Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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Come evitare un incidente diplomatico su Twitter

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“Sono appena apparso in una trasmissione della CNN: Israele è disposto a sedersi insieme ad Hamas, se solo smettono di spararci”.

È durato solo pochi minuti questo tweet partito sabato scorso dall’account dell’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Michael Oren. Cancellato e rimpiazzato subito da un messaggio che specificava che il “precedente tweet sull’intervista alla CNN era stato erroneamente inviato da una persona dello staff”.

 

 

Nelle dichiarazioni alla televisione americana, Oren non aveva mai menzionato Hamas, ma aveva detto che “il popolo, il governo e lo Stato di Israele vogliono la pace con i loro vicini. Siamo disposti a sederci al tavolo e negoziare con loro (i vicini ndr)…devono solo smettere di spararci contro”. L’aver menzionato Hamas è stato un chiaro errore da parte di chi ha scritto il tweet, visto che Israele non ha alcuna intenzione di legittimare l’organizzazione palestinese come interlocutore per eventuali negoziati.

Un errore che non dovrebbe capitare.

Il caso dell’ambasciatore Oren è significativo perché testimonia l’uso sbagliato – e pericoloso – che alcuni diplomatici e rappresentanti delle istituzioni fanno dello strumento, ovvero porre troppa enfasi sulla rapidità della comunicazione. Che rappresenta sicuramente una caratteristica peculiare di Twitter, ma non si coniuga con i paradigmi della politica e soprattutto della diplomazia. La corsa frenetica per battere sul filo del traguardo le agenzie di stampa, twittando ad esempio i risultati di vertici politici ancora in corso o lanciando dichiarazioni forti senza una dovuta verifica, è una gara rischiosa e dalle conseguenze imprevedibili.

Al diplomatico non si chiede di “bruciare” i media tradizionali o di essere necessariamente il primo a commentare una notizia. Twitter o altri social media sono invece ottimi strumenti per interagire con il pubblico, per avviare un dialogo diretto, per raccogliere idee e critiche, per fornire chiarimenti, per raccontare qualche retroscena (consentito) o per dare una versione più “umana” alle dinamiche politiche.

Meglio mandare un tweet corretto e preciso cinque minuti dopo, piuttosto che un tweet sbagliato e inopportuno cinque minuti prima. Una regola semplice e ragionevole. Ma che molti spesso dimenticano.