Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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La lingua italiana diventa social

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“Una piattaforma didattica open source, agile e fruibile, che ha permesso di fidelizzare gli studenti, migliorare la competenza linguistica e attrarre nuovi studenti”. Viene descritto così lo strumento che l’Istituto Italiano di Cultura ad Haifa, in Israele, ha sperimentato per insegnare la nostra lingua in modo innovativo e il più possibile “social”. Nella descrizione del progetto viene sottolineato che “il sito didattico interattivo ha creato una comunità virtuale che utilizza i mezzi moderni non solo per migliorare l’italiano ma anche per stabilire legami”. E’ significativo sottolineare due parole chiave, “comunità” e “legami”, che distinguono in positivo quel tipo di diplomazia pubblica che non punta solo a comunicare un messaggio, ma a creare relazioni tra le persone.

Il Ministero degli Esteri ha inserito l’iniziativa tra le sue “buone prassi” e l’auspicio è che si tenti di replicarla in altri Paesi, cercando di sfruttare le grandi potenzialità della lingua italiana. Potenzialità che ha evidenziato anche Luca De Biase, in un articolo uscito sull’ultimo numero di Nova-Il Sole 24 Ore, che parla del mio libro, sottolineando che “la diffusione di una lingua è anche un modo efficace per costruire una strategia internazionale per un paese. E per l’Italia è un percorso straordinariamente coerente con l’idea di connettere la cultura italiana al valore generato dai suoi prodotti. Il fatto è che da questo punto di vista possiamo riuscire a fare passi avanti significativi. Le persone che studiano italiano all’estero sono più numerose di quanto si immagini”.

La lingua italiana come strumento di public diplomacy è una delle cinque proposte che ho lanciato per sviluppare la diplomazia digitale dell’Italia. Se utilizzata in chiave strategica, questa grande passione dei cittadini stranieri per il nostro idioma può divenire una straordinaria risorsa sulla quale costruire una campagna di comunicazione digitale ad ampio raggio. Il 21 dicembre del 2011 il Ministro Terzi ha scritto in un tweet: “Oggi in Farnesina ho parlato di promozione di cultura e lingua italiana all’estero: per me un pilastro della nostra politica estera”. Le buone pratiche da cui partire già ci sono. E ora sembra esserci anche la volontà politica ai piani alti del ministero.