Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

 - Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

Anche l’Economist scopre la Twiplomacy

Share

Sabato scorso il settimanale britannico The Economist ha dedicato un articolo alla diplomazia digitale, prendendo spunto dall’animato scambio di tweet tra l’ambasciata USA al Cairo e la comunità online, in seguito all’uccisione del diplomatico statunitense Cristopher Stevens in Libia. Il tragico episodio e le conseguenti reazioni sul web hanno acceso i riflettori sull’e-diplomacy, facendo scoprire a molti che anche le ambasciate, tradizionali fortini di discrezione e  riserbo, sono su Twitter, Facebook o YouTube.

L'articolo sul sito dell'Economist

Un fenomeno che sta prendendo piede. Se il primato degli Stati Uniti, guidati dall’attivissima Hillary Clinton, è per il momento inscalfibile, l’articolo sottolinea come altri governi si stiano muovendo sulla scia di Washington. Vecchie potenze come la Gran Bretagna e la Russia, Paesi in costante conflitto come Israele e infine anche la Cina, che censura internet in patria, ma che utilizza sempre più i nuovi strumenti digitali per la propria comunicazione all’estero.

Un quadro internazionale al quale ho dedicato un capitolo del mio libro, intitolandolo “Risiko online” e sottolineando la forte competizione tra nazioni che si è generata sul web. Non a caso, l’ambasciata russa in Gran Bretagna ha commentato su Twitter l’articolo dell’Economist rimarcando con orgoglio che sul tema della diplomazia digitale “finalmente qualcuno parla anche degli input russi”.