Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

 - Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

Grande successo per il brainstoming su Twitter di Dubai

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Sono oltre 82.000 le proposte per migliorare il sistema sanitario e dell’istruzione di Dubai arrivate tramite il web, dopo che il governatore dell’emirato aveva lanciato su Twitter un invito ai suoi cittadini a partecipare attivamente a una sorta di brainstorming collettivo.

“L’istruzione e la sanità riguardano tutti noi. Per questo invito la società degli Emirati Arabi a pensare in modo collettivo a soluzioni creative. Voglio che uomini, donne e anche bambini si uniscano a noi nella più grande sessione di brainstorm per cercare nuove idee”.

Con questo messaggio su Twitter lo Sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, vice Primo Ministro degli Emirati e governatore di Dubai, aveva dato il via al primo esperimento di questo tipo negli Emirati. E le reazioni non si sono fatti attendere. Migliaia di cittadini hanno pubblicato proposte sul sito del governo, inviato tweet con l’hashtag #uaebrainstorm e realizzato video messaggi. Un successo che conferma la grande vitalità del web e dei social media in quell’area geografica. Secondo una ricerca pubblicata a fine novembre da PeerReach, l’Arabia Saudita è il Paese con la più alta percentuale al mondo di utenti attivi su Twitter (33%).

I numeri dell’iniziativa hanno probabilmente superato le aspettative del governo. Ora arriva il compito più difficile: filtrare, analizzare e valutare le 82.000 proposte arrivate. E soprattutto mettere in pratica le più valide. Esperimenti del genere, che tendono a stimolare la partecipazione dei cittadini, si stanno diffondendo in tutto il mondo. A volte con eccessiva enfasi o con evidenti obiettivi di promozione dell’immagine di un governo. Ma non bisogna sottovalutare i rischi. Chiedere ai cittadini di partecipare attivamente, di studiare idee e di esporsi pubblicamente deve sempre sfociare nell’impegno concreto e visibile delle istituzioni a considerare e attuare le proposte che vengono dal basso. Un lavoro gravoso, ma necessario. In caso contrario la cosiddetta e-democracy può facilmente diventare un boomerang.

La Casa Bianca apre le porte a Instagram

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Domenica scorsa, 27 ottobre, la Casa Bianca ha aperto i propri giardini a un selezionato gruppo di appassionati di Instagram, la popolare app per la condivisione di foto. Rispetto ai tour tradizionali, l’Instagram Meetup prevedeva anche la visita di alcune aree più insolite del parco, in particolare il Jacqueline Kennedy Garden, il Rose Garden, il South Lawn e la White House Kitchen Garden.

Un’iniziativa semplice, ma di grande effetto, partita con un invito-concorso a postare online foto di giardini e natura taggate #WHinstameet e terminata con la selezione di un gruppo di persone che hanno avuto l’opportunità di fotografare il palazzo più importante del mondo da angolature inconsuete.

Un ottimo esempio di come i social media possono essere utilizzati per aprire, non solo virtualmente, le porte delle istituzioni. Qui alcune foto condivise dai partecipanti:

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instagram white house2

E’ online il bando per il Premio EGov 2013

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egov

C’è tempo fino al 31 luglio per partecipare al Premio EGov 2013 dedicato ai progetti più innovativi nell’ambito della pubblica amministrazione italiana.

L’iniziativa rappresenta un’importante occasione di condivisione e valorizzazione di idee per il miglioramento dei servizi offerti dai vari livelli della nostra amministrazione. Anche se il focus sembra rivolto in particolare ai servizi locali, il premio potrebbe essere una buona opportunità anche per il Ministero degli Esteri per dare visibilità alle sue iniziative tecnologiche e permetterebbe alla Farnesina di accreditarsi come uno degli attori istituzionali che producono innovazione.

Possono concorrere al premio i Ministeri, le Regioni, le Province, tutti i Comuni, le Comunità montane, le Associazioni e Unioni di Comuni, le Aziende per la promozione turistica a maggioranza pubblica, le Unità Sanitarie Locali e le Aziende sanitarie pubbliche.

Sono previsti sei sezioni: Smart Cities e Smart Territories; Sostegno a imprese e start-up; Efficienza interna; Open data e Partecipazione; Cultura Digitale; Qualificazione dei Servizi di polizia locale.

La premiazione si terrà a Riccione il 19 settembre 2013.

 

Le consultazioni globali delle Nazioni Unite

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La piattaforma online The World We Want 2015

Nei prossimi giorni è prevista la pubblicazione da parte delle Nazioni Unite del rapporto sul più grande esperimento di “crowdsourcing di idee” a livello mondiale mai realizzato finora: il “Global Conversations“. Una consultazione online – ma non solo – lanciata nei mesi scorsi dal Programma per lo Sviluppo dell’ONU (UNDP) per individuare i nuovi obiettivi di sviluppo sui quali la comunità internazionale dovrà concentrare i propri sforzi dopo il 2015. In quell’anno si concluderà il Millennium Development Goals, il progetto lanciato nel 2000 che impegna gli Stati su otto obiettivi fondamentali:

1. Sradicare la povertà estrema e la fame

2. Rendere universale l’istruzione primaria

3. Promuovere la parità dei sessi e l’autonomia delle donne

4. Ridurre la mortalità infantile

5. Migliorare la salute materna

6. Combattere l’HIV/AIDS, la malaria ed altre malattie

7. Garantire la sostenibilità ambientale

8. Sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo

Grazie all’iniziativa Global Conversations, i cittadini avranno la possibilità di far arrivare la loro voce all’Assemblea Generale dell’ONU del prossimo settembre, nella quale i rappresentanti dei governi cominceranno a discutere dei risultati raggiunti e soprattutto delle nuove sfide da affrontare nel futuro.

Secondo i primi dati rilasciati dall’ONU, oltre mezzo milione di cittadini da quasi tutto il mondo hanno partecipato alle consultazioni, sia sulla piattaforma online World We Want 2015, che tramite incontri organizzati dai funzionari dell’ONU in aree del mondo nelle quali la penetrazione di internet è ancora scarsa o assente.

Tre gli elementi principali emersi finora:

1) Occorre innanzitutto accelerare il raggiungimento degli obiettivi prefissati per il 2015.

2) Le prossime sfide dovranno riguardare soprattutto sostenibilità, governance, sicurezza e lavoro.

3) I cittadini chiedono di partecipare sia alla fase di definizione dei nuovi obiettivi che al monitoraggio dei risultati.

Quest’ultimo punto lascia prevedere che il rapporto tra nuove tecnologie e partecipazione dei cittadini a livello globale sia destinato ad arricchirsi di nuovi sviluppi.

 

La Casa Bianca arriva anche su Instagram

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white house instagram

Salgono a 18 i social media nei quali la Casa Bianca ha un proprio profilo istituzionale. Da ieri il vertice dell’amministrazione americana è anche su Instagram, l’applicazione per dispositivi mobili che permette di scattare foto – e da pochi giorni anche girare brevi video – applicare filtri e condividere le immagini online.

Per la foto d’esordio è stato scelto l’elicottero presidenziale, il Marine One, che si alza in volo al tramonto. Sullo sfondo si intravede il Washington Monument, uno dei simboli della capitale. L’immagine raffigura l’inizio della vacanze per il Presidente Obama e la famiglia, che passeranno una decina di giorni in Africa, tra Senegal, Tanzania e Sud Africa. Sono già stati postati online anche due brevi video dell’arrivo a Dakar.

Chissà se nel corso della vacanza verranno pubblicate foto scattate dallo stesso Obama, così come aveva fatto sempre su Instagram il Presidente turco Abdullah Gul durante un safari in Kenya.

Dopo PinterestTumblr, la Casa Bianca ha scelto dunque di continuare a espandere la propria presenza nei social media. Anche su quelle piattaforme che potrebbero sembrare poco adatte all’ambito istituzionale, soprattutto perché richiedono una comunicazione visuale creativa e fuori dagli schemi tradizionali. Sarà interessante vedere come la squadra di comunicatori della Casa Bianca saprà gestire questa nuova sfida.

 

Politica e Web. La riscossa dei Repubblicani comincia da Facebook.

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Andy Barkett, 32 anni, ingegnere di Facebook e con un passato a Google, è stato nominato Chief Technology Officer (CTO) del Partito Repubblicano. Il primo nella lunga storia del Grand Old Party a ricoprire questo ruolo. Sarà lui a costruire l’infrastruttura per la gestione dei dati nelle prossime campagne elettorali, a partire dalle cruciali Midterm elections del 2014. Obiettivo: recuperare l’enorme divario tecnologico con il Partito Democratico, che grazie alla squadra capitanata dal genio dei dati Harper Reed, ha surclassato i repubblicani nelle ultime presidenziali vinte da Obama.

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Dibattito tra Obama e Romney nella campagna elettorale 2012

Per cercare di scalfire l’attuale supremazia tecnologica del Partito Democratico, i repubblicani hanno scelto di ripercorrere la stessa strada di Obama, che nel 2008 scelse tra i suoi primi collaboratori il giovanissimo Chris Hughes (classe 1983), co-fondatore di Facebook.

Si consolida dunque lo stretto rapporto tra Washington e la Silicon Valley, tra il potere politico e il mondo del web. Un’alleanza che ha caratterizzato anche lo sviluppo della diplomazia digitale del Dipartimento di Stato, dove l’ex-Senior Advisor per l’Innovazione Alec Ross (non proveniente dalla carriera diplomatica) ha guidato con bravura le feluche nel nuovo mondo dei social media.

Questa è la tendenza che arriva da oltreoceano: la politica e le istituzioni si avvalgono sempre più di professionalità esterne, di nuove competenze, di portatori d’innovazione. Scelti in base a merito e trasparenza. Aspetto da non sottovalutare. La ricerca di un CTO per il Partito Repubblicano è stata lanciata pubblicamente a marzo scorso. Importiamo dagli Stati Uniti queste buone pratiche. Non solo i guru.

 

La Casa Bianca su Tumblr. Mix di comunicazione visuale e interazione con i cittadini.

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Da circa una settimana la Casa Bianca è su Tumblr, la piattaforma che ospita oltre 106 milioni di blog in tutto il mondo. Con l’arrivo sul sito creato nel 2007 dal giovanissimo David Karp (classe 1986), salgono a 17 i social media sui quali l’ufficio del Presidente USA ha una presenza, dai popolari Facebook e Twitter ai meno noti Github e Socrata.

L'immagine del primo post della Casa Bianca su Tumblr

L’immagine del primo post della Casa Bianca su Tumblr

50 miliardi di post e più di 170 milioni di utenti unici al mese. Sono gli impressionanti numeri di un social media che negli ultimi mesi sta guadagnando sempre più popolarità in tutto il mondo.  Grazie all’uso intuitivo, alla possibilità di personalizzare il proprio blog, alla facilità di rilanciare i post di altri (tramite una sorta di retweet) e soprattutto grazie al fatto che si presta molto bene alla condivisione di foto e video, una delle tendenze più in voga del web attuale.

Per usare bene Tumblr (ma non solo) è fondamentale una strategia di contenuti con un forte accento sulla comunicazione visuale. Ed è quello che sta facendo finora la Casa Bianca, puntando esclusivamente su foto, infografiche e perfino gif animate. Con un mix di contenuti molto eterogeneo, ma accuratamente studiato: dal fotomontaggio di Obama con la frangetta che imita la moglie all’immagine per promuovere la riforma della legge sull’immigrazione, dalla foto dei ballerini messicani all’infografica che evidenzia l’aumento dei posti di lavoro nel settore privato.

Tumblr non sarà però solo comunicazione visuale. Nel primo post la Casa Bianca ha sottolineato che “…this is also about you. President Obama is committed to making this the most open and accessible administration in history, and our Tumblr is no exception. We want to see what you have to share: Questions you have for the White House, stories of what a policy like immigration reform means to you, or ways we can improve our Tumbling. We’re new here, and we’re all ears”.

Un passaggio importante, che marca immediatamente il carattere “social” dell’account. Così come dovrebbe sempre avvenire. Ma troppo spesso istituzioni e politici se lo dimenticano.

 

Il governo britannico comunica con i “tweet in esclusiva”

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La nuova frontiera della comunicazione istituzionale sui social media? Notizie in esclusiva date solo ad alcuni giornalisti tramite Twitter. È l’insolita – e controversa – tecnica che sta sperimentando l’ufficio stampa del Primo Ministro britannico David Cameron. Il Direttore della Comunicazione Craig Oliver ha sposato in pieno la cosiddetta “Twitter-first strategy”, aggiungendo anche la selezione mirata dei giornalisti ai quali offrire determinate notizie.

L'account su Twitter del governo britannico

L’account su Twitter del governo britannico

Ovviamente il nuovo approccio non piace a tutti e diverse voci critiche hanno già richiamato l’attenzione sul fatto che le informazioni sull’attività di governo andrebbero date a tutti nello stesso momento e nelle sedi istituzionali. Ma al momento Downing Street sembra intenzionata ad andare avanti con questa scelta. Craig Oliver è un estimatore di Twitter ed è stato lui nel gennaio 2011 a chiedere un accurato sistema di monitoraggio dei tweet nell’ufficio stampa e soprattutto a convincere un riluttante Cameron dell’importanza di questo strumento sia per la comunicazione del governo che del partito.

A differenza di altri Paesi, nei quali i partiti conservatori sono a volte meno all’avanguardia nell’uso delle nuove tecnologie digitali, in Gran Bretagna i Tories sono più attivi su Twitter dei loro rivali politici del Labour e il partito vanta più di un milione di followers.  Secondo il sito Techpresident, per colmare questo divario i laburisti si sarebbero affidati alle sapienti mani di Blue State Digital, l’agenzia di comunicazione online che ha curato le campagne di Barack Obama e che oggi è considerata una delle migliori nel panorama digitale.

 

I segreti della strategia online della Casa Bianca

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“All’interno dell’ufficio della Strategia Digitale mi occupo di cercare modi innovativi per interagire e coinvolgere i cittadini e per aumentare il nostro pubblico online. Vuol dire cercare opportunità per lavorare con i media online e per sviluppare le nostre iniziative sui social media. L’obiettivo è quello di entrare in contatto con le persone nei luoghi online dove già interagiscono e si informano”.

 

Questo è il lavoro di Kori Schulman, giovanissima responsabile dell’Online Engagement della Casa Bianca. Intervistata da The Next Web, Kori racconta alcuni dettagli sull’attività quotidiana che si cela dietro la strategia digitale dell’amministrazione Obama.

“Se nel 2009 la nostra priorità era quella di costruire una solida presenza sui social media come Facebook e Twitter, ora siamo più concentrati su come usare questi strumenti per stimolare la partecipazione pubblica, che spazia dal rispondere alle domande fino a raccogliere spunti per l’azione legislativa”.

Un esempio citato da Kori:

In fighting to preserve tax cuts for the middle class last month, President Obama called on people to speak out and share what $2,000 meant to them on Twitter, Facebook and whitehouse.gov. Hundreds of thousands of people participated…the President stopped by the home of someone that shared their My2k story on WH.gov, the Vice President had lunch with a few folks that were concerned about the issue and spoke out online, and others were invited to the White House to join a discussion.

 

Dall’intervista emerge un elemento interessante della strategia: la continua ricerca di partnership per attuare le iniziative, come nel caso della campagna sul rifinanziamento dei mutui:

To raise awareness around the President’s plan to help homeowners refinance, we teamed up with the real estate site Zillow.com to discuss refinance with homeowners from around the country. Zillow moderated a Google+ Hangout with the Secretary of Housing and Urban Development, and more than 70,000 people tuned in live.

 

Questo aspetto è molto importante, eppure viene spesso trascurato nei tentativi (goffi) di imitare le politiche online dell’amministrazione americana. Lanciare delle iniziative con associazioni o imprese private può essere un ottimo modo per raggiungere un’audience più ampia, aprire il dibattito e stimolare maggiore coinvolgimento. Questo vale sia nell’ambito della comunicazione politica interna, che in quello della diplomazia digitale, dove molti governi sono riusciti a migliorare la propria comunicazione grazie a campagne internazionali attuate in partnership con Organizzazione Non Governative.

Chavez torna in patria. E lo annuncia su Twitter.

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“Siamo tornati nella madrepatria venezuelana. Grazie mio Dio! Grazie amato popolo! Continueremo qui le cure”. Il Presidente del Venezuela Hugo Chavez ha annunciato stamane su Twitter di essere rientrato a Caracas dopo l’operazione subita nel dicembre scorso a Cuba. L’ultimo tweet risaliva al 1 novembre.


Dando in anteprima la notizia in 140 caratteri, il secondo leader politico al mondo più seguito su Twitter (dopo il Presidente Usa Barack Obama) conferma così la sua passione per il sito di microblogging. Definito inizialmente “uno strumento del terrore capitalistico”, Twitter è divenuto poi “un’arma che la rivoluzione deve usare”. Nel giro di poche ore il tweet è stato ritwittato oltre 10.000 volte e la notizia è finita rapidamente su tutti i siti del mondo.

Retorica antiamericana e anticapitalista, populismo e spirito rivoluzionario. Sono queste le caratteristiche dell’account che vanta quasi 4 milioni di follower. Il leader che si ispira a Castro e che una volta parlò in diretta televisiva per più di otto ore consecutive senza pause, ora comunica assiduamente a colpi di tweet. Un segno eloquente della nuova era politica digitale.

 

 

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