Diplomazia Digitale

Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

Diplomazia Digitale - Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

A Nizza il consolato va su app

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Trasmettere informazioni e offrire servizi online ai cittadini italiani che si trovano in Costa Azzurra e nelle Alpi marittime. É l’obiettivo dell’applicazione Mio Consolato“ presentata nei giorni scorsi dalla nostra rappresentanza diplomatica a Nizza.

L’app, disponibile gratuitamente per smartphone e tablet, riprende i principali contenuti del sito web del consolato. In particolare, è possibile scaricare direttamente dal cellulare la modulistica necessaria o inviarla via mail, prenotare un appuntamento, contattare i diversi uffici, accedere alle pagine informative relative ai diversi servizi e agli avvisi pubblicati dal consolato.

Uno snapshot della nuova app

Uno snapshot della nuova app

Un modo non solo per migliorare la comunicazione verso l’esterno e avvicinare le istituzioni ai cittadini, in particolare i giovani, ma anche per dare maggiore visibilità alle iniziative di promozione culturale ed economico-commerciale promosse dalla rappresentanza italiana.

L’app e’ stata realizzata nel quadro del progetto MyMed-Alcotra finanziato dall’Unione europea, dalla regione Paca (Provenza, Alpi, Costa Azzurra), dal consiglio generale delle Alpi Marittime e dalla Regione Piemonte con lo scopo di favorire la cooperazione e lo scambio di informazioni nella zona transfrontaliera.

 

Il primo Google Hangout per un Segretario di Stato

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Venerdì 10 maggio John Kerry è stato il primo Segretario di Stato a partecipare a un Google Hangout, nel quale ha risposto a domande sulla politica estera americana.

All’incontro virtuale hanno preso parte anche Sarah Hill, digital storyteller dell’organizzazione Veterans United Network, Corrie Fraser, responsabile di +SocialGood, Adolfo Garcia, un soldato di 20 anni che è già stato impiegato due volte in Afghanistan, Emily McKhann, cofondatrice di un blog per mamme e Andrew White, presidente di un’azienda che produce apparecchi per rilevazioni meteo. Sono stati loro a raccogliere le domande tra gli utenti della rete per poi girarle a Kerry durante l’hangout.

È proprio il coinvolgimento di questo variegato gruppo di cittadini e il loro ruolo di connettori/mediatori l’elemento più interessante dell’esordio del Segretario di Stato sulla piattaforma per videochat di Google. In altri hangout, organizzati ad esempio dalla Casa Bianca, i cittadini avevano interagito direttamente con il Presidente Obama o altri rappresentanti dell’amministrazione. Foggy Bottom ha scelto una strada diversa, inserendo un livello intermedio che ha reso il dibattito più stimolante. Altro aspetto non secondario è la decisione di non avvalersi delle solite figure di moderatori, in particolare giornalisti.

L’hangout di venerdì scorso rappresenta anche la conferma della volontà di John Kerry di proseguire sul percorso della diplomazia digitale intrapreso da Hillary Clinton. Qualche giorno fa era stato proprio il nuovo Segretario di Stato a sottolineare che “il termine diplomazia digitale è ridondante. Si tratta di diplomazia. Punto”. Dopo le parole sono arrivati subito i fatti.

 

Diplomazia e startup. Un’alleanza vincente per il Paese.

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Un momento del DEF a Venenzia

Un momento del DEF a Venenzia

Innovazione, imprenditorialità, ecosistema economico, investimenti. Sono le parole chiave del Digital Economy Forum che si è tenuto ieri a Venezia. L’evento, organizzato per la prima volta nel 2011 dall’ambasciata americana in Italia, si è imposto come uno dei più importanti appuntamenti annuali per discutere di sviluppo e nuove tecnologie.

Diplomazia e startup. L’unione tra questi due mondi all’apparenza così lontani è stato uno dei capisaldi del mandato dell’ambasciatore David Thorne. Ora che la comunità delle startup italiane sta crescendo e riscuotendo successo anche all’estero, si potrebbe prendere spunto dal Digital Economy Forum e ragionare sulla possibilità di un’alleanza strategica tra la diplomazia e le aziende innovative di casa nostra.

Un’alleanza che può portare benefici alla diplomazia, alle startup e all’intero Paese.

Al mondo delle feluche, perché diplomazia digitale non è solo comunicare in 140 caratteri su Twitter, ma vuol dire aprirsi alla contaminazione delle nuove tecnologie per migliorare il lavoro dei diplomatici e per promuovere in modo più efficace gli interessi e l’immagine del Paese all’estero.

Alle giovani aziende tecnologiche, perché i canali della diplomazia offrirebbero ottimi spazi di visibilità per trovare flussi di capitali o nuovi mercati di sbocco. Oggi organizziamo all’estero eventi per promuovere i nostri tesori culturali, architettonici e turistici. Benissimo. Continuiamo a farlo. Ma pensiamo anche a nuovi format nei quali raccontare un’Italia diversa, poco conosciuta all’estero, fatta di giovani talenti che innovano e costruiscono il proprio futuro con brevetti e nuove tecnologie.

Al Paese, perché da anni si parla di diplomazia economica, ma spesso nel senso di mera promozione commerciale dei brand e dei prodotti “Made in Italy”. L’alleanza diplomazia-startup andrebbe oltre e permetterebbe di esportare non solo marchi e beni, ma un’immagine nuova e positiva dell’Italia.

 

Il Segretario Kerry conferma: la diplomazia del futuro sarà digitale

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dipnote

La nuova veste grafica di DipNote

“Il termine diplomazia digitale è ridondante. Si tratta di diplomazia. Punto.” Con questa frase tranchant il Segretario di Stato John Kerry ha fugato i dubbi di chi temeva che il nuovo inquilino di Foggy Bottom potesse frenare o quantomeno ripensare lo sviluppo digitale della politica estera americana avviato da Hillary Clinton.

John Kerry è intervenuto ieri firmando il primo post della nuova versione aggiornata di DipNote, il blog del Dipartimento di Stato che lo scorso settembre ha compiuto i primi cinque anni.

Le sue parole, accompagnate da una sincera dose di enfasi, sono un’interessante riflessione programmatica per i prossimi anni, nei quali la diplomazia americana appare sempre più intenzionata a lavorare a stretto contatto con l’innovazione digitale.

So of course there’s no such thing any more as effective diplomacy that doesn’t put a sophisticated use of technology at the center of all we’re doing to help advance our foreign policy objectives, bridge gaps between people across the globe, and engage with people around the world and right here at home.

L’articolo si chiude evidenziando quella che dovrebbe essere la funzione principale delle nuove tecnologie in diplomazia: la costruzione di un rapporto nuovo e interattivo con i cittadini stranieri per creare un terreno comune di dialogo e partecipazione.

Most importantly, I want to use technology to hear from all of you; to understand your concerns; and to tap into the expertise of those outside the State Department.  By using these tools, we can create dialogue among the broadest possible audience, and begin to find common ground — and after all, that’s what diplomacy’s all about.

 

La Casa Bianca su Tumblr. Mix di comunicazione visuale e interazione con i cittadini.

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Da circa una settimana la Casa Bianca è su Tumblr, la piattaforma che ospita oltre 106 milioni di blog in tutto il mondo. Con l’arrivo sul sito creato nel 2007 dal giovanissimo David Karp (classe 1986), salgono a 17 i social media sui quali l’ufficio del Presidente USA ha una presenza, dai popolari Facebook e Twitter ai meno noti Github e Socrata.

L'immagine del primo post della Casa Bianca su Tumblr

L’immagine del primo post della Casa Bianca su Tumblr

50 miliardi di post e più di 170 milioni di utenti unici al mese. Sono gli impressionanti numeri di un social media che negli ultimi mesi sta guadagnando sempre più popolarità in tutto il mondo.  Grazie all’uso intuitivo, alla possibilità di personalizzare il proprio blog, alla facilità di rilanciare i post di altri (tramite una sorta di retweet) e soprattutto grazie al fatto che si presta molto bene alla condivisione di foto e video, una delle tendenze più in voga del web attuale.

Per usare bene Tumblr (ma non solo) è fondamentale una strategia di contenuti con un forte accento sulla comunicazione visuale. Ed è quello che sta facendo finora la Casa Bianca, puntando esclusivamente su foto, infografiche e perfino gif animate. Con un mix di contenuti molto eterogeneo, ma accuratamente studiato: dal fotomontaggio di Obama con la frangetta che imita la moglie all’immagine per promuovere la riforma della legge sull’immigrazione, dalla foto dei ballerini messicani all’infografica che evidenzia l’aumento dei posti di lavoro nel settore privato.

Tumblr non sarà però solo comunicazione visuale. Nel primo post la Casa Bianca ha sottolineato che “…this is also about you. President Obama is committed to making this the most open and accessible administration in history, and our Tumblr is no exception. We want to see what you have to share: Questions you have for the White House, stories of what a policy like immigration reform means to you, or ways we can improve our Tumbling. We’re new here, and we’re all ears”.

Un passaggio importante, che marca immediatamente il carattere “social” dell’account. Così come dovrebbe sempre avvenire. Ma troppo spesso istituzioni e politici se lo dimenticano.

 

Google diplomacy: il motore di ricerca riconosce la Palestina

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Dal 1 maggio la versione palestinese del più diffuso motore di ricerca al mondo ha cambiato titolo. La scritta “Territori palestinesi” é stata sostituita da “Palestina”. Il termine é controverso e suscita ancora molte resistenze, soprattutto da parte del Governo israeliano, che non ha mai riconosciuto ufficialmente i confini di nessuna entità statale palestinese.

É ancora aperta la ferita dello scontro diplomatico che si é consumato a novembre quando le Nazioni Unite hanno concesso all’autorità palestinese lo status di “non-member observer state“, un significativo upgrade rispetto al precedente status molto piú generico (“observer entity”). É proprio alle Nazioni Unite che Google ha fatto riferimento per motivare la scelta. Il portavoce Nathan Tyler, ha spiegato che “We’re changing the name ‘Palestinian Territories’ to ‘Palestine’ across our products. We consult a number of sources and authorities when naming countries. In this case, we are following the lead of the UN, Icann [the Internet Corporation for Assigned Names and Numbers], ISO [International Organisation for Standardisation] and other international organisations.”

Ovviamente l’autorità palestinese ha accolto con favore il nuovo nome. Questo il commento di Sabri Saidam, uomo vicino al presidente Mahmoud Abbas: “Most of the traffic that happens now happens in the virtual world and this means putting Palestine on the virtual map as well as on the geographic maps”.

Parole molto interessanti, che confermano l’importanza strategica che la geopolitica digitale ha guadagnato in questi anni. Una geopolitica in cui si affacciano con forza nuovi protagonisti come Google, capaci di ridisegnare o quantomeno influenzare la mappa del potere globale.

Il governo britannico comunica con i “tweet in esclusiva”

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La nuova frontiera della comunicazione istituzionale sui social media? Notizie in esclusiva date solo ad alcuni giornalisti tramite Twitter. È l’insolita – e controversa – tecnica che sta sperimentando l’ufficio stampa del Primo Ministro britannico David Cameron. Il Direttore della Comunicazione Craig Oliver ha sposato in pieno la cosiddetta “Twitter-first strategy”, aggiungendo anche la selezione mirata dei giornalisti ai quali offrire determinate notizie.

L'account su Twitter del governo britannico

L’account su Twitter del governo britannico

Ovviamente il nuovo approccio non piace a tutti e diverse voci critiche hanno già richiamato l’attenzione sul fatto che le informazioni sull’attività di governo andrebbero date a tutti nello stesso momento e nelle sedi istituzionali. Ma al momento Downing Street sembra intenzionata ad andare avanti con questa scelta. Craig Oliver è un estimatore di Twitter ed è stato lui nel gennaio 2011 a chiedere un accurato sistema di monitoraggio dei tweet nell’ufficio stampa e soprattutto a convincere un riluttante Cameron dell’importanza di questo strumento sia per la comunicazione del governo che del partito.

A differenza di altri Paesi, nei quali i partiti conservatori sono a volte meno all’avanguardia nell’uso delle nuove tecnologie digitali, in Gran Bretagna i Tories sono più attivi su Twitter dei loro rivali politici del Labour e il partito vanta più di un milione di followers.  Secondo il sito Techpresident, per colmare questo divario i laburisti si sarebbero affidati alle sapienti mani di Blue State Digital, l’agenzia di comunicazione online che ha curato le campagne di Barack Obama e che oggi è considerata una delle migliori nel panorama digitale.

 

Il libro “Diplomazia Digitale” in promozione senza DRM

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In occasione del Festival Internazionale del Giornalismo, Bookrepublic presenta una selezione di ebook editi da Feltrinelli e Apogeo dedicati al presente e al futuro dell’informazione senza DRM (Digital Rights Management – Gestione dei Diritti Digitali).

Fra questi testi c’è anche il mio: “Diplomazia Digitale. La politica estera e i social media”, al prezzo speciale di 8,99 euro.

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I libri in formato epub acquistati su Bookrepublic potranno essere letti e spostati senza limitazioni su qualsiasi dispositivo. Grazie a particolari applicazioni è anche possibile convertirli in formato mobi e leggerli su Kindle.

Tanti i titoli interessanti che l’editore ha deciso di mettere a disposizione senza DRM: dal nuovissimo “Fact Checking” di Sergio Maistrello a “Online Crisis Management” di Daniele Chieffi e “Facebook e la comunicazione politica” di Antonella Napolitano.

 

Bombe a Boston. Il leader ceceno prende le distanze su Instagram.

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La notizia che i due presunti responsabili dell’attentato di Boston del 16 aprile scorso siano di origine cecena ha riacceso i riflettori dei media sul tormentato Paese caucasico, che secondo diversi analisti sarebbe attualmente uno dei santuari del terrorismo islamico.

foto kadyrov

La foto pubblicata da Kadyrov su Instagram

Un duro colpo per l’immagine di una nazione che sta cercando di risollevarsi dopo numerosi anni di guerra tra esercito russo e indipendentisti. Per prendere subito le distanze dalla tragedia di Boston, il Presidente filo-russo della Repubblica cecena Ramzan Kadyrov ha scelto un mezzo piuttosto originale: una foto con incorporata una dichiarazione in russo pubblicata su Instagram, il popolare social network di condivisione di immagini. Sebbene Instagram sia sempre più utilizzato da governi e uomini politici (il presidente turco Abdullah Gul, per esempio) questa è la prima volta che un leader rilascia una dichiarazione attraverso un’immagine.

Questa la traduzione in inglese del testo postato da Kadyrov in russo:

Tragic events occurred in Boston. People died as a result of terrorist activity. Previously, we expressed our condolences to the people of that city and the American nation. Today, according to the mass media, someone named Tsaraev was killed during attempts at his apprehension. It would have been more logical to detain him and investigate, to determine all the circumstances and the level of his guilt. Obviously, paramilitary forces needed to achieve results in order to pacify the populace, at any cost. Any attempts to link Chechnya and these Tsaraevs, even if they are guilty, are futile.  They grew up in the USA and their views and opinions were developed there. Look for the roots of this evil in America. The entire world must fight terrorism together. We know this better than anyone. We wish the injured quick recovery and share the sorrow of the American people. #terrorism #Boston #investigation

Con questa mossa, l’eccentrico e controverso leader ceceno conferma la sua attenzione verso le nuove tecnologie digitali, che egli stesso ha definito molto utili non solo come mezzi di comunicazione, ma anche e sopratutto come strumenti per monitorare l’opinione pubblica.

 

Conflitto: prevenire, porre fine, affrontare le sue conseguenze

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Oggi ho il piacere di ospitare sul mio blog un intervento dell’Ambasciatore britannico presso la Santa Sede Nigel Baker sui conflitti e sulle tragiche ripercussioni per le popolazioni. Un tema attualissimo, che in questi giorni è stato affrontato dal G8 dei Ministri degli Esteri.

 

foto Nigel Baker

L’ambasciatore Nigel Baker

Il G8 dei Ministri degli Esteri si è riunito questa settimana a Londra, nell’ambito della Presidenza del Regno Unito del G8 quest’anno. Come messo in luce dalla loro dichiarazione, i Ministri hanno affrontato tra loro le questioni principali all’ordine del giorno: Siria, Iran, Corea del Nord ed il processo di pace in Medio Oriente. Ma i Ministri dei paesi G8 non hanno soltanto spento il fuoco.

Il punto focale della Presidenza britannica continua ad essere in molta parte nel lungo termine, sul bisogno strategico di prevenire il conflitto, le vie pratiche per trattare le sue conseguenze, in particolare l’impatto devastante su uomini, donne, bambini innocenti trovatisi coinvolti.

Come ho detto alla Radio Vaticana questa settimana, uno degli aspetti più devastanti del conflitto moderno, è l’uso dello stupro come un’arma di guerra. All’urgenza del Regno Unito, che con il Ministro degli Esteri William Hague ha fatto di questo una priorità della propria politica estera, i Ministri degli Esteri hanno approvato una Dichiarazione sulla Prevenzione della Violenza Sessuale nei Conflitti.

Questo documento enuncia le vie pratiche per affrontare la cultura dell’impunità che circonda la violenza sessuale nei conflitti, assicurando che aumenti il numero dei perpetratori assicurati alla giustizia, e che inizi il processo di costruire una coalizione internazionale forte ed efficace per affrontare il problema. La sua scala è immensa. Le cifre delle Nazioni Unite suggeriscono che 500,000 donne sono state stuprate solo nella Repubblica Democratica del Congo. Papa Francesco ha parlato di conflitto e delle sue conseguenze con il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon l’8 aprile scorso. Il Regno Unito, insieme al G8, sta rispondendo al richiamo del Papa ad un’azione urgente. Restiamo in viva attesa del sostegno della Santa Sede a questa importante iniziativa.

I paesi che sono passati attraverso conflitti possono essere aiutati a ritornare alla prosperità. Il G8 si è incentrato in particolare su Birmania e Somalia, guardando a rafforzare un nuovo impegno di entrambi i paesi verso strutture economiche globali ed investitori responsabili, la strada più sicura alla ripresa politica ed economica nel lungo termine. Ci vuole tempo per affrontare cicli di conflitti ed instabilità, ed uno sforzo sostenuto. Il G8 non ha tutte le risposte. Ma mantiene la volontà, il senso di responsabilità globale, di continuare a provare. Questa è l’essenza della Presidenza britannica del G8.

Nigel Baker, Ambasciatore britannico presso la Santa Sede

Testo originale in inglese: http://blogs.fco.gov.uk/nigelbaker/2013/04/12/conflict-preventing-it-ending-it-dealing-with-its-consequences/