Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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Il nuovo Iran di Rouhani si costruisce anche su Twitter

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rouhani twitter

Il profilo in inglese di Hassan Rouhani

Grande risalto sui media internazionali per le parole pronunciate dal Presidente iraniano Hassan Rouhani durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York: “l’Iran è pronto ad avviare un negoziato immediato sul dossier nucleare, siamo interessati a un accordo-quadro con gli Stati Uniti”. La mossa di apertura politica, che ha colto di sorpresa molti diplomatici, è stata accompagnata anche da una sapiente regia di comunicazione. In particolare sul nuovo account Twitter del leader iraniano.

L’attività del profilo in inglese si è intensificata proprio a ridosso del 24 settembre, giorno di apertura dell’evento Onu, ed è poi proseguita con una media di 6-7 tweet al giorno con dichiarazioni, link a documenti, foto e dettagli degli appuntamenti in agenda. Un uso attento e prolifico che presenta almeno tre elementi di spiccato interesse.

1)      Innanzitutto vedere così attivo sui social media il successore di Mahmud Ahmadinejad è un segnale di cui tenere conto anche per l’evoluzione della libertà di informazione e di comunicazione online in un Paese nel quale, è doveroso ricordarlo, l’uso delle principali piattaforme è tuttora proibito. Niente illusioni, ma l’intenzione (ben calcolata) di prendere le distanze dal precedente governo potrebbe portare anche a qualche novità su questo delicato versante.

2)      La scelta di aprire due account, uno in iraniano e uno in inglese, rivela una precisa strategia di diplomazia digitale che ha come audience di riferimento l’opinione pubblica internazionale che spesso Teheran reputa oggetto di disinformazione da parte dei media occidentali. Sembra di intravedere un probabile tentativo di bypassare i media e raggiungere direttamente il target.

3)      È piuttosto evidente che le fila dell’account sono mosse da uno staff preparato. I messaggi tendono ad avere uno stile informale, ma mancano ancora interazione e dialogo con gli utenti. C’è invece il tentativo di stabilire relazioni virtuali, tramite retweet e menzioni, con interlocutori di un certo livello: capi di governo, ministri degli esteri e importanti giornalisti occidentali, come Christiane Amanpour, Charlie Rose e Anderson Cooper. Una mossa non scontata e interessante da seguire.

Arriva il nuovo ambasciatore Usa in Italia. E si presenta su YouTube.

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John R. Philips, nuovo ambasciatore Usa, arriverà domani a Roma. E intanto si presenta ai cittadini italiani con un video su YouTube.

Una consuetudine che ha preso piede già da un paio d’anni al Dipartimento di Stato. Ormai quasi tutti gli ambasciatori pubblicano prima di partire per la sede di destinazione un video nel quale raccontano la loro storia personale e professionale. Spesso con aneddoti sulla vita privata che relegano la discrezione e la riservatezza al passato della comunicazione diplomatica.

I video su YouTube rappresentano anche un elemento di forte discontinuità con secoli di rigidi protocolli, visto che la loro pubblicazione online precede la cerimonia dello scambio delle lettere credenziali, con la quale il diplomatico viene formalmente accolto e può così cominciare la sua attività.

Un altro esempio di come la comunicazione online sta rivoluzionando contenuti e forme della diplomazia.

Twitter e la diplomazia “militante” di Papa Francesco

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Europa Quotidiano ha pubblicato un mio articolo sui tweet di Papa Francesco sulla Siria e sulle possibili ripercussioni della strategia di comunicazione pontificia per la diplomazia vaticana.

Ecco un breve estratto:

I forti appelli alla pace da piazza San Pietro non sono certo una novità. Tradizionalmente venivano sempre studiati scrupolosamente nei contenuti, nei modi e nei tempi per sorreggere le quinte dietro le quali si svolgeva la delicata azione diplomatica o, in certi casi, per offrire una sponda ai negoziati.

Oggi la comunicazione pontificia sui social media sembra in realtà indicare un segnale di cambiamento. I tweet molto diretti, l’abbondanza di punti esclamativi, gli inviti alla mobilitazione, l’hashtag #prayforpeace lanciato nei giorni scorsi proprio dal profilo ufficiale del Pontefice sono più di semplici espedienti mediatici, perché implicano un riallineamento nell’approccio da parte di chi è chiamato a gestire le delicate relazioni oltre i confini di piazza San Pietro.

Abbandonare i toni formali, promuovere un hashtag e collegarlo a un’iniziativa forte come la Giornata del digiuno per la pace, sono scelte di comunicazione che puntano al coinvolgimento e alla mobilitazione dei cittadini a livello globale. Mosse che appartengono a quella che potremmo definire una diplomazia movimentista, quasi militante. Di certo ben lontana dalla discrezione e dall’equilibrio che caratterizzano la maggior parte delle feluche vaticane.

Qui il testo integrale.

Il governo iraniano sbarca su Facebook per far sentire la sua voce

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La pagina Facebook del Presidente Rouhani

La pagina Facebook del Presidente Rouhani

Dando seguito a una sollecitazione arrivata direttamente dal Presidente Hasan Rouhani, negli ultimi giorni tutti i ministri del nuovo governo iraniano hanno aperto  un profilo su Facebook.

Un tentativo, che per ora appare assai velleitario, di migliorare l’immagine del regime e prendere le distanze dall’era di Ahmadinejad‎, molto  duro nei confronti dei social media e obiettivo di quella che nel 2009 è passata alla storia come la prima grande “Twitter Revolution”.

Lo sbarco dei ministri su Facebook è una notizia paradossale, visto che in Iran è vietato l’accesso al social network più popolare del mondo. Molti lo interpretano comunque come un primo segnale di maggiore tolleranza verso Internet. Era stato lo stesso Rouhani, durante la campagna elettorale dello scorso giugno, a promettere più trasparenza e apertura sul Web.

Sarebbe sbagliato però farsi facili illusioni: la strada verso una Rete libera in Iran è ancora in salita. Il responsabile governativo della supervisione dei contenuti online, Gholam Hossein Mohseni Ejehei, ha subito chiarito che al momento non è prevista alcuna attenuazione dei filtri su Facebook e su altri siti ritenuti pericolosi per la stabilità politica e sociale del Paese. Inoltre, alcuni importanti membri del governo (il ministro delle comunicazioni e quello del petrolio) hanno preso le distanze dalle pagine Facebook, segnalandole come non ufficiali.

Nel frattempo il profilo di Rouhani sta guadagnando un crescente numero di fan, soprattutto iraniani fuoriusciti e alcuni utenti stranieri, visto che probabilmente gli iraniani che si collegano a Facebook aggirando la censura tramite server alternativi non hanno alcun interesse a uscire allo scoperto seguendo il capo del governo.

La tempistica delle nuove pagine Facebook non sembra casuale e suggerisce anche motivazioni di diplomazia digitale. Con i venti di guerra in Siria, l’acuirsi delle tensioni in Medio Oriente e il delicato confronto diplomatico tra i Paesi, l’Iran ha l’interesse strategico a ritagliarsi uno spazio online per far sentire la propria voce nell’acceso dibattito sulla crisi siriana.

 

Nuova sfida diplomatica per il Kosovo: il riconoscimento digitale

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il nuovo sito Digital Kosovo

il nuovo sito Digital Kosovo

Fino a qualche anno fa il riconoscimento ufficiale da parte dei governi stranieri e delle principali organizzazioni internazionali era l’obiettivo più ambito dei nuovi Stati o dei movimenti separatisti. Ora non basta più. Nell’era di Internet l’autodeterminazione dei popoli richiede il bisogno di essere riconosciuti dai motori di ricerca, dai principali siti e dai social network. È questa la battaglia diplomatica lanciata dal governo kosovaro, che due giorni fa ha inaugurato la versione ufficiale del portale “Digital Kosovo”.

L’iniziativa, nata con la collaborazione del British Council e dell’ambasciata norvegese, mira a far includere il piccolo stato balcanico in tutti i siti nei quali gli utenti devono compilare dei moduli nei quali finora non compariva l’opzione Kosovo. Si legge nel sito che “this initiative seeks to help overcome these virtual barriers and advance Kosovo’s digital presence across major websites around the world, so that citizen of Kosovo can access the internet in the same way as all global citizens”.

Primo successo a favore del riconoscimento digitale di Pristina è stato l’inserimento del Kosovo nei Paesi disponibili su Google e LinkedIn. Cambiano le tecnologie e si rinnovano anche le sfide diplomatiche.

 

Innovazione e social media. Così Israele cerca di attirare turisti e investimenti.

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Ido Aharoni è il console generale d’Israele a New York. Diplomatico di vecchia scuola, negli ultimi anni si è imposto come una delle feluche più innovative e attente alla comunicazione. È stato lui nel 2005 a lanciare la campagna “Brand Israel” per migliorare l’immagine del Paese, con l’obiettivo di attrarre turisti e investimenti.

I social media rivestono un ruolo centrale in questa strategia. Non a caso, il consolato israeliano di New York è stato il primo ufficio diplomatico al mondo a tenere una conferenza stampa “virtuale” sulle piattaforme social.

In una recente intervista Aharoni ha sottolineato il collegamento sempre più stretto tra il web e la nuova natura della diplomazia. Ecco alcuni passaggi di rilievo:

Diplomacy is changing in front of our eyes. And the role of a diplomat nowadays is not to win debates, but rather to build relationships.

We introduced the concept of micro-marketing to governments as early as 2004. We were the first government to take bloggers seriously, to bring them in groups to Israel as early as 2004…The work that we do is groundbreaking for governments. People from private companies, perhaps, do things that are more brazen or innovative, but for governments to do those kinds of things is rather unusual.

Il caso di Israele è particolarmente interessante da un punto di vista di comunicazione, soprattutto se si considera il difficile contesto geopolitico e la reputazione non sempre positiva di cui Tel Aviv gode all’estero. Così Aharoni spiega il loro approccio:

The strategy that we chose was to celebrate Israel as a bastion of creativity, inspiration and innovation. So, in our case, you ask me how do you cope with the situation that Israel is still producing a lot of bad news? You simply keep on emphasizing and highlighting your competitive edge, because that includes the geopolitical situation in it.

Il profilo Twitter di Aharoni è l’attuazione concreta di questa strategia. Pochissima politica, tante notizie su tecnologia, innovazione ed eccellenze israeliane.