Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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La diplomazia digitale di Israele ora parla arabo.

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“Lo scopo di questo account è quello di migliorare il dialogo con voi”. Con questo messaggio il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha inaugurato nei giorni scorsi il suo nuovo account in arabo su Twitter. Una mossa che conferma la grande attenzione di Israele verso la diplomazia digitale e in generale la comunicazione sui social media. Un’attenzione già emersa durante la recente crisi a Gaza, durante la quale l’esercito di Tel Aviv ha fatto largo uso di tweet, foto, video e infografiche per descrivere le operazioni militari in corso e per controbattere la propaganda di Hamas.

Il nuovo profilo in arabo di Benjamin Netanyahu

Il nuovo account in arabo di Netanyahu ha alternato finora messaggi soft (“Saluti dalla città santa di Gerusalemme”) a dichiarazioni più marcatamente politiche, come quella sulla rivolta in Siria e sul timore che le armi chimiche possano finire nelle mani di militanti islamici (“Prenderemo le misure necessarie per prepararci alla possibilità di un cambio di regime in Siria e alle conseguenze che questo avrà sulle armi che il Paese detiene”).

In poco più di una settimana l’account ha raccolto circa 700 follower, mentre quello ufficiale di Netanyahu (non in arabo) ne conta quasi 60.000. Il governo israeliano utilizza Twitter dall’agosto del 2010 soprattutto con messaggi in inglese per rivolgersi all’opinione pubblica internazionale. Tono abbastanza formale e assenza di dialogo con gli utenti. Caratteristiche che accomunano tanti account di capi di stato e di governo. Ma nel caso del profilo in arabo questa impostazione rischia di essere poco efficace e controproducente. E’ plausibile che senza un minimo di apertura e soprattutto d’interazione, l’opinione pubblica del mondo arabo, che nutre forti pregiudizi nei confronti di Israele, bollerà immediatamente i tweet di Netanyahu come mera propaganda online.