Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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La nuova kindle diplomacy

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Dal 2 giugno Suzi Levine è la nuova ambasciatrice degli Stati Uniti in Svizzera. E detiene un curioso primato: è stato il primo diplomatico della storia a giurare su una copia digitale della costituzione americana. Mano destra posata con emozione su un Kindle, il popolare lettore di e-book. Niente libro in pelle dalle eleganti finiture.

Cambiano i tempi, cambiano le tecnologie e anche i riti tradizionali della diplomazia si adeguano.

Probabilmente per la Levine, un passato da manager in Microsoft ed Expedia, deve essere stato un gesto naturale. Come quello di scrivere in prima persona su Twitter o di presentarsi agli svizzeri con un bel video su YouTube. Un esempio di professionista al passo con l’evoluzione digitale.

Londra cerca un portavoce di lingua araba e persiana. Con un annuncio su LinkedIn

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C’è tempo fino al 3 marzo per inviare la candidatura per una posizione aperta dal Ministero degli Esteri britannico: portavoce di lingua araba e persiana. Salario di circa 50.000 sterline all’anno. E visto che sotto la sapiente guida del ministro William Hague la diplomazia di Londra ha sviluppato un approccio di comunicazione molto orientato al web, l’annuncio è stato pubblicato su LinkedIn, il principale social network per professionisti. La stessa descrizione del lavoro prevede espressamente l’uso dei social media per “promuovere e difendere le politiche della Gran Bretagna”.

Il social media hub del Foreign Office

Queste le principali funzioni della posizione:

Acting as the FCO’s London-based Arabic and, if possible and over time, Farsi spokesperson, giving broadcast and print interviews, background briefings and using social media to promote and defend UK policy.

Focus on the core Middle East policy areas, but you will also need to address at a higher level wider UK issues which matter to Arab audiences.

To maintain the FCO’s relationship with a broad range of media outlets, assisting the FCO in understanding the Arab media and engaging with it.

To work closely with FCO departments, posts and others in Whitehall on the development of strategic, innovative and proactive ways to deliver UK objectives through communications activity, including digital engagement, across the MENA region;

To collaborate with Press and Digital Department colleagues to provide quality strategic media and wider communications advice to Ministers and senior officials, and to maximise the opportunities to achieve their objectives through strategic and creative communications advice.

To support the Iran team in delivering its objectives through creative strategic communications, working in conjunction with the FCO’s Farsi bloggers.

Probabilmente il nuovo arrivato sostituirà Barry Marston, il portavoce diventato popolare nell’ambiente diplomatico per i suoi video su YouTube nei quali parla direttamente al popolo iraniano spiegando le posizioni (e le critiche) britanniche nei confronti del governo di Teheran. Un interessante esempio di uso dei social media da parte delle diplomazie per aggirare i mezzi di comunicazione tradizionali, quando questi vengono percepiti come troppo legati a un governo ostile.

Le elezioni non si vincono sul web. Ma il web aiuta a vincerle.

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125 milioni di contatti personali tramite telefonate, attività di porta-a-porta e incontri svolti da quasi 700mila volontari. È il dato che mi ha più impressionato della presentazione fatta ieri sera alla Camera dei Deputati da Michael Slaby, Chief Integration and Innovation Officer della campagna elettorale di Obama.

Michael Slaby

Tre ragioni per le quali vale la pena soffermarsi su questo numero:

1)      Il forte “accento tecnologico” della campagna: il fatto che l’enorme attività sul campo delle migliaia di volontari in tutto il Paese sia stata attentamente catalogata, analizzata e integrata tramite piattaforme innovative con il resto dei dati provenienti da altri ambiti della campagna, come l’attività sul web, il marketing tramite email, la pubblicità o il fundraising.

2)      La grande capacità di mobilitazione che la politica americana ancora riesce ad esercitare, nonostante il calo della fiducia nei confronti delle istituzioni che accompagna in particolare questa fase di crisi economica.

3)      I 125 milioni di contatti sono avvenuti “offline”, ma sono stati generati soprattutto, ma non solo, grazie alla comunicazione online, il cui obiettivo era proprio quello di incitare e motivare le persone a sostenere concretamente il candidato, non solo a votarlo.

Quando si discute della campagna elettorale americana, in particolare di quella di Obama, ci si sofferma spesso sul ruolo cruciale dei social media, senza però tenere conto che le nuove tecnologie digitali possono sì aiutare a spostare voti, ma sono soprattutto degli ottimi strumenti di mobilitazione. Le elezioni non si vincono sul web, ma il web può aiutare a vincerle. Per questo è fondamentale stabilire nella strategia dei canali di collegamento tra la comunicazione online e quell’attività sul campo che, anche nell’epoca delle piattaforme virtuali e della realtà aumentata, rimane decisiva. Un suggerimento che vale anche per la diplomazia digitale.

Nasce la mappa interattiva della diplomazia digitale

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L’agenzia di stampa francese AFP ha lanciato oggi un nuovo portale dedicato alla diplomazia digitale che contiene una mappa interattiva di circa 4.000 profili Twitter di capi di stato e di governo, ministri, diplomatici, attivisti politici e organizzazioni di 120 Paesi del mondo. Un progetto ambizioso che testimonia la crescente attenzione verso il fenomeno della cosiddetta e-diplomacy.

 

ediplomacy

Il nuovo portale dedicato all'e-diplomacy

“Sia gli Stati che la società civile stanno utilizzando sempre di più i nuovi strumenti tecnologici per portare avanti gli obiettivi di politica estera e per influenzare l’opinione pubblica. Il nuovo hub apre una finestra in tempo reale su questo mondo e permette all’utente di interagire con esso”. Così il comunicato ufficiale dell’Agence France Press descrive il nuovo portale, diviso in sei capitoli tematici. Una mappa interattiva illustra gli scambi di tweet tra Stati e organizzazioni multilaterali e mette periodicamente in evidenza i cinque #hashtag più citati dai 4.000 account del database, oltre al volume dei messaggi divisi per singolo Paese. Due finestre sono dedicate ad una classifica dell’influenza degli attori internazionali, basata su numero di followers, volume dei retweet e grado di interazione con gli utenti. Una sezione infine mostra le connessioni tra i vari attori internazionali, una rete disegnata in base a “chi-segue-chi”.

Iniziativa degna di nota quella dell’AFP, che si conferma una delle agenzie più all’avanguardia nell’offerta di prodotti multimediali. Se gestito bene, il portale potrà diventare una sorta di mappamondo interattivo per decifrare il nuovo panorama della geopolitica digitale.

“Voglio che la gente entri nel mio mondo”. Un diplomatico digitale racconta perchè ha scelto Twitter..

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“Voglio comunicare. Voglio che la gente entri nel mio mondo. Voglio che vedano l’attività quotidiana dell’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, il tipo di sfide con le quali è chiamato a confrontarsi”.

Contiene interessanti spunti sulla diplomazia digitale l’intervista all’ambasciatore israeliano a Washington Michael Oren, che in alcuni passaggi smentisce l’immagine stereotipata del diplomatico chiuso nel suo mondo, che preferisce lavorare dietro le quinte, senza le interferenze dell’esposizione mediatica.

 

 

Approdato da poco su Twitter, Oren ne tesse le lodi come strumento fondamentale non solo per comunicare, ma anche per sviluppare relazioni e per analizzare il contesto in cui si opera. “Oggi ci sono ben poche alternative che abbiano la portata e l’efficacia di Twitter nel raggiungere un pubblico vasto e composto in prevalenza da giovani. Inoltre mi permette di mantenere le relazioni con i giornalisti e gli altri diplomatici. Non si tratta solo di diffondere messaggi, ma anche di ascoltare. Twitter è uno strumento per sapere cosa succede e per avere dei riscontri e questo è molto importante”.

Storico di fama e autore di diversi libri, l’ambasciatore israeliano confida di essere lui stesso a scrivere i tweet. Confermando come le nuove tecnologie possano coniugarsi bene anche con background professionali e personali molto distanti da internet. “Ho dovuto imparare e passare da scrivere libri di 800 pagine a tweet di 140 caratteri.”

La Svezia si racconta su Twitter. Con le storie dei suoi cittadini.

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Questa settimana tocca a Lina, 26 anni, originaria di Lund, a sud di Stoccolma, appassionata di viaggi e comunicazione. È lei a mandare messaggi e interagire con i followers di @sweden, il profilo Twitter ufficiale della Svezia, definito “l’account più democratico del mondo”. Un ottimo esperimento di crowd-tweeting in cui il Paese scandinavo parla di sé attraverso i propri cittadini, pronti a condividere storie di vita quotidiana, passioni, luoghi da visitare e suggerimenti su attività da fare. Ogni settimana una persona diversa. Prima di Lina è stata la volta di Magnus, Elin, Jessica…Una grande narrazione corale per promuovere in modo innovativo e coinvolgente i diversi aspetti della Svezia. Un’iniziativa che rientra a tutti gli effetti nell’ambito della diplomazia digitale.

 

 

Il progetto, denominato “Curators of Sweden”, è molto interessante perché prova ad aggirare due dei maggiori ostacoli della comunicazione istituzionale sui social media: la mancanza di credibilità di chi per missione è chiamato a promuovere se stesso sul web e la fisiologica difficoltà a stabilire engagement online tra persone ed entità statali. Prima nazione al mondo a “cedere” il profilo ufficiale nelle mani dei cittadini, la Svezia punta a una promozione emozionale, basata su storie personali e non su messaggi confezionati. Una tecnica molto efficace sui social media, soprattutto perché stimola un rapporto empatico con gli utenti stranieri che si trovano maggiormente a loro agio a interagire con delle persone reali, piuttosto che con anonimi uffici. Grazie a questa impostazione, l’account si è guadagnato finora circa 29,000 followers in continuo aumento. Così come è in aumento il livello del dialogo tra utenti.

Come si diventa ambasciatori della Svezia su Twitter? Innanzitutto non ci si può autocandidare, ma bisogna essere indicati da altre persone che devono motivare accuratamente la proposta. Per ora vengono accettati solo cittadini svedesi, ma gli organizzatori non escludono che in futuro le porte si potrebbero aprire anche agli stranieri residenti in Svezia, che possono offrire un punto di vista alternativo sul Paese. Un esperimento da seguire con attenzione.

Italia-Russia, il nuovo rapporto si costruisce anche su Facebook

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In poco più di un mese si è guadagnata oltre 200 “likes” e mira a diventare il principale punto di riferimento italiano per i russi che popolano Facebook. È la nuova pagina della nostra ambasciata a Mosca guidata da Antonio Zanardi Landi, che ha deciso di puntare sul popolare social network per far conoscere meglio l’attività della missione in Russia, grazie a un mix ben bilanciato di argomenti: un po’ di soft diplomacy (mostre, presentazioni di libri, concerti) e notizie di maggior peso politico ed economico, come l’accordo strategico siglato il 25 aprile tra ENI e Rosneft, il gigante russo del petrolio.

La pagina Facebook dell'ambasciata italiana in Russia

In Russia Facebook è molto diffuso, ma ancora fatica a recuperare il divario che lo divide dal social network più famoso, VKontakte, una sorta di clone usato in prevalenza da teen-ager. Per questo motivo la scelta di utilizzare Facebook appare corretta, visto che il pubblico di riferimento della missione diplomatica dovrebbe essere soprattutto la fascia over 25, con la quale l’engagement può avvenire sia su temi come la cultura, il turismo o in generale il Made in Italy, che sui diversi aspetti delle relazioni politiche tra i due Paesi.

La prossima visita del Presidente del Consiglio Monti, annunciata dall’ambasciatore italiano la scorsa settimana, potrebbe essere un’ottima occasione per promuovere la pagina Facebook, allargare il bacino di utenti e stabilire un rapporto più interattivo con il pubblico russo interessato all’Italia.

“La diplomazia? Non solo rapporti politici, ma relazioni con le persone”

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La politica riguarda le persone. Senza una profonda comprensione dei cittadini stranieri, le nostre politiche si muoverebbero a occhi chiusi. Non possiamo basarci solo sulle conversazioni tra leader politici. Dobbiamo entrare in contatto con le persone e fargli sapere che le ascoltiamo, che prestiamo attenzione a loro e che lavoriamo per aiutarle.

Con queste parole Tara Sonenshine ha accompagnato il suo giuramento come nuovo Sottosegretario del Dipartimento di Stato per la Public Diplomacy. Durante la cerimonia tenutasi martedì 24 aprile a Washington, l’ex Vice-Presidente esecutivo dell’US Institute for Peace ha sottolineato uno degli obiettivi chiave della nuova diplomazia digitale: la connessione con le persone attraverso i social media.

Dobbiamo scrivere, postare sui blog, twittare e incontrare di persona la gente…Il Segretario Clinton ha compreso l’importanza di connettere le persone. È stata lei a rendere la diplomazia intesa come relazione tra le persone una parte centrale della nostra politica internazionale.

Tara Sonenshine ha fatto un discorso breve e molto personale. Ma ha subito messo in chiaro che il rapporto con i cittadini stranieri e l’uso dei social media continueranno a essere strategici per la promozione della politica estera americana nel mondo. E l’immediata apertura di un suo account su Twitter ne è la conferma.

L’Afghanistan e il conflitto su Twitter

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Il violento attacco che i talebani hanno sferrato domenica 15 aprile nella zona di massima sicurezza di Kabul e in tre province dell’est del Paese ha segnato l’inizio dell’offensiva di primavera. Come ogni anno, la fine del duro inverno afgano coincide con una recrudescenza del conflitto. Sia sul campo di battaglia che online.
Dopo dieci anni di logorante guerra, la Nato si trova a combattere su due fronti: tra le insidiose montagne afgane e sui social network, dove l’attività di propaganda e reclutamento dei talebani è sempre più risoluta.

La rivendicazione degli ultimi attacchi è avvenuta su Twitter, dove i ribelli hanno sottolineato che si è trattato di “una vendetta per gli abusi dei marines”. Abdulqahar Balkhi (@ABalkhi), che si autodefinisce emiro islamico dell’Afghanistan, è uno dei portavoce talebani più attivi sul sito di microblogging. Durante gli scontri di domenica aggiornava i suoi quasi 5.000 follower con tweet in diretta sull’andamento delle battaglie, con bilanci finali quasi sempre a favore dei ribelli, ma non coincidenti con le notizie che arrivavano dal fronte.

balkhi twitter

Uno degli obiettivi principali dell’uso dei social network è proprio quello di aggirare i media tradizionali, che secondo i ribelli sarebbero al servizio delle potenze occidentali e nasconderebbero la reale situazione del Paese. @alemarahweb, altro “account ribelle” molto attivo, ha chiuso la giornata annunciando addirittura che “dopo 24 ore di incessante battaglia, più di 220 pupazzi della Nato sono stati uccisi…”

Anche se a prima vista questi account appaiono poco credibili, gli americani li seguono con attenzione e non sottovalutano la recente escalation della guerra online. Il profilo su Twitter delle forze ISAF (@ISAFmedia) è sempre più impegnato a diffondere informazioni e a controbattere la propaganda talebana in un conflitto che si combatte sempre più a colpi di tweet.

 

Online la postfazione di “The Net Delusion” di Morozov

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Eugeny Morozov, l’autore del libro “The Net Delusion” (tradotto in italiano da Codice Edizioni con il titolo “L’ingenuità della Rete”),  ha pubblicato online la postfazione al volume, che potete leggere anche su questo blog. Nuovi e provocatori spunti per riflettere su internet, democrazia e regimi autoritari.

Afterword TND