei social media in diplomazia:

So what’s a secretary of state to do? I’d suggest trying something radically new: creating the conditions for diplomacy where they do not now exist by going around leaders and directly to the people. And I’d start with Iran, Israel and Palestine. We live in an age of social networks in which every leader outside of North Korea today is now forced to engage in a two-way conversation with their citizens. There’s no more just top-down. People everywhere are finding their voices and leaders are terrified. We need to turn this to our advantage to gain leverage in diplomacy. Let’s break all the rules.

Friedman cita un esempio concreto nel quale la diplomazia digitale potrebbe aiutare l’amministrazione americana: l’Iran.

Rather than negotiating with Iran’s leaders in secret — which, so far, has produced nothing and allows the Iranian leaders to control the narrative and tell their people that they’re suffering sanctions because of U.S. intransigence — why not negotiate with the Iranian people?

Un suggerimento un po’ tardivo, visto che già da tempo gli Usa e altri Paesi fanno uso dei social media per interagire direttamente con i cittadini stranieri, ma il riconoscimento del ruolo della diplomazia digitale sulle prime pagine del New York Times è pur sempre una notizia positiva.

9 buoni motivi per diventare un diplomatico digitale

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L'E-diplomacy Hub creato dall'AFP

Un interessante articolo di Victor Guzun, un diplomatico della Moldavia, spiega perché per le feluche l’uso dei social media stia diventando ormai imprescindibile. La testimonianza di Guzun ha una valenza ancora maggiore perché smentisce il convincimento di molti che la diplomazia digitale sia appannaggio esclusivo delle grandi potenze o degli Stati con un certo peso sulla scena internazionale.

Guzun dichiara di usare i social media dal 2007, in particolare per 9 motivi che qui riassumo:

  1. Per promuovere l’immagine del Paese
  2. Per promuovere i prodotti moldavi
  3. Per fornire informazioni dirette alle persone interessate
  4. Per pubblicare annunci, ad esempio su progetti bilaterali
  5. Per incoraggiare la comunicazione informale che si aggiunge al dialogo formale e istituzionale
  6. Per informarsi e tenersi aggiornato
  7. Per essere facilmente raggiungibile, soprattutto in casi di emergenza o di crisi
  8. Per condividere storie positive che possono dare ispirazione
  9. Perchè non bisogna trascurare nessun nuovo strumento che può aiutare a svolgere l’attività con successo

I social media portano voti? Qualche dato dagli USA.

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Il recente arrivo su Twitter e Facebook del Presidente del Consiglio Mario Monti e l’apertura di profili social da parte di diversi politici in vista delle elezioni ha riacceso una “vecchia” questione: i social media riescono a spostare voti? O l’elettore medio attivo in rete è già schierato e difficilmente influenzabile?

 

L'incontro tra Obama e Romney alla Casa Bianca, dopo le elezioni

Qualche giorno fa è stato pubblicato uno studio condotto dalla ORI, una società di ricerche di mercato, e dalla George Washington Graduate School of Political Management, sull’impatto che i social media avrebbero avuto nelle elezioni presidenziali americane dello scorso novembre. Ecco qualche numero:

  • Il 29% del campione ha dichiarato che i social media sono stati da  “moderatamente” a “estremamente” influenti nella definizione delle opinioni sui candidati e sui temi elettorali.
  • il 63% ha detto che la qualità delle informazioni sui social media è stata uguale o migliore rispetto a quella dei media tradizionali (ma la tv rimane la principale fonte di informazione).
  • Il 41% ha affermato di aver preso parte a discussioni politiche nelle proprie reti sociali e il 28% ha dichiarato apertamente il proprio voto politico.
  • Il 77% ha donato fondi online.

La ricerca completa contiene altri dati interessanti da approfondire. Su uno vale la pena soffermarsi: il 29% che dichiara di essere stato influenzato dai social media. Una percentuale abbastanza alta, da prendere con la dovuta cautela. Sarebbe superficiale interpretare questo numero affermando che quasi un elettore su tre ha votato in base alle informazioni ottenute sui social media. Qui il concetto di influenza risulta assai ambiguo, visto che si potrebbe anche intendere che il flusso di informazioni e le interazioni sulle reti sociali abbiano confermato opinioni o intenzioni di voto già più o meno chiare. Rimane comunque interessante il quadro più ampio offerto dalla ricerca, che mette in luce molta attenzione e fiducia verso le informazioni scambiate sui social media e una predisposizione abbastanza alta degli utenti a discutere di politica online. Due aspetti che, da punti di vista diversi, confermano come i social media possano avere un ruolo non marginale nel determinare una certa influenza sulle dinamiche di voto.

Pechino schiera un esercito di 2 milioni di attivisti online pro-governativi

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Aprire blog, usare i social media, monitorare la rete, diffondere informazioni e interagire con i cittadini. Sono questi i dettami che, secondo un articolo del Beijing News, il vicesindaco di Pechino e responsabile comunicazione dell’amministrazione locale Lu Wei avrebbe fornito agli “oltre 2 milioni di addetti alla propaganda (60.000 impiegati del governo e circa 2 milioni di collaboratori informali)”.

Un'immagine notturna di Pechino

Economia, controllo dei prezzi, occupazione, distribuzione dei redditi e stato sociale. Sono questi i temi principali sui quali dovrà focalizzarsi questo vero e proprio esercito di attivisti online, con l’obiettivo di spiegare le politiche governative e arginare le critiche. Lo scopo fondamentale, come sottolineato dallo stesso Lu Wei, è quello di diffondere “energia positiva” nella Rete. Il piano di comunicazione prevede anche che tutte le agenzie e gli uffici amministrativi stabiliscano una presenza sui social media.

Numeri a parte – molti blogger cinesi ritengono improbabile che solo a Pechino esistano oltre due milioni di attivisti online pro-governativi – la notizia conferma la crescente attenzione delle autorità centrali cinesi e delle amministrazioni locali verso la diplomazia digitale e l’uso dei social media. Segnale di un passaggio in corso da una posizione difensiva di mero controllo e spesso di censura, ad un approccio più attivo nei confronti della Rete, mirato al perseguimento degli obiettivi strategici di comunicazione politica. Una scelta quasi obbligata in un Paese che conta ormai circa 600 milioni di persone sui social media.

EU Newsroom, la nuova app per sapere cosa accade in Europa

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É disponibile gratuitamente sullo store di Apple la nuova applicazione EU Newsroom, sviluppata dalla Commissione Europea, che permette di accedere a:

  • Ultime notizie sull’Europa
  • Comunicati stampa delle istituzioni comunitarie
  • Video e foto di eventi
  • Calendario delle iniziative
  • Canale tv live
EU newsroom

Uno screenshot dell'app EU Newsroom

I vari contenuti possono essere condivisi via email o tramite Twitter e Facebook. Per ora disponibile in inglese, francese e tedesco, l’app ha una struttura grafica molto intuitiva e permette di avere un rapido sguardo d’insieme sull’attività di Bruxelles.

Le elezioni si vincono con le idee, non con la tecnologia. Anche nella politica 2.0

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La campagna elettorale di quest’anno non è stata vinta dalla tecnologia. Alla vittoria finale ci hanno pensato Obama, il suo incredibile staff, le idee e il messaggio che è stato trasmesso al popolo americano. La tecnologia è stata soltanto uno strumento di supporto“.

Si apre cosí l’intervista che la rivista Studio ha dedicato a Harper Reed, Chief Technology Officer della campagna che ha portato alla rielezione di Obama. 34 anni, personaggio eclettico e originale, Reed è stato uno dei creatori degli innovativi strumenti, come ad esempio la Dashboard, che hanno contribuito a organizzare in modo piú efficiente la campagna elettorale.

Harper Reed

Una foto di Harper Reed tratta dal suo sito

“Il ruolo del team tecnologico – spiega – è stato quello di attuare piccoli miglioramenti la cui somma ha prodotto importanti risparmi di tempo e denaro. Così se ogni singolo miglioramento è di per se marginale, applicato su larga scala diventa importantissimo…Dashboard ad esempio un’idea molto semplice che è stata capace di eliminare l’intermediario tra i volontari sul territorio e i quartieri generali facendo risparmiare tempo e soldi”

Le parole di Reed aiutano a porre nella giusta prospettiva il ruolo, troppo spesso sopravvalutato, degli strumenti tecnologici e in particolare dei social media nelle campagne elettorali. Contenuti di spessore, idee innovative e messaggi che ispirano i cittadini. La strada verso la vittoria passa sempre da lí. Anche nella politica 2.0.

La Casa Bianca e la Morte Nera. Tre ottime lezioni di comunicazione online.

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“Procurare le risorse e i finanziamenti e iniziare la costruzione entro il 2016 di una Morte Nera” (ndr: la stazione spaziale del film Guerre Stellari, capace di distruggere interi pianeti).

E’ l’originale proposta comparsa poco tempo fa su “We the people”, la piattaforma online della Casa Bianca che permette ai cittadini di proporre e votare petizioni indirizzate all’amministrazione americana. L’idea della Morte Nera piace e supera ampiamente le 25.000 firme di sostegno che obbligano il governo a rispondere. Nei giorni scorsi la Casa Bianca ha pubblicato la replica. Un vero capolavoro di comunicazione.

L’Amministrazione condivide il vostro desiderio di creare posti di lavoro e avere una solida difesa nazionale, ma la realizzazione di una Morte Nera non è in programma. Ecco alcune ragioni:

È stato stimato che la costruzione della Morte Nera costerebbe oltre $850.000.000.000.000.000. Stiamo lavorando duramente per ridurre il disavanzo, non per aumentarlo.

L’Amministrazione non è favorevole all’idea di far saltare in aria altri pianeti.

Perché dovremmo spendere un’enorme mole di dollari dei contribuenti per una Morte Nera che ha un difetto fondamentale, ovvero può essere distrutta da una piccola astronave monoposto? (ndr: il protagonista del film Harrison Ford riesce a distruggerla da solo).

La risposta prosegue elencando con scrupolo diverse iniziative nell’ambito del programma spaziale dell’amministrazione: dalla Stazione Internazionale già in orbita alle nuove astronavi capaci di uscire dal sistema solare, dai laboratori robotici su Marte alla sonda che raggiungerà gli strati esterni del Sole. L’attenzione del Presidente Obama verso questo ambito tecnologico viene inoltre sottolineata ironicamente con una foto che lo ritrae mentre brandisce la spada laser di Guerre Stellari.

Infine, la chiusura della lettera, un’esortazione ai giovani a studiare le materie tecnologiche, è molto efficace da un punto di vista di comunicazione. Prevedendo la viralità online che l’episodio avrebbe innescato, la Casa Bianca ne ha approfittato per indirizzare l’attenzione su un messaggio forte che il Presidente Obama sta da tempo promuovendo.

Stiamo vivendo nel futuro! Godetevelo. Meglio ancora, aiutate a costruirlo intraprendendo una carriera in un campo legato alla scienza, alla tecnologia, all’ingegneria o alla matematica…

Il “caso Morte Nera” è un ottimo esempio di comunicazione istituzionale e richiama tre importanti lezioni:

  1. La Rete è imprevedibile. Anche le iniziative più lodevoli, come dare la possibilità ai cittadini di fare proposte, possono nascondere delle insidie. Preparazione e flessibilità di reazione sono determinanti.
  2. L’ironia è quasi sempre la carta vincente per spegnere polemiche o per tirarsi fuori da situazioni imbarazzanti.
  3. Se ben gestiti, i momenti di difficoltà possono trasformarsi in buone opportunità per valorizzare i propri messaggi.

Come le amministrazioni locali (e non solo) possono usare i social media

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Un’interessante infografica creata dall’agenzia Symphony3 illustra le potenzialità dei social media nei diversi ambiti dei quali si occupano gli enti locali: dalla sanità ai servizi per giovani e anziani, dalla gestione delle emergenze alla cultura e allo sport, fino alla comunicazione interna e a quella rivolta ai cittadini. tanti rapidi spunti che potrebbero fornire qualche utile idea non solo agli amministratori locali, ma a tutti coloro i quali operano nell’ambito della comunicazione istituzionale.