Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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Diplomazia e startup. Un’alleanza vincente per il Paese.

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Un momento del DEF a Venenzia

Un momento del DEF a Venenzia

Innovazione, imprenditorialità, ecosistema economico, investimenti. Sono le parole chiave del Digital Economy Forum che si è tenuto ieri a Venezia. L’evento, organizzato per la prima volta nel 2011 dall’ambasciata americana in Italia, si è imposto come uno dei più importanti appuntamenti annuali per discutere di sviluppo e nuove tecnologie.

Diplomazia e startup. L’unione tra questi due mondi all’apparenza così lontani è stato uno dei capisaldi del mandato dell’ambasciatore David Thorne. Ora che la comunità delle startup italiane sta crescendo e riscuotendo successo anche all’estero, si potrebbe prendere spunto dal Digital Economy Forum e ragionare sulla possibilità di un’alleanza strategica tra la diplomazia e le aziende innovative di casa nostra.

Un’alleanza che può portare benefici alla diplomazia, alle startup e all’intero Paese.

Al mondo delle feluche, perché diplomazia digitale non è solo comunicare in 140 caratteri su Twitter, ma vuol dire aprirsi alla contaminazione delle nuove tecnologie per migliorare il lavoro dei diplomatici e per promuovere in modo più efficace gli interessi e l’immagine del Paese all’estero.

Alle giovani aziende tecnologiche, perché i canali della diplomazia offrirebbero ottimi spazi di visibilità per trovare flussi di capitali o nuovi mercati di sbocco. Oggi organizziamo all’estero eventi per promuovere i nostri tesori culturali, architettonici e turistici. Benissimo. Continuiamo a farlo. Ma pensiamo anche a nuovi format nei quali raccontare un’Italia diversa, poco conosciuta all’estero, fatta di giovani talenti che innovano e costruiscono il proprio futuro con brevetti e nuove tecnologie.

Al Paese, perché da anni si parla di diplomazia economica, ma spesso nel senso di mera promozione commerciale dei brand e dei prodotti “Made in Italy”. L’alleanza diplomazia-startup andrebbe oltre e permetterebbe di esportare non solo marchi e beni, ma un’immagine nuova e positiva dell’Italia.