Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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Il governo britannico comunica con i “tweet in esclusiva”

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La nuova frontiera della comunicazione istituzionale sui social media? Notizie in esclusiva date solo ad alcuni giornalisti tramite Twitter. È l’insolita – e controversa – tecnica che sta sperimentando l’ufficio stampa del Primo Ministro britannico David Cameron. Il Direttore della Comunicazione Craig Oliver ha sposato in pieno la cosiddetta “Twitter-first strategy”, aggiungendo anche la selezione mirata dei giornalisti ai quali offrire determinate notizie.

L'account su Twitter del governo britannico

L’account su Twitter del governo britannico

Ovviamente il nuovo approccio non piace a tutti e diverse voci critiche hanno già richiamato l’attenzione sul fatto che le informazioni sull’attività di governo andrebbero date a tutti nello stesso momento e nelle sedi istituzionali. Ma al momento Downing Street sembra intenzionata ad andare avanti con questa scelta. Craig Oliver è un estimatore di Twitter ed è stato lui nel gennaio 2011 a chiedere un accurato sistema di monitoraggio dei tweet nell’ufficio stampa e soprattutto a convincere un riluttante Cameron dell’importanza di questo strumento sia per la comunicazione del governo che del partito.

A differenza di altri Paesi, nei quali i partiti conservatori sono a volte meno all’avanguardia nell’uso delle nuove tecnologie digitali, in Gran Bretagna i Tories sono più attivi su Twitter dei loro rivali politici del Labour e il partito vanta più di un milione di followers.  Secondo il sito Techpresident, per colmare questo divario i laburisti si sarebbero affidati alle sapienti mani di Blue State Digital, l’agenzia di comunicazione online che ha curato le campagne di Barack Obama e che oggi è considerata una delle migliori nel panorama digitale.

 

Il libro “Diplomazia Digitale” in promozione senza DRM

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In occasione del Festival Internazionale del Giornalismo, Bookrepublic presenta una selezione di ebook editi da Feltrinelli e Apogeo dedicati al presente e al futuro dell’informazione senza DRM (Digital Rights Management – Gestione dei Diritti Digitali).

Fra questi testi c’è anche il mio: “Diplomazia Digitale. La politica estera e i social media”, al prezzo speciale di 8,99 euro.

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I libri in formato epub acquistati su Bookrepublic potranno essere letti e spostati senza limitazioni su qualsiasi dispositivo. Grazie a particolari applicazioni è anche possibile convertirli in formato mobi e leggerli su Kindle.

Tanti i titoli interessanti che l’editore ha deciso di mettere a disposizione senza DRM: dal nuovissimo “Fact Checking” di Sergio Maistrello a “Online Crisis Management” di Daniele Chieffi e “Facebook e la comunicazione politica” di Antonella Napolitano.

 

Bombe a Boston. Il leader ceceno prende le distanze su Instagram.

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La notizia che i due presunti responsabili dell’attentato di Boston del 16 aprile scorso siano di origine cecena ha riacceso i riflettori dei media sul tormentato Paese caucasico, che secondo diversi analisti sarebbe attualmente uno dei santuari del terrorismo islamico.

foto kadyrov

La foto pubblicata da Kadyrov su Instagram

Un duro colpo per l’immagine di una nazione che sta cercando di risollevarsi dopo numerosi anni di guerra tra esercito russo e indipendentisti. Per prendere subito le distanze dalla tragedia di Boston, il Presidente filo-russo della Repubblica cecena Ramzan Kadyrov ha scelto un mezzo piuttosto originale: una foto con incorporata una dichiarazione in russo pubblicata su Instagram, il popolare social network di condivisione di immagini. Sebbene Instagram sia sempre più utilizzato da governi e uomini politici (il presidente turco Abdullah Gul, per esempio) questa è la prima volta che un leader rilascia una dichiarazione attraverso un’immagine.

Questa la traduzione in inglese del testo postato da Kadyrov in russo:

Tragic events occurred in Boston. People died as a result of terrorist activity. Previously, we expressed our condolences to the people of that city and the American nation. Today, according to the mass media, someone named Tsaraev was killed during attempts at his apprehension. It would have been more logical to detain him and investigate, to determine all the circumstances and the level of his guilt. Obviously, paramilitary forces needed to achieve results in order to pacify the populace, at any cost. Any attempts to link Chechnya and these Tsaraevs, even if they are guilty, are futile.  They grew up in the USA and their views and opinions were developed there. Look for the roots of this evil in America. The entire world must fight terrorism together. We know this better than anyone. We wish the injured quick recovery and share the sorrow of the American people. #terrorism #Boston #investigation

Con questa mossa, l’eccentrico e controverso leader ceceno conferma la sua attenzione verso le nuove tecnologie digitali, che egli stesso ha definito molto utili non solo come mezzi di comunicazione, ma anche e sopratutto come strumenti per monitorare l’opinione pubblica.

 

Conflitto: prevenire, porre fine, affrontare le sue conseguenze

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Oggi ho il piacere di ospitare sul mio blog un intervento dell’Ambasciatore britannico presso la Santa Sede Nigel Baker sui conflitti e sulle tragiche ripercussioni per le popolazioni. Un tema attualissimo, che in questi giorni è stato affrontato dal G8 dei Ministri degli Esteri.

 

foto Nigel Baker

L’ambasciatore Nigel Baker

Il G8 dei Ministri degli Esteri si è riunito questa settimana a Londra, nell’ambito della Presidenza del Regno Unito del G8 quest’anno. Come messo in luce dalla loro dichiarazione, i Ministri hanno affrontato tra loro le questioni principali all’ordine del giorno: Siria, Iran, Corea del Nord ed il processo di pace in Medio Oriente. Ma i Ministri dei paesi G8 non hanno soltanto spento il fuoco.

Il punto focale della Presidenza britannica continua ad essere in molta parte nel lungo termine, sul bisogno strategico di prevenire il conflitto, le vie pratiche per trattare le sue conseguenze, in particolare l’impatto devastante su uomini, donne, bambini innocenti trovatisi coinvolti.

Come ho detto alla Radio Vaticana questa settimana, uno degli aspetti più devastanti del conflitto moderno, è l’uso dello stupro come un’arma di guerra. All’urgenza del Regno Unito, che con il Ministro degli Esteri William Hague ha fatto di questo una priorità della propria politica estera, i Ministri degli Esteri hanno approvato una Dichiarazione sulla Prevenzione della Violenza Sessuale nei Conflitti.

Questo documento enuncia le vie pratiche per affrontare la cultura dell’impunità che circonda la violenza sessuale nei conflitti, assicurando che aumenti il numero dei perpetratori assicurati alla giustizia, e che inizi il processo di costruire una coalizione internazionale forte ed efficace per affrontare il problema. La sua scala è immensa. Le cifre delle Nazioni Unite suggeriscono che 500,000 donne sono state stuprate solo nella Repubblica Democratica del Congo. Papa Francesco ha parlato di conflitto e delle sue conseguenze con il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon l’8 aprile scorso. Il Regno Unito, insieme al G8, sta rispondendo al richiamo del Papa ad un’azione urgente. Restiamo in viva attesa del sostegno della Santa Sede a questa importante iniziativa.

I paesi che sono passati attraverso conflitti possono essere aiutati a ritornare alla prosperità. Il G8 si è incentrato in particolare su Birmania e Somalia, guardando a rafforzare un nuovo impegno di entrambi i paesi verso strutture economiche globali ed investitori responsabili, la strada più sicura alla ripresa politica ed economica nel lungo termine. Ci vuole tempo per affrontare cicli di conflitti ed instabilità, ed uno sforzo sostenuto. Il G8 non ha tutte le risposte. Ma mantiene la volontà, il senso di responsabilità globale, di continuare a provare. Questa è l’essenza della Presidenza britannica del G8.

Nigel Baker, Ambasciatore britannico presso la Santa Sede

Testo originale in inglese: http://blogs.fco.gov.uk/nigelbaker/2013/04/12/conflict-preventing-it-ending-it-dealing-with-its-consequences/

Social media e ambasciate. La nuova frontiera della comunicazione online.

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Il 23 gennaio 2013 il Washington Post ha pubblicato un articolo intitolato “The secret behind Israel’s dysfunctional political system”. Poche ore dopo l’ambasciata israeliana negli Stati Uniti ha inviato un tweet replicando con fermezza: “Based on the actual article text, may we suggest a new headline: The secret behind Israel’s functional political system”. Comincia con questo caso l’interessante analisi sulla diplomazia digitale uscita nei giorni scorsi sul sito del Washington Diplomat, un mensile che da quasi venti anni finisce sulle scrivanie dell’amministrazione americana.

Prendendo spunto dal nuovo attivismo online delle ambasciate straniere a Washington, l’articolo evidenzia che

these tools have also changed the language of local diplomacy, allowing embassies to be more relaxed and approachable than what traditional diplomatic protocol often requires. Just a few years ago, only a handful of embassies and ambassadors had a presence on social media. Today, Washington-based embassies from across the globe have jumped with gusto into this emerging realm of digital diplomacy.

 

“Il salto con gusto” nel mondo dei social media non è una moda, ma è motivato da ragioni molto concrete. Dal rapporto del Pew Research Institute del dicembre 2012 sulla cosiddetta dieta mediatica degli americani emerge che il 67% degli utenti di Internet utilizza i social media per raccogliere e scambiare informazioni.

I social media hanno il vantaggio di essere molto flessibili e possono essere usati per diversi scopi e per raggiungere pubblici variegati.

The conversation can take many forms and include a diversity of content. While some countries rely on social media as another outlet to express political viewpoints, many use it to promote culture, tourism and elements of public diplomacy that expose their audiences to aspects of the country that may not be well known (and that sidestep touchy political issues). The British Embassy’s most popular social media tool, for instance, is its visually rich Tumblr page, which it uses for cultural promotions”

 

L’articolo sottolinea inoltre un elemento importante, ovvero che la diplomazia digitale non è appannaggio solo delle nazioni con maggiore peso, ma è un fenomeno che sta interessando un numero sempre più ampio di Paesi, come dimostra l’esempio dell’ambasciata degli Emirati Arabi negli USA, raccontata in prima persona dal loro responsabile online:

For the United Arab Emirates, social media tools offer the embassy an opportunity to communicate a variety of messages, from the political to the cultural to the economic. We absolutely mix it up as much as we can. We try not to make it about politics all the time, because there’s more to the United Arab Emirates than just that,” said Haitham Al Mussawi, the embassy’s digital diplomacy editor. “So we try to inform and educate as much as we can about the U.S.-UAE relationship, about women’s rights, about education, about culture and heritage, and about the philanthropy between United Arab Emirates and the U.S.

 

L’ambasciata britannica in Cambogia: da 200 a 56.000 likes su Facebook in meno di un anno.

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Facebook UK Cambogia

La pagina Facebook dell’ambasciata UK in Cambogia

Un interessante articolo sul sito del Foreign Office descrive la campagna di comunicazione su Facebook lanciata nel giugno del 2012 dall’ambasciata del Regno Unito a Phnom Penh e indirizzata in particolare ai giovani cambogiani.

Quattro i principali elementi della strategia online:

1)      Researching the interests of our target audience (15-35 year old Cambodians), adapting content to their interests

2)      Conducting a pilot of Facebook advertising according to defined variables (language, target audience, time of day, content, cost, ad type) and using the data to increase the impact and lower the cost of the campaign

3)      Generating innovative and visual content which was both linked to the Olympics/Paralympics and local interest (e.g. message board for Cambodian athletes). Content was the single most important variable in generating engagement

4)      Developing more interactive content to boost engagement and virality (e.g. London 2012 themed competitions).

 

Ottimo il risultato raggiunto. Non solo in termini numerici – da 200 a 56.000 likes in pochi mesi – ma soprattutto a livello di interazione con gli utenti online, che hanno mostrato interesse per i contenuti e innescato anche meccanismi di viralità.

Sul buon esito della campagna hanno sicuramente influito i Giochi Olimpici di Londra, che hanno catalizzato l’attenzione mediatica e si sono prestati molto bene a forme di comunicazione basate sulla cosiddetta soft diplomacy.

A parte la “spinta” delle Olimpiadi, il caso dell’ambasciata britannica in Cambogia è comunque interessante perché fa luce sulle potenzialità che la comunicazione online e in particolare sui social media può avere in Paesi nei quali la penetrazione e l’uso di Internet stanno registrando tassi molto elevati, soprattutto tra i giovani più emancipati e con una formazione di alto livello. Ovvero i futuri decision-maker.