Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

 - Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

Tutti subito su Twitter e Facebook. La grande corsa dei diplomatici svedesi.

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Sono ore di grande frenesia per le ambasciate svedesi sparse per il mondo. Entro domani tutte dovranno aprire account su Twitter e Facebook e cominciare a utilizzare i social media nella loro comunicazione istituzionale. È questo il diktat arrivato alcuni giorni fa direttamente dal ministro degli Esteri Carl Bildt, che in un’audizione in Parlamento ha sottolineato che la Svezia deve essere in prima linea nello sviluppo della diplomazia digitale. L’uso dei social media diventa dunque un obbligo e non più un opzione per tutte le feluche svedesi.

Ovviamente per lanciare l’ordine esecutivo il ministro ha usato anche Twitter e in questi giorni nella sua timeline compaiono spesso messaggi di ambasciate che confermano l’apertura dei loro profili sul sito di micro-blogging più famoso del mondo.

ambasciate svedesi

Classe 1950, proveniente da una famiglia di nobili origini, figlio di un ex-Primo Ministro, figura austera, sempre molto elegante e con piglio da professore, Carl Bildt non incarna di certo l’immagine del rivoluzionario digitale, eppure grazie alla sua curiosità e apertura mentale, è divenuto uno dei più convinti sostenitori della diplomazia digitale. Divenne famoso quando il 25 maggio del 2011 cercò di parlare con il suo omologo del Bahrain inviandogli un tweet: “sto tentando di contattarti per una questione”. Secoli di formalità istituzionali liquidati in 140 caratteri.

La scelta di Bildt di spingere sull’acceleratore della comunicazione social è particolarmente importante perché testimonia come la diplomazia digitale sia una rivoluzione che non può scaturire dal basso, ma necessita di un forte impulso politico dall’alto.

“La diplomazia del futuro deve essere innovativa”

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“Credo che il futuro della diplomazia sia sempre più legato all’innovazione e alla capacità da parte del corpo diplomatico e del mondo politico di investire in nuove idee, riadattando la nostra attività di politica estera per meglio rispondere alle nuove sfide”.

Così Claudio Bisogniero, ambasciatore italiano a Washington, descrive in un’interessante intervista a Il Caffè Geopolitico la strada che dovrebbe intraprendere la diplomazia.

“E’ bene ricordare – sottolinea Bisogniero al giornalista Jacopo Franchi– che i social media…non hanno rimpiazzato la nostra attività diplomatica tradizionale, sia in termini di rapporti tra governi che di public diplomacy”.

Il Social Media Hub della missione italiana negli Usa

La missione diplomatica italiana negli Usa sta lavorando molto sul versante della nuova comunicazione, soprattutto per il programma del “2013, Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti”. Lo scorso ottobre ha inaugurato un Social Media Hub, un portale multimediale indirizzato al pubblico americano e alla comunità italiana e italo-americana negli Usa, che attrae un numero crescente di visitatori virtuali.

“La vera rivoluzione – conclude Bisogniero – sta soprattutto nell’aver instaurato un dialogo con interlocutori meno tradizionali rispetto a quelli della diplomazia classica….Sta a noi ora investire in questa esperienza e creare una sempre più salda realtà di diplomazia digitale per il nostro Paese“.

I segreti della strategia online della Casa Bianca

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“All’interno dell’ufficio della Strategia Digitale mi occupo di cercare modi innovativi per interagire e coinvolgere i cittadini e per aumentare il nostro pubblico online. Vuol dire cercare opportunità per lavorare con i media online e per sviluppare le nostre iniziative sui social media. L’obiettivo è quello di entrare in contatto con le persone nei luoghi online dove già interagiscono e si informano”.

 

Questo è il lavoro di Kori Schulman, giovanissima responsabile dell’Online Engagement della Casa Bianca. Intervistata da The Next Web, Kori racconta alcuni dettagli sull’attività quotidiana che si cela dietro la strategia digitale dell’amministrazione Obama.

“Se nel 2009 la nostra priorità era quella di costruire una solida presenza sui social media come Facebook e Twitter, ora siamo più concentrati su come usare questi strumenti per stimolare la partecipazione pubblica, che spazia dal rispondere alle domande fino a raccogliere spunti per l’azione legislativa”.

Un esempio citato da Kori:

In fighting to preserve tax cuts for the middle class last month, President Obama called on people to speak out and share what $2,000 meant to them on Twitter, Facebook and whitehouse.gov. Hundreds of thousands of people participated…the President stopped by the home of someone that shared their My2k story on WH.gov, the Vice President had lunch with a few folks that were concerned about the issue and spoke out online, and others were invited to the White House to join a discussion.

 

Dall’intervista emerge un elemento interessante della strategia: la continua ricerca di partnership per attuare le iniziative, come nel caso della campagna sul rifinanziamento dei mutui:

To raise awareness around the President’s plan to help homeowners refinance, we teamed up with the real estate site Zillow.com to discuss refinance with homeowners from around the country. Zillow moderated a Google+ Hangout with the Secretary of Housing and Urban Development, and more than 70,000 people tuned in live.

 

Questo aspetto è molto importante, eppure viene spesso trascurato nei tentativi (goffi) di imitare le politiche online dell’amministrazione americana. Lanciare delle iniziative con associazioni o imprese private può essere un ottimo modo per raggiungere un’audience più ampia, aprire il dibattito e stimolare maggiore coinvolgimento. Questo vale sia nell’ambito della comunicazione politica interna, che in quello della diplomazia digitale, dove molti governi sono riusciti a migliorare la propria comunicazione grazie a campagne internazionali attuate in partnership con Organizzazione Non Governative.

Chavez torna in patria. E lo annuncia su Twitter.

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“Siamo tornati nella madrepatria venezuelana. Grazie mio Dio! Grazie amato popolo! Continueremo qui le cure”. Il Presidente del Venezuela Hugo Chavez ha annunciato stamane su Twitter di essere rientrato a Caracas dopo l’operazione subita nel dicembre scorso a Cuba. L’ultimo tweet risaliva al 1 novembre.


Dando in anteprima la notizia in 140 caratteri, il secondo leader politico al mondo più seguito su Twitter (dopo il Presidente Usa Barack Obama) conferma così la sua passione per il sito di microblogging. Definito inizialmente “uno strumento del terrore capitalistico”, Twitter è divenuto poi “un’arma che la rivoluzione deve usare”. Nel giro di poche ore il tweet è stato ritwittato oltre 10.000 volte e la notizia è finita rapidamente su tutti i siti del mondo.

Retorica antiamericana e anticapitalista, populismo e spirito rivoluzionario. Sono queste le caratteristiche dell’account che vanta quasi 4 milioni di follower. Il leader che si ispira a Castro e che una volta parlò in diretta televisiva per più di otto ore consecutive senza pause, ora comunica assiduamente a colpi di tweet. Un segno eloquente della nuova era politica digitale.

 

 

Social media e conflitti. Come cambia l’informazione di guerra.

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Aggiornamento: il convegno è stato rinviato. A breve la nuova data.

Come cambia l’informazione di guerra ai tempi dei social media? Quali sono le nuove sfide per i comunicatori, i giornalisti professionisti e i nuovi narratori della Rete, come blogger e citizen-journalist?

Se ne parlerà martedì 19 febbraio alle 10 in un convegno alla Farnesina organizzato dal Ministero degli Esteri. Avrò l’onore di intervenire accanto al ministro Giulio Terzi, al Generale di Brigata Massimo Panizzi, Capo Servizio Pubblica Informazione del Ministero della Difesa e ad Antonio Amendola, fondatore di Shoot 4 Change. Modera il direttore di Wired Carlo Antonelli.

social media e conflitti

Il mio intervento si focalizzerà in particolare sul crescente uso dei social media da parte di eserciti e governi per raccontare ciò che avviene nei conflitti. Ormai il duello online affianca, e a volte sostituisce, quello sui campi di battaglia. Operazioni belliche annunciate via Twitter, video di attacchi postati su YouTube, foto scattate dai soldati e pubblicate su Facebook. Questo flusso continuo e in tempo reale di informazioni raggiunge direttamente l’opinione pubblica, aggirando spesso i mezzi di comunicazione e costringendoli a ridefinire il loro tradizionale ruolo di intermediari.

Ci si può accreditare al convegno inviando un’email a: segreteria@muovitiperlanovita.it

La “Instagram Diplomacy” del presidente turco

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Da circa un mese il presidente della Turchia Abdullah Gul é entrato nella comunità di Instagram, l’applicazione gratuita che permette agli utenti di scattare foto e condividerle su numerosi social network. Lanciato a fine 2010, oggi Instagram conta circa 46 milioni di utenti, soprattutto giovani.

Dopo Twitter, YouTube, Facebook e Flickr, il presidente turco ha voluto arricchire la sua presenza online, confermandosi uno dei politici internazionali piú attivi nel mondo dei social media. Gul già vanta infatti il terzo posto tra i leader piú seguiti su Twitter, dopo Barack Obama e Ugo Chavez.

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La sua passione per le foto era già emersa nei mesi scorsi. Ad agosto, ad esempio, aveva postato sue foto in ospedale, subito dopo un piccolo intervento chirurgico. Un caso piuttosto insolito, dato che l’associazione tra leader politico e malattia viene sempre accuratamente evitata.

Gul ha esordito su Instagram pubblicando alcune foto del 2012. Si tratta per lo piú di immagini scattate dal suo staff, che lo ritraggono sia in occasioni ufficiali della sua attività che in qualche scena piú insolita, come un safari in Africa.

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Va peró potenziata la visione diretta di Gul: questo tipo di esperimenti sui social media funzionano bene se é il leader stesso che scatta e condivide foto. Come ha fatto il ministro degli Esteri britannico William Hague durante la sua visita in Palestina, postando sue foto su Twitpic. Un approccio piú in linea con le dinamiche della Rete. Per evitare che i social media, in questo caso Instagram, non diventino solo dei canali nuovi sui quali convogliare contenuti tradizionali come foto ufficiali scattate dallo staff.

Tempo di Twiplomacy

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Il nuovo account Twitter dell'ambasciatore Martin Harris

Martin Harris, ambasciatore britannico in Romania, è da poco sbarcato su Twitter e ha chiesto ai suoi follower di indicare i motivi per i quali un diplomatico dovrebbe comunicare a colpi di 140 caratteri. Ecco qualche risposta che ha ricevuto:

  • You can get information and opinions faster through Twitter
  • To be more accessible and to be able to make many aware of matters that need be known.
  • Makes them approachable and shows a strong connection with today’s connected world.
  • If you want to understand a society you need to get in touch with it.

Il resto delle risposte è pubblicato sul suo blog. Rispetto ad altri casi (Tom Fletcher e Victor Guzun) nei quali sono stati gli stessi diplomatici a evidenziare perchè è importante la cosiddetta Twiplomacy, stavolta la parola viene data agli utenti, ovvero ai destinatari della comunicazione. Un rovesciamento di prospettiva in puro stile “social”.

 

Da Tweetping a Tweetreal, come misurare la geopolitica di Twitter

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Una mappa del mondo che mostra con flussi luminosi l’attività di Twitter nel mondo in tempo reale, con una selezione degli ultimi hashtag e le menzioni ricorrenti. Si chiama Tweetping ed è un progetto multimediale creato dal web designer francese Franck Ernewein.

tweetping

Un'immagine di Tweetping

Tweetping si unisce alla schiera di strumenti simili che sono stati sviluppati negli ultimi mesi per tracciare una sorta di geopolitica di Twitter: One Million Tweet Map, A World of Tweets, Tweet Real.

Anche se a prima vista sembrano delle app fini a se stesse, in realtà possono essere utili per chi è chiamato a gestire strategie di comunicazione globale, sia per grandi brand che per attività di nation branding o diplomazia digitale.

 

Hillary Clinton lascia il Dipartimento di Stato. Scrivendo sul blog.

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addio hillary clinton

Il post sul blog del Dipartimento di Stato

“Grazie per questi quattro anni fantastici”.

Così Hillary Clinton si è congedata ieri dai suoi ormai ex-colleghi del Dipartimento di Stato. Non con una lettera formale o con un editoriale sul New York Times, ma con un breve post su DipNote, il blog ufficiale della diplomazia americana. Non poteva che finire così l’esperienza del Segretario di Stato che ha dato un impulso decisivo allo sviluppo della diplomazia digitale in tutto il mondo.