Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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Perchè è così difficile per i diplomatici capire il mondo dei social media

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Il sito web della rivista americana “The Atlantic” ha pubblicato un articolo in cui definisce lo stato attuale della diplomazia digitale “messy“. Una gran confusione, insomma, provocata secondo l’autore dal fatto che le nuove strategie di comunicazione dei governi sono dettate principalmente dalla paura di rimanere indietro rispetto ai concorrenti nella competizione online per la conquista dell’opinione pubblica internazionale.

That anxiety has its advantages: It raises the pressure and incentives for governments not to abandon the technology just because the path forward with it is uncertain. But it does nothing to resolve the ambiguity over what social media can actually accomplish for diplomats. Few ministries appear to have figured out exactly what to do with it. As a result, much of what ends up being touted as “innovation” in digital diplomacy is actually just a digital twist on one or another page from the old-style diplomacy playbook.

Un’analisi corretta. Questa corsa sfrenata a chi apre più pagine Facebook o manda più tweet rischia di far perdere di vista il nodo centrale della diplomazia digitale: la necessità di un profondo ripensamento dell’impostazione generale della comunicazione diplomatica. Un processo innanzitutto culturale, che non si può limitare all’adozione dei nuovi strumenti tecnologici. E che ha bisogno di tempi che spesso non rispondono a quelli frenetici del web.

Digital diplomacy can thrive only if foreign ministries accept some uncertainty over what to do and how to behave. Luckily, they won’t have to forever. Diplomacy may be a profession filled with veterans, but as their ranks come to include more people who grew up inhabiting social media rather than having to learn it from scratch, the more comfortable foreign ministries will be with devolving authority to the individual — whether that means presidents and foreign ministers tweeting with their own two thumbs or the distant embassy official in a faraway land.

Link alla versione integrale dell’articolo.