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5 ragioni per seguire il nuovo account del Pontefice su Twitter

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Il nuovo profilo del pontefice su Twitter

Sta suscitando molta curiosità il nuovo account di Papa Benedetto XVI aperto il 3 dicembre su Twitter. Tanti i commenti ironici, ma c’è poco da scherzare. La Santa Sede sembra essere intenzionata a fare sul serio. Ecco cinque ragioni per le quali chi si occupa di comunicazione online dovrebbe seguire con attenzione il profilo del pontefice:

1)      La Santa Sede ha aperto contemporaneamente otto account in otto lingue diverse: italiano, inglese, spagnolo, francese, tedesco, portoghese, polacco e arabo. Una presenza online massiccia che nessun’altra organizzazione al mondo ha mai lanciato contemporaneamente. Neanche il Dipartimento di Stato, che gestisce account su Twitter in 11 lingue, ma li ha creati nel corso di diversi anni.

2)      Alcuni media hanno annunciato che il pontefice comincerà a twittare il 12 dicembre con una sessione di Q&A usando l’hashtag #askpontifex. Una scelta inedita. Sarebbe la prima volta che una grande istituzione  o un personaggio globale debuttano aprendosi alle domande degli utenti. Di solito si preferisce prima consolidare la presenza, crearsi una comunità e prendere dimestichezza con lo strumento. È una decisione coraggiosa, al limite dell’azzardo. Interessante vedere come la Santa Sede sarà in grado di gestire la situazione. (aggiornamento al 12/12: non c’è stata la sessione di Q&A. Il Papa ha esordito con questo tweet, ma subito dopo ha lanciato un nuovo messaggio con una domanda rivolta agli utenti)

3)      Il Papa ha fatto il debutto su Twitter senza nessun messaggio. Una scelta intrigante per alimentare aspettativa e curiosità. Ma anche pericolosa, perché si lascia campo aperto alle reazioni e non si cerca di indirizzare il dibattito attraverso i propri contenuti. Finora i commenti non sono stati molto favorevoli. Era prevedibile. E credo che anche la Santa Sede ne fosse consapevole.

4)      È stato aperto un profilo istituzionale con un nome intrigante, @pontifex, che vuol dire “pontefice”, ma anche “costruttore di ponte”. E soprattutto un nome che evita l’eccessiva personalizzazione, dà un valore di continuità all’account e sembra lanciare un messaggio futuro: anche il prossimo pontefice dovrà fare i conti con Twitter e con i social media.

5)      Per gestire otto account ci vogliono risorse umane ed economiche, oltre ad una strategia globale, un preciso piano d’azione e un sistema di monitoraggio accurato. Quella di sbarcare su Twitter è stata una scelta molto ponderata, ma alla fine la Santa Sede ha voluto credere e investire nel progetto. Difficilmente tornerà indietro. E sarà affascinante vedere come riuscirà a calibrare la propria comunicazione in base all’evoluzione degli strumenti digitali.