Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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I pionieri della diplomazia digitale alla Farnesina

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Giovani, intraprendenti e pronti a sfruttare tutte le potenzialità del web per promuovere l’immagine e le politiche dell’Italia all’estero. Sono i funzionari che lavorano al servizio stampa del Ministero degli Esteri, guidati da Giuseppe Manzo. Un articolo sul mensile Capital descrive non solo la loro attività quotidiana, ma anche quel lavoro più complesso e di lunga portata che ha un obiettivo ambizioso: portare la rivoluzione digitale dentro la Farnesina.

L'articolo del mensile Capital

Tanti i recenti segnali della trasformazione in atto: l’attivazione del profilo Twitter del ministro Terzi, che in poco tempo ha raggiunto quasi 25.000 follower; lo studio dell’Agence France Presse sulla e-diplomacy che ha inserito il ministro nella top ten degli influencer italiani; il nuovo account Twitter @farnesinapress, che diffonde notizie direttamente ai giornalisti e ai cittadini; il lancio del nuovo sito web del Ministero; l’uso di strumenti di storytelling multimediale come Storify; l’organizzazione delle conferenze a Torino e Washington sulla Twiplomacy; la nuova piattaforma Social Media Hub dell’ambasciata italiana negli Usa; la crescente attenzione che l’Istituto Diplomatico, guidato da Stefano Baldi, dedica alla diplomazia digitale e alla formazione tecnologica dei funzionari.

Qualcosa alla Farnesina sta cambiando. Lo dimostrano anche le iniziative di alcune nostre ambasciate nel mondo, che non possono essere lasciate sole, ma devono essere sostenute e accompagnate da una strategia digitale di ampio respiro che non si focalizzi solo sugli strumenti da utilizzare, ma che incida sui processi interni e sull’approccio culturale nei confronti della comunicazione online e del dialogo con i cittadini. In questo contesto, come già successo in altri Paesi, l’esempio di alcuni funzionari del ministero può avere un ruolo cruciale di indirizzo per tutte le strutture. L’input politico dall’alto e un gruppo che faccia da pionere. È questa la combinazione giusta per lo sviluppo della diplomazia digitale.