Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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Social media e ambasciate. La nuova frontiera della comunicazione online.

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Il 23 gennaio 2013 il Washington Post ha pubblicato un articolo intitolato “The secret behind Israel’s dysfunctional political system”. Poche ore dopo l’ambasciata israeliana negli Stati Uniti ha inviato un tweet replicando con fermezza: “Based on the actual article text, may we suggest a new headline: The secret behind Israel’s functional political system”. Comincia con questo caso l’interessante analisi sulla diplomazia digitale uscita nei giorni scorsi sul sito del Washington Diplomat, un mensile che da quasi venti anni finisce sulle scrivanie dell’amministrazione americana.

Prendendo spunto dal nuovo attivismo online delle ambasciate straniere a Washington, l’articolo evidenzia che

these tools have also changed the language of local diplomacy, allowing embassies to be more relaxed and approachable than what traditional diplomatic protocol often requires. Just a few years ago, only a handful of embassies and ambassadors had a presence on social media. Today, Washington-based embassies from across the globe have jumped with gusto into this emerging realm of digital diplomacy.

 

“Il salto con gusto” nel mondo dei social media non è una moda, ma è motivato da ragioni molto concrete. Dal rapporto del Pew Research Institute del dicembre 2012 sulla cosiddetta dieta mediatica degli americani emerge che il 67% degli utenti di Internet utilizza i social media per raccogliere e scambiare informazioni.

I social media hanno il vantaggio di essere molto flessibili e possono essere usati per diversi scopi e per raggiungere pubblici variegati.

The conversation can take many forms and include a diversity of content. While some countries rely on social media as another outlet to express political viewpoints, many use it to promote culture, tourism and elements of public diplomacy that expose their audiences to aspects of the country that may not be well known (and that sidestep touchy political issues). The British Embassy’s most popular social media tool, for instance, is its visually rich Tumblr page, which it uses for cultural promotions”

 

L’articolo sottolinea inoltre un elemento importante, ovvero che la diplomazia digitale non è appannaggio solo delle nazioni con maggiore peso, ma è un fenomeno che sta interessando un numero sempre più ampio di Paesi, come dimostra l’esempio dell’ambasciata degli Emirati Arabi negli USA, raccontata in prima persona dal loro responsabile online:

For the United Arab Emirates, social media tools offer the embassy an opportunity to communicate a variety of messages, from the political to the cultural to the economic. We absolutely mix it up as much as we can. We try not to make it about politics all the time, because there’s more to the United Arab Emirates than just that,” said Haitham Al Mussawi, the embassy’s digital diplomacy editor. “So we try to inform and educate as much as we can about the U.S.-UAE relationship, about women’s rights, about education, about culture and heritage, and about the philanthropy between United Arab Emirates and the U.S.