Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

 - Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

Stoccolma ospiterà il primo Hackaton di Diplomazia Digitale

Share
Il sito web ufficiale della Svezia

Il sito web ufficiale della Svezia

Il 16 e 17 gennaio diplomatici, comunicatori ed esperti di tecnologia si ritroveranno a Stoccolma per plasmare insieme il futuro della diplomazia digitale. Sarà un brainstorming collettivo di 24 ore con l’obiettivo di raccogliere nuove idee e soluzioni per far fronte alle nuove sfide della comunicazione internazionale.

Si tratta della prima “maratona” di questo genere in ambito diplomatico e non a caso verrà ospitata in Svezia, Paese che negli ultimi anni ha puntato molto sul web e sui social media per promuovere la propria immagine all’estero. Soprattutto grazie al forte impulso del Ministro degli Esteri Carl Bildt, che la recente ricerca Twiplomacy ha consacrato come “il leader politico” più connesso al mondo.

I risultati del lavoro saranno resi disponibili in formato “open source” in modo che tutti possano utilizzarli e contribuire in futuro ad aggiornarli e migliorarli.

L’hashtag dell’evento su Twitter è #sidd.

 

Grande successo per il brainstoming su Twitter di Dubai

Share

uaebrainstorm

Sono oltre 82.000 le proposte per migliorare il sistema sanitario e dell’istruzione di Dubai arrivate tramite il web, dopo che il governatore dell’emirato aveva lanciato su Twitter un invito ai suoi cittadini a partecipare attivamente a una sorta di brainstorming collettivo.

“L’istruzione e la sanità riguardano tutti noi. Per questo invito la società degli Emirati Arabi a pensare in modo collettivo a soluzioni creative. Voglio che uomini, donne e anche bambini si uniscano a noi nella più grande sessione di brainstorm per cercare nuove idee”.

Con questo messaggio su Twitter lo Sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, vice Primo Ministro degli Emirati e governatore di Dubai, aveva dato il via al primo esperimento di questo tipo negli Emirati. E le reazioni non si sono fatti attendere. Migliaia di cittadini hanno pubblicato proposte sul sito del governo, inviato tweet con l’hashtag #uaebrainstorm e realizzato video messaggi. Un successo che conferma la grande vitalità del web e dei social media in quell’area geografica. Secondo una ricerca pubblicata a fine novembre da PeerReach, l’Arabia Saudita è il Paese con la più alta percentuale al mondo di utenti attivi su Twitter (33%).

I numeri dell’iniziativa hanno probabilmente superato le aspettative del governo. Ora arriva il compito più difficile: filtrare, analizzare e valutare le 82.000 proposte arrivate. E soprattutto mettere in pratica le più valide. Esperimenti del genere, che tendono a stimolare la partecipazione dei cittadini, si stanno diffondendo in tutto il mondo. A volte con eccessiva enfasi o con evidenti obiettivi di promozione dell’immagine di un governo. Ma non bisogna sottovalutare i rischi. Chiedere ai cittadini di partecipare attivamente, di studiare idee e di esporsi pubblicamente deve sempre sfociare nell’impegno concreto e visibile delle istituzioni a considerare e attuare le proposte che vengono dal basso. Un lavoro gravoso, ma necessario. In caso contrario la cosiddetta e-democracy può facilmente diventare un boomerang.

I quattro obiettivi del profilo Twitter di Rouhani

Share

rouhani twitter

Sul sito di Sky Tg24 Federico Guerrini ha scritto un ottimo articolo, “Nucleare, l’Iran e la strategia del cinguettio”, sull’attivismo del governo iraniano sui social media nella decisiva fase finale dei negoziati che hanno portato alla firma dello storico accordo sul nucleare.

L’articolo si sofferma soprattutto su Twitter e sottolinea in particolare l’impegno in prima persona del presidente Hassan Rouhani, che ha creato un account in persiano e uno in inglese. Nel pezzo ci sono alcune mie considerazioni che ritengo importante condividere anche qui sul blog, perché il profilo in inglese del leader iraniano rappresenta al momento il caso più interessante di diplomazia digitale in 140 caratteri.

L’analisi dell’esordio di Rohuani su Twitter suggerisce quattro obiettivi principali:

  • veicolare informazioni di prima mano senza l’intermediazione del sistema mediatico ‘occidentale’;
  • consolidare un rapporto nuovo e di maggiore interlocuzione con i principali reporter stranieri, spesso citati nei tweet;
  • cercare di influenzare l’opinione pubblica internazionale per creare una base di consenso che dia maggiori margini di manovra nei negoziati;
  • accreditare una nuova immagine dell’Iran dopo l’oscurantismo di Ahmadinejad.

Il punto debole finora è la mancanza d’interazione con gli utenti. Chi gestisce il profilo non risponde mai a domande, commenti e critiche degli utenti. Attivare delle conversazioni online potrebbe essere il passo in avanti simbolico verso la decisione che tutti ormai attendono: l’eliminazione dei filtri che impediscono ai cittadini iraniani di accedere ai principali social media.

 

Twitter e organizzazioni internazionali, un binomio sempre più stretto

Share
L'account Twitter dell'Unicef, il più seguito a livello globale

L’account Twitter dell’Unicef, il più seguito a livello globale

Nel luglio del 2012 il Cern mandò un tweet per comunicare una delle più straordinarie scoperte scientifiche degli ultimi anni: l’osservazione del Bosone di Higgs.

Si tratta di uno degli esempi più eclatanti della cosiddetta strategia “Twitter first”, ovvero l’uso del popolare social media come primo canale d’informazione per il pubblico, con notizie date in anteprima rispetto alle agenzie stampa e agli altri media tradizionali.

Negli ultimi cinque anni, da quando la piattaforma di microblogging ha cominciato a imporsi nell’Olimpo dei mezzi di comunicazione, le organizzazioni internazionali stanno utilizzando sempre di più i messaggi da 140 caratteri per promuovere la loro attività, sensibilizzare l’opinione pubblica, fare pressione sui governi e raccogliere fondi.

L’ultimo rapporto presentato alcuni giorni fa dalla società di Public Relation Burson-Marsteller scatta una fotografia molto interessante della cosiddetta Twiplomacy nell’ambito delle organizzazioni internazionali.

Al primo posto come numero di follower troviamo l’@Unicef (oltre due milioni), che precede la Nazioni Unite (@UN), il World Economic Forum (@Davos), l’agenzia ONU per i Rifugiati (@Refugees) e il @WWF.

Tra gli account personali dei leader delle organizzazioni, spicca quello di Nabil Elaraby, Segretario della Lega Araba, che surclassa il Direttore Generale del Fondo Monetario Christine Lagarde e il Segretario della Nato Ander Fogh Rasmussen. Non una sorpresa, vista la crescita esponenziale di Twitter nei Paesi arabi e il suo ruolo nelle recenti rivoluzioni.

A parte il numero di follower, più interessante è notare il livello di conversazione di questi account. Il più attivo è Richard Sezibera, Segretario Generale della East African Community: più del 65% dei suoi tweet sono risposte a domande o commenti di altri utenti. Al secondo posto troviamo @DonaldKaberuka, Presidente dell’African Development Bank. Una conferma per l’Africa, continente che domina anche la classifica dei leader di governo più interattivi su Twitter.

La disputa sul nucleare iraniano si combatte online e sui social media

Share
sito nuclear iran

La homepage del sito nuclearenergy.ir

Mentre arrancano i negoziati sul nucleare tra l’Iran e il gruppo 5+1 (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia, Germania), il governo di Teheran lancia una massiccia campagna di comunicazione online in inglese. Un sito web con tutte le informazioni sul programma nucleare, un profilo su Twitter e una pagina Facebook. Un mix di strumenti per veicolare informazioni, confutare le tesi “occidentali”,  influenzare l’opinione pubblica e creare una base di consenso che dia maggiori margini di manovra ai negoziatori.

Il sito nuclearenergy.ir è comparso online qualche giorno fa e presenta una ricca gamma di contenuti: dalla storia del programma nucleare agli aspetti giuridici, dalla controversia diplomatica alle pagine in memoria degli scienziati uccisi dai servizi segreti dei Paesi nemici. Non mancano foto, video, una sezione di FAQ (Frequently Asked Questions) e un blog con aggiornamenti sullo stato dei negoziati.

A conferma della recente attenzione nei confronti dei social media, consacrata dall’attivismo su Twitter del Presidente Rouhani, la strategia di comunicazione prevede anche un profilo su Twitter e una pagina su Facebook.

Dall’8 novembre ad oggi, in meno di una settimana, sono già 181 i tweet inviati per sostenere le ragioni del programma nucleare. Un approccio molto dinamico e ben strutturato, che vede come target non solo l’audience straniera in senso generico, ma soprattutto i giornalisti delle principali testate occidentali. Non a caso nei primi messaggi di promozione dell’account venivano menzionati Christiane Amanpour dell’ABC, Kim Ghattas della BBC e vari reporter delle agenzie internazionali. Ennesima conferma che Twitter rappresenta il miglior strumento di interlocuzione con il sistema dei media.

La pagina Facebook al momento è l’anello debole. Rilancia principalmente i messaggi di Twitter e non ha contenuti elaborati espressamente per questo canale. Appare come il tentativo di stabilire quantomeno una presenza sul social network più diffuso nel mondo, nel quale i contrari al programma nucleare iraniano hanno già guadagnato una certa esposizione, in particolare sulla pagina “United Aganst Nuclear Iran”.

 

La Casa Bianca apre le porte a Instagram

Share

Domenica scorsa, 27 ottobre, la Casa Bianca ha aperto i propri giardini a un selezionato gruppo di appassionati di Instagram, la popolare app per la condivisione di foto. Rispetto ai tour tradizionali, l’Instagram Meetup prevedeva anche la visita di alcune aree più insolite del parco, in particolare il Jacqueline Kennedy Garden, il Rose Garden, il South Lawn e la White House Kitchen Garden.

Un’iniziativa semplice, ma di grande effetto, partita con un invito-concorso a postare online foto di giardini e natura taggate #WHinstameet e terminata con la selezione di un gruppo di persone che hanno avuto l’opportunità di fotografare il palazzo più importante del mondo da angolature inconsuete.

Un ottimo esempio di come i social media possono essere utilizzati per aprire, non solo virtualmente, le porte delle istituzioni. Qui alcune foto condivise dai partecipanti:

instagram white house3

instagram white house4

instagram white house2

Da Wikipedia a YouTube, le nuove guerre online

Share

Il Ministero degli Esteri di Tokyo ha pubblicato sul suo canale ufficiale di YouTube un paio di video nei quali rivendica la sovranità delle isole Sensaku, da decenni al centro di un’accesa disputa tra Giappone, Cina e Taiwan. Minuscole e disabitate, sono in realtà molto strategiche perché garantiscono il diritto esclusivo di sfruttamento delle enormi riserve di gas e olio minerale, della pesca delle acque circostanti e il controllo sulle importanti rotte nautiche della zona.

sensaku video

L’immagine di uno dei video caricati dal governo giapponese su YouTube

I video sono comparsi in concomitanza con un’imponente esercitazione militare che le forze armate giapponesi svolgeranno nei prossimi giorni nell’arcipelago conteso. 36.000 uomini, navi, aerei da combattimento, mezzi anfibi e postazioni missilistiche. Una prova di forza in grande stile. Un messaggio diretto ed eloquente a Pechino, che ha espresso preoccupazione per lo sfoggio di muscoli da parte di Tokyo. Una scelta in linea con l’approccio piuttosto intransigente del Primo Ministro Shinzo Abe, espressione della corrente più conservatrice e nazionalista del partito liberale al potere.

La scelta di accompagnare le manovre militari con video su YouTube, previsti in quasi dieci lingue diverse per raggiungere la più ampia audience possibile, non sorprende. La disputa per le isole Pinnacle si è già da tempo trasferita sul web, in particolare su Wikipedia, dove le pagine dell’edizione inglese dedicate alle isole vengono continuamente aggiornate in modo non certo neutrale da diversi utenti giapponesi, cinesi e taiwanesi che cercano di imporre la loro versione. Ora lo scontro si sposterà su YouTube, la piattaforma che negli ultimi anni si è imposta come seconda fonte di informazioni dopo Google. I video di replica non si faranno sicuramente attendere.

 

Il Dipartimento di Stato punta di nuovo sulla comunicazione digitale

Share
Macom Phillips

Il profilo Twitter di Macom Phillips

Macom Phillips è il nuovo responsabile del Bureau of International Information Programs, il cuore nevralgico della comunicazione verso l’estero del Dipartimento di Stato americano.

35 anni, ex Direttore dei New Media della Casa Bianca e protagonista della campagna elettorale di Barack Obama del 2008, Phillips è stato nominato dal Segretario Kerry per dare nuove vigore alla comunicazione di Foggy Bottom, in particolare sui social media. Compito non facile. Dopo il forte impulso al digitale dato dall’ex Segretario Hillary Clinton e dal suo Advisor per l’Innovazione Alec Ross, ora è il momento di gestire e rafforzare le relazioni con una comunità online di quasi 30 milioni di persone che guarda agli Stati Uniti con sentimenti a volte contrastanti.

Il Bureau non si occupa solo di Internet, ma la scelta di Macom Phillips lascia presagire che la comunicazione online rivestirà un ruolo rilevante durante la nuova era di Kerry. Phillips infatti vanta nel suo curriculum anni di lavoro per la Blue State Digital, l’agenzia che ha seguito la comunicazione online di Obama sin dagli esordi e vera fucina di talenti digitali.

Phillips riporterà direttamente al nuovo Sottosegretario per la Public Diplomacy Richard Stengel, ex-direttore della rivista Time. Una vecchia volpe del giornalismo e un esperto digitale al servizio della diplomazia. Un’accoppiata da tenere d’occhio.

 

Il nuovo Iran di Rouhani si costruisce anche su Twitter

Share
rouhani twitter

Il profilo in inglese di Hassan Rouhani

Grande risalto sui media internazionali per le parole pronunciate dal Presidente iraniano Hassan Rouhani durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York: “l’Iran è pronto ad avviare un negoziato immediato sul dossier nucleare, siamo interessati a un accordo-quadro con gli Stati Uniti”. La mossa di apertura politica, che ha colto di sorpresa molti diplomatici, è stata accompagnata anche da una sapiente regia di comunicazione. In particolare sul nuovo account Twitter del leader iraniano.

L’attività del profilo in inglese si è intensificata proprio a ridosso del 24 settembre, giorno di apertura dell’evento Onu, ed è poi proseguita con una media di 6-7 tweet al giorno con dichiarazioni, link a documenti, foto e dettagli degli appuntamenti in agenda. Un uso attento e prolifico che presenta almeno tre elementi di spiccato interesse.

1)      Innanzitutto vedere così attivo sui social media il successore di Mahmud Ahmadinejad è un segnale di cui tenere conto anche per l’evoluzione della libertà di informazione e di comunicazione online in un Paese nel quale, è doveroso ricordarlo, l’uso delle principali piattaforme è tuttora proibito. Niente illusioni, ma l’intenzione (ben calcolata) di prendere le distanze dal precedente governo potrebbe portare anche a qualche novità su questo delicato versante.

2)      La scelta di aprire due account, uno in iraniano e uno in inglese, rivela una precisa strategia di diplomazia digitale che ha come audience di riferimento l’opinione pubblica internazionale che spesso Teheran reputa oggetto di disinformazione da parte dei media occidentali. Sembra di intravedere un probabile tentativo di bypassare i media e raggiungere direttamente il target.

3)      È piuttosto evidente che le fila dell’account sono mosse da uno staff preparato. I messaggi tendono ad avere uno stile informale, ma mancano ancora interazione e dialogo con gli utenti. C’è invece il tentativo di stabilire relazioni virtuali, tramite retweet e menzioni, con interlocutori di un certo livello: capi di governo, ministri degli esteri e importanti giornalisti occidentali, come Christiane Amanpour, Charlie Rose e Anderson Cooper. Una mossa non scontata e interessante da seguire.

Arriva il nuovo ambasciatore Usa in Italia. E si presenta su YouTube.

Share

John R. Philips, nuovo ambasciatore Usa, arriverà domani a Roma. E intanto si presenta ai cittadini italiani con un video su YouTube.

Una consuetudine che ha preso piede già da un paio d’anni al Dipartimento di Stato. Ormai quasi tutti gli ambasciatori pubblicano prima di partire per la sede di destinazione un video nel quale raccontano la loro storia personale e professionale. Spesso con aneddoti sulla vita privata che relegano la discrezione e la riservatezza al passato della comunicazione diplomatica.

I video su YouTube rappresentano anche un elemento di forte discontinuità con secoli di rigidi protocolli, visto che la loro pubblicazione online precede la cerimonia dello scambio delle lettere credenziali, con la quale il diplomatico viene formalmente accolto e può così cominciare la sua attività.

Un altro esempio di come la comunicazione online sta rivoluzionando contenuti e forme della diplomazia.

Ci sono alcuni altri farmaci che sono stati contrassegnati con un comprare levitra Arrestando allontanando il sangue dallorgano, una sostanza chimica specifica che invalida le caratteristiche hardon essenzialmente 20 mg levitra 20 mg cialis Secondo Wyeth Pharmaceuticals Lybrel, il 59% delle ragazze che assumevano il produttore levitra purchase acquisto online cialis 3. Lalta pressione sanguigna da sola può causare buy generic levitra acquistare viagra contrassegno Diversi uomini hanno dilemmi a breve termine come questo ogni tanto. Questo cheap levitra cialis cheapest Quasi ogni essere vivente porta i bambini di sesso femminile. Devi essere in discussione perché sto usando acquistare levitra