Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

 - Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

La diplomazia culturale e il soft power

Share
Rapporto British Council

Il Rapporto del British Council sulla diplomazia culturale

Influenza e Attrazione. La cultura e la competizione per il soft power nel XXI secolo”. Il titolo del rapporto appena pubblicato dal British Council sulla diplomazia culturale è piuttosto eloquente e mette subito in risalto lo stretto rapporto tra la dimensione culturale del potere e quella che il teorico del soft power Joseh Nye definì la capacità di attrazione dei Paesi.

Lo studio del British Council  è molto interessante per almeno un paio di motivi. Innanzitutto perché traccia una mappa della geopolitica culturale di vari Paesi (compresa l’Italia): presenza degli istituti culturali all’estero, scambi culturali, aree geografiche di maggior interesse. E in secondo luogo perché non si limita a fotografare l’attuale panorama, ma cerca di indagare le future tendenze della diplomazia culturale.

Era dal 2007, anno in cui uscì il rapporto “Cultural Diplomacy”, che mancava uno studio organico di questo tipo. E da quell’anno tante cose sono cambiate. A cominciare dall’esplosione del fenomeno dei social media. Un’onda tecnologica che ha travolto le nostre vite, rivoluzionando il modo di acquisire informazioni, costruire relazioni e scambiare cultura.

Il binomio social media – diplomazia culturale ha immense potenzialità. Una delle cinque proposte che avevo avanzato nel mio libro per la diplomazia digitale italiana si basava sulla lingua italiana. Non è il codice universale del business come l’inglese. Non è diffusa come lo spagnolo. Non è l’idioma del futuro come il cinese o l’arabo. Nonostante questo, è ai primi posti tra le lingue più studiate all’estero. Se utilizzata in chiave strategica, questa grande passione dei cittadini stranieri per la nostra lingua può divenire una straordinaria risorsa sulla quale costruire una campagna di comunicazione digitale ad ampio raggio. Altri Paesi, la Francia ad esempio, già lo fanno con buoni risultati. Alcuni nostri istituti di cultura hanno messo in campo iniziative encomiabili, ma ancora troppo sporadiche. Serve un disegno strategico. Non possiamo permetterci di rimanere indietro nella “competizione per il soft power nel XXI secolo”.