Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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“Cavalcare la tigre digitale”. Ecco perchè i diplomatici devono usare Twitter.

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“La migliore espressione della diplomazia è sempre stata un binomio tra interpretare il mondo e cercare di definirne le sorti. I diplomatici che svolgono solo la prima attività, dovrebbero lavorare nelle accademie. Quelli che si dedicano solo alla seconda, dovrebbero stare in politica. Quelli che fanno entrambe, dovrebbero essere su Twitter”.

Parola di Tom Fletcher, ambasciatore britannico in Libano, che in un discorso tenuto nel dicembre scorso a Beirut ha sottolineato le ragioni dell’opportunità di rafforzare il rapporto tra diplomazia e social media. Un intervento dal titolo evocativo (“Twiplomacy – Riding the Digital Tiger”), in cui Fletcher esorta i colleghi a rivedere il proprio lavoro alla luce delle nuove tecnologie digitali che stanno definitivamente cambiando le relazioni tra governi e opinione pubblica.

…Nowhere should we be more sensitive, more attuned, to social media than in international relations. Diplomacy has always been Darwinian: we have to evolve or die. Just as diplomats did when sea routes opened up, empires came and went, or when the telephone was invented…In this brave new digital world, the most effective diplomats will carry iPads rather than letters of credence; a digital demarche will be more powerful than a diplomatic one; and the setpiece international conference of the 20th century will be replaced by more fluid, open interaction with the people whose interests we are there to represent…

Fletcher evidenzia che i social media possono essere ottimi strumenti di supporto per le principali attività del lavoro diplomatico: raccolta di informazioni, analisi, influenza, promozione culturale, creazione di reti. E conclude indicando dieci suggerimenti ai suoi colleghi su come gestire al meglio Twitter, lo strumento che egli ritiene più efficace per la nuova diplomazia digitale: “rimango sempre sorpreso quando miei colleghi mi chiedono perché sono su Twitter. La vera domanda è: perché tu non sei su Twitter?”