Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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Business, diplomazia e social media. Il mix di Israele per parlare con gli arabi.

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israel gcc

Il governo israeliano ha aperto nei giorni scorsi un profilo su Twitter dedicato alle relazioni con i Paesi del Gulf Cooperation Council (GCC): Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar e Bahrain. Una sorta di ambasciata virtuale che dovrebbe sopperire all’assenza di rapporti diplomatici ufficiali e al divieto vigente nei Paesi arabi di scambi commerciali con le aziende israeliane.

Yigal Palmor, uno dei portavoce del governo di Tel Aviv, ha sottolineato che il sito di micro-blogging “può essere un ottimo strumento per stabilire un dialogo con i cittadini di quei Paesi. Ci piacerebbe scambiare messaggi su ogni tema, dal business alla tecnologia, dalla politica ai temi sociali”.

In realtà l’obiettivo del nuovo profilo Twitter sembra essere principalmente legato alla diplomazia economica: rafforzare i legami diretti con cittadini, potenziali clienti e operatori commerciali di mercati piuttosto allettanti per i prodotti israeliani. Ad oggi, nonostante l’embargo ufficiale, le esportazioni di Tel Aviv verso i sei Paesi del GCC ammontano a circa 500 milioni di dollari l’anno e le potenzialità sono enormi, soprattutto nei settori dell’informatica, della sicurezza, delle tecnologie agricole, delle apparecchiature mediche e dei diamanti.

È proprio il fiorente settore delle pietre preziose a fare da pioniere nella definizione dei nuovi rapporti di diplomazia economica nella regione del Golfo. Negli ultimi anni il Dubai Diamond Exchange è divenuto uno dei più importanti hub mondiali per il commercio di diamanti, con un giro di affari che sfiora i 40 miliardi di dollari. E gli operatori israeliani, da sempre leader del settore, sono benvenuti, nonostante il divieto ufficiale di ingresso per chi possiede un passaporto con la stella di David.

Il governo di Netanyahu punta dunque su un mix di business, diplomazia e social media. La scelta di Twitter non è casuale. Nell’ultimo anno gli utenti attivi del mondo arabo sono quasi raddoppiati, passando da 2 a 3,7 milioni. Un boom che ha interessato soprattutto la fascia più ricca, emancipata e influente della popolazione. Proprio il target di pubblico della strategia social di Tel Aviv.