Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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La mappa della twiplomacy italiana

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mappa twiplomacy farnesina

Il ministero degli Esteri ha realizzato una mappa con tutti gli account Twitter della diplomazia italiana, dal ministro Federica Mogherini ai sottosegretari, dalle missioni ai profili degli ambasciatori.

Per ora la mappa è stata postata su Twitter, ma non l’ho ancora trovata sul sito della Farnesina. Un piccolo suggerimento: sarebbe interessante realizzare per il sito una versione interattiva della mappa con i link ai vari profili e gli ultimi aggiornamenti.

Così funziona la diplomazia digitale di Israele

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La pagina Facebook del ministero degli Esteri israeliano

La diplomazia digitale non deve essere vista come una nuova forma di diplomazia, ma piuttosto come uno strumento nuovo e ricco di risorse per portare avanti la tradizionale attività diplomatica.

È uno dei messaggi che emerge da un’interessante intervista a Yorm Morad, responsabile della diplomazia digitale del ministero degli Esteri israeliano. Ecco in sintesi altri punti chiave:

  • L’interazione e il dialogo con il pubblico sono fondamentali
  • La comunicazione deve partire dall’individuazione della giusta audience
  • Organizzarsi per misurare i risultati dell’attività
  • Le relazioni con i media tradizionali non vanno abbandonate, ma rinnovate
  • Il messaggio non cambia. Cambiano i mezzi per veicolarlo.
  • Necessario imparare a delegare e allegerire la catena di controllo

Qui il link all’intervista completa.

 

Una mappa interattiva per illustrare missioni e ruolo della NATO

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nato map

Operazioni militari, missioni, numero di truppe sul campo, partnership strategiche e Paesi alleati. Contiene tante informazioni la nuova mappa interattiva lanciata nei giorni scorsi dal Quartier Generale di Bruxelles. Si chiama “NATO on Duty” e il suo obiettivo è quello di spiegare visivamente cos’è e cosa fa la Nato, l’organizzazione militare fondata nel 1949 e che conta attualmente 28 Stati membri.

L’iniziativa si inserisce all’interno di una strategia di comunicazione che punta sempre di più sul web e sui social media, come dimostra ad esempio la scelta del live-streaming di molte riunioni, compreso il vertice di oggi e domani dei Ministri degli Esteri, e il tentativo di stimolare interazione con gli utenti su Twitter e Facebook.

 

Arriva Obama e l’ambasciata Usa si scatena sui social media

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Oggi il presidente americano Barack Obama atterrerà a Roma. È dal luglio del 2009 che l’inquilino della Casa Bianca non viene in Italia.
Per preparare il terreno a questa visita molto attesa, negli ultimi giorni l’ambasciata americana in Italia ha utilizzato soprattutto i social media. Con una serie di contenuti insoliti e uno stile informale che ha sorpreso molti.

Il 18 marzo è stato lanciato su Twitter e Facebook l’hashtag #obamainitalia e la missione diplomatica ha cominciato a pubblicare materiale per ripercorrere la storia delle visite dei Presidenti a stelle a strisce.

 

 

Dopo l’excursus storico, è cominciata una serie di post e tweet che rappresentavano una sorta di visita virtuale, con una sagoma di cartone del presidente Obama fotografata in varie zone della capitale.

Ieri sera il conto totale dei tweet con l’hashtag #obamainitalia segnava poco più di 700 tweet (aggiornamento mercoledì alle 17: i tweet sono circa 1.400) . Con un picco raggiunto martedì scorso grazie a questo messaggio.

 

Il tour virtuale della sagoma di Obama è stato poi riassunto in questo breve video postato su YouTube e ripreso da varie testate.

Tweet, post e video si sono guadagnati le homepage di diversi quotidiani online italiani (es: Repubblica, Corriere della Sera, Messaggero) e perfino stranieri (El Pais). Un interessante esempio di come i social media possano essere usati non per forza in chiave di disintermediazione, ma come strumenti d’interlocuzione per amplificare la copertura e la visibilità sui mezzi d’informazione tradizionali.

 

La crisi in Ucraina e la diplomazia digitale della Russia

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A Kiev e in Crimea tirano venti gelidi di Guerra Fredda che rianimano la vecchia battaglia mediatica tra Stati Uniti e Russia. Ma i tempi della propaganda a colpi di radio pirata e tipografie clandestine sono ormai lontani. Oggi il confronto tra Washington e Mosca si combatte in 140 caratteri su Twitter.

Molti sono rimasti colpiti in particolare dall’attivismo online di istituzioni e rappresentanti governativi russi. Si tratta in realtà di una conferma dell’importanza che questi strumenti rivestono nelle strategie di comunicazione di Mosca.

 

 

 

 

 

 

Da notare anche il ruolo in disparte del Primo Ministro Dmitri Medvedev, di solito abbastanza attivo su Twitter e con un ampio bacino di follower. I suoi account in inglese e in russo sono fermi rispettivamente dal 7 marzo e dall’8 marzo, quando l’ex Presidente ha postato una foto di un mazzo di rose per fare gli auguri alle donne russe. Visto il clima politico, suggerirei un rapido aggiornamento.

 

rose medvedev

Come i social media possono aiutare la diplomazia

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“Un miglior livello d’informazione cambia il modo in cui valutiamo i problemi e come li affrontiamo. Il lavoro della diplomazia si basa principalmente sulla raccolta di informazioni e in questo senso i social media sono una straordinaria risorsa”.

Parole di Carl Bildt, Ministro degli Esteri svedese, durante il TEDx Stockolm dedicato al rapporto tra le relazioni internazionali e le nuove tecnologie. L’evento si è tenuto a fine gennaio nell’ambito del primo Digital Diplomacy Hackaton.

Nel suo intervento Bildt ha sottolineato l’importante ruolo dei social media come strumenti di public diplomacy per coltivare le relazioni con i cittadini, ma ha voluto soprattutto evidenziare il contributo decisivo che possono dare all’attività di analisi e approfondimento sul campo che è tra le basi fondanti della politica estera di un Paese.

 

La Russia discuterà online la nuova strategia di cybersecurity

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federal council russia

Il sito web del Consiglio Federale russo

La Commissione sullo Sviluppo dell’Informazione del Consiglio Federale russo organizzerà entro la fine di gennaio una consultazione online per commentare e integrare la bozza della nuova strategia di sicurezza informatica. Il documento è già stato pubblicato sul sito della Camera alta del Parlamento e nei prossimi giorni verrà diffuso su diverse piattaforme per stimolare la partecipazione attiva degli utenti al processo di approvazione finale.

L’obiettivo è quello di contribuire a definire meglio le nuove minacce e individuare le soluzioni più efficaci per affrontarle. Agli utenti verrà chiesto anche di sviluppare alcune proposte già contenute nella bozza, come ad esempio l’introduzione di corsi di cybersecurity nelle scuole o la creazione di centri specializzati che possano offrire consulenza e formazione alle aziende e ai cittadini.

L’iniziativa conferma la forte attenzione che Mosca ha posto ultimamente su questo delicato tema. Nell’agosto dello scorso anno, il Ministero della Difesa aveva annunciato l’intenzione di costituire un corpo speciale delle forze armate specializzato nel contrasto alle cyber-minacce. Nello stesso periodo il Presidente Putin aveva siglato un documento che enfatizzava gli attacchi informatici come una delle principali minacce internazionali.

 

Stoccolma ospiterà il primo Hackaton di Diplomazia Digitale

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Il sito web ufficiale della Svezia

Il sito web ufficiale della Svezia

Il 16 e 17 gennaio diplomatici, comunicatori ed esperti di tecnologia si ritroveranno a Stoccolma per plasmare insieme il futuro della diplomazia digitale. Sarà un brainstorming collettivo di 24 ore con l’obiettivo di raccogliere nuove idee e soluzioni per far fronte alle nuove sfide della comunicazione internazionale.

Si tratta della prima “maratona” di questo genere in ambito diplomatico e non a caso verrà ospitata in Svezia, Paese che negli ultimi anni ha puntato molto sul web e sui social media per promuovere la propria immagine all’estero. Soprattutto grazie al forte impulso del Ministro degli Esteri Carl Bildt, che la recente ricerca Twiplomacy ha consacrato come “il leader politico” più connesso al mondo.

I risultati del lavoro saranno resi disponibili in formato “open source” in modo che tutti possano utilizzarli e contribuire in futuro ad aggiornarli e migliorarli.

L’hashtag dell’evento su Twitter è #sidd.

 

Grande successo per il brainstoming su Twitter di Dubai

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uaebrainstorm

Sono oltre 82.000 le proposte per migliorare il sistema sanitario e dell’istruzione di Dubai arrivate tramite il web, dopo che il governatore dell’emirato aveva lanciato su Twitter un invito ai suoi cittadini a partecipare attivamente a una sorta di brainstorming collettivo.

“L’istruzione e la sanità riguardano tutti noi. Per questo invito la società degli Emirati Arabi a pensare in modo collettivo a soluzioni creative. Voglio che uomini, donne e anche bambini si uniscano a noi nella più grande sessione di brainstorm per cercare nuove idee”.

Con questo messaggio su Twitter lo Sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, vice Primo Ministro degli Emirati e governatore di Dubai, aveva dato il via al primo esperimento di questo tipo negli Emirati. E le reazioni non si sono fatti attendere. Migliaia di cittadini hanno pubblicato proposte sul sito del governo, inviato tweet con l’hashtag #uaebrainstorm e realizzato video messaggi. Un successo che conferma la grande vitalità del web e dei social media in quell’area geografica. Secondo una ricerca pubblicata a fine novembre da PeerReach, l’Arabia Saudita è il Paese con la più alta percentuale al mondo di utenti attivi su Twitter (33%).

I numeri dell’iniziativa hanno probabilmente superato le aspettative del governo. Ora arriva il compito più difficile: filtrare, analizzare e valutare le 82.000 proposte arrivate. E soprattutto mettere in pratica le più valide. Esperimenti del genere, che tendono a stimolare la partecipazione dei cittadini, si stanno diffondendo in tutto il mondo. A volte con eccessiva enfasi o con evidenti obiettivi di promozione dell’immagine di un governo. Ma non bisogna sottovalutare i rischi. Chiedere ai cittadini di partecipare attivamente, di studiare idee e di esporsi pubblicamente deve sempre sfociare nell’impegno concreto e visibile delle istituzioni a considerare e attuare le proposte che vengono dal basso. Un lavoro gravoso, ma necessario. In caso contrario la cosiddetta e-democracy può facilmente diventare un boomerang.

I quattro obiettivi del profilo Twitter di Rouhani

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rouhani twitter

Sul sito di Sky Tg24 Federico Guerrini ha scritto un ottimo articolo, “Nucleare, l’Iran e la strategia del cinguettio”, sull’attivismo del governo iraniano sui social media nella decisiva fase finale dei negoziati che hanno portato alla firma dello storico accordo sul nucleare.

L’articolo si sofferma soprattutto su Twitter e sottolinea in particolare l’impegno in prima persona del presidente Hassan Rouhani, che ha creato un account in persiano e uno in inglese. Nel pezzo ci sono alcune mie considerazioni che ritengo importante condividere anche qui sul blog, perché il profilo in inglese del leader iraniano rappresenta al momento il caso più interessante di diplomazia digitale in 140 caratteri.

L’analisi dell’esordio di Rohuani su Twitter suggerisce quattro obiettivi principali:

  • veicolare informazioni di prima mano senza l’intermediazione del sistema mediatico ‘occidentale’;
  • consolidare un rapporto nuovo e di maggiore interlocuzione con i principali reporter stranieri, spesso citati nei tweet;
  • cercare di influenzare l’opinione pubblica internazionale per creare una base di consenso che dia maggiori margini di manovra nei negoziati;
  • accreditare una nuova immagine dell’Iran dopo l’oscurantismo di Ahmadinejad.

Il punto debole finora è la mancanza d’interazione con gli utenti. Chi gestisce il profilo non risponde mai a domande, commenti e critiche degli utenti. Attivare delle conversazioni online potrebbe essere il passo in avanti simbolico verso la decisione che tutti ormai attendono: l’eliminazione dei filtri che impediscono ai cittadini iraniani di accedere ai principali social media.