Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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La diplomazia? “Non è più una setta di gentiluomini che fumano sigari”

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“La diplomazia non è più una setta in cui vecchi gentiluomini con espressioni severe siedono dietro le quinte fumando sigari”. Ad affermarlo è Radoslaw Sikorski, ministro degli Esteri polacco, che ha deciso di dare un forte impulso alla diplomazia digitale. Negli ultimi due mesi gli account su Twitter delle ambasciate e dei consolati di Varsavia nel mondo sono saliti a quota 138 e l’attenzione del dicastero per i nuovi strumenti digitali è in continua crescita.

“Sotto la mia leadership la diplomazia polacca non ignorerà la modernità” ha affermato Sikorski, che vanta un seguito di circa 47.000 follower su Twitter e cerca di interagire sia con i cittadini polacchi che con quelli stranieri. L’account del ministro ha anche una funzione di hub per rilanciare notizie e contenuti delle varie missioni polacche nel mondo. Ancora troppi i tweet in polacco, ma l’account si è rapidamente imposto anche all’attenzione dei media internazionali che – come ha dichiarato con soddisfazione lo stesso ministro – spesso riprendono i suoi messaggi: “i media del mondo citano i miei tweet su argomenti come le elezioni russe, la visita in Libia o la repressione in Bielorussia. Questo dimostra l’efficacia del mezzo”.

sikorski twitter

L'account su Twitter del ministro degli Esteri Radek Sikorski

Il caso polacco è particolarmente interessante perché smentisce l’alibi dietro il quale spesso si cela la remora di molti governi ad impegnarsi sul versante della diplomazia digitale, ossia il fatto che i Paesi con un peso relativo sullo scacchiere mondiale abbiano poche possibilità di intercettare l’interesse dell’opinione pubblica internazionale. Come se l’uso dei social media in diplomazia sia una prerogativa degli Stati Uniti e di poche altre nazioni. Il governo polacco ha scelto di non farsi frenare da questo alibi. Se l’ha fatto la Polonia, perché non può farlo l’Italia, che rispetto a Varsavia ha obiettivamente molte più carte da giocarsi sul piano della comunicazione internazionale?