Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

 - Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

Opportunitá, sfide e impatto della diplomazia digitale

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In un video pubblicato qualche giorno fa, Victoria Esser, Deputy Assistant Secretary for Digital Strategy del Dipartimento di Stato Usa, approfondisce i tre obiettivi principali della diplomazia digitale americana: “comprendere meglio gli eventi, condividere informazioni in tempo reale e interagire con le persone per costruire relazioni con esse”.

Forging US Digital Diplomacy: Opportunities, Challenges & Impact from East-West Center on Vimeo.

La mappa interattiva dei viaggi del Segretario Clinton

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Oltre 830 mila miglia percorse in tutto il mondo e piú di 90 Paesi visitati. Il Segretario di Stato Hillary Clinton, campionessa della diplomazia digitale, non si é risparmiata nei primi tre anni del suo mandato e vuole dimostrare che, al di là dei social media, gli incontri e le strette di mano rimangono i capisaldi dell’arte diplomatica.

 

interactive travel map

La mappa interattiva realizzata dal Dipartimento di Stato

 

Per raccontare il Segretario globetrotter, il Dipartimento di Stato ha appena realizzato una mappa interattiva che raccoglie tutte le tappe dei suoi viaggi, condite da agenda degli incontri, video, foto e discorsi della Clinton.

Un percorso multimediale che dal Medio Oriente alla Cina, dall’Europa all’Africa, racconta il grande viaggio dell’amministrazione americana in questa turbolenta fase geopolitica.

Nasce la mappa interattiva della diplomazia digitale

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L’agenzia di stampa francese AFP ha lanciato oggi un nuovo portale dedicato alla diplomazia digitale che contiene una mappa interattiva di circa 4.000 profili Twitter di capi di stato e di governo, ministri, diplomatici, attivisti politici e organizzazioni di 120 Paesi del mondo. Un progetto ambizioso che testimonia la crescente attenzione verso il fenomeno della cosiddetta e-diplomacy.

 

ediplomacy

Il nuovo portale dedicato all'e-diplomacy

“Sia gli Stati che la società civile stanno utilizzando sempre di più i nuovi strumenti tecnologici per portare avanti gli obiettivi di politica estera e per influenzare l’opinione pubblica. Il nuovo hub apre una finestra in tempo reale su questo mondo e permette all’utente di interagire con esso”. Così il comunicato ufficiale dell’Agence France Press descrive il nuovo portale, diviso in sei capitoli tematici. Una mappa interattiva illustra gli scambi di tweet tra Stati e organizzazioni multilaterali e mette periodicamente in evidenza i cinque #hashtag più citati dai 4.000 account del database, oltre al volume dei messaggi divisi per singolo Paese. Due finestre sono dedicate ad una classifica dell’influenza degli attori internazionali, basata su numero di followers, volume dei retweet e grado di interazione con gli utenti. Una sezione infine mostra le connessioni tra i vari attori internazionali, una rete disegnata in base a “chi-segue-chi”.

Iniziativa degna di nota quella dell’AFP, che si conferma una delle agenzie più all’avanguardia nell’offerta di prodotti multimediali. Se gestito bene, il portale potrà diventare una sorta di mappamondo interattivo per decifrare il nuovo panorama della geopolitica digitale.

Perchè gli ambasciatori usano Twitter?

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Bella iniziativa di @andreas212nyc, appassionato di diplomazia digitale e attento alle nuove dinamiche della comunicazione online. Ha chiesto via Twitter a diversi diplomatici perchè usano il popolare sito di microblogging. Un modo diretto per conoscere meglio le ragioni di una scelta che sta diventando sempre più comune tra le feluche di tutto il mondo. E anche un interessante test per verificare il grado di interazione degli account: se non rispondono che diplomatici digitali sono?

Qui di seguito lo storify con le risposte che sono arrivate e (si spera) arriveranno.

 

Oggi é il Twiplomacy day

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É arrivato il giorno di Twiplomacy, la conferenza organizzata dalla Farnesina a Torino per affrontare il tema della diplomazia digitale. Ci saranno il ministro degli Esteri Giulio Terzi, il direttore della Stampa Mario Calabresi, il sindaco di Torino Piero Fassino, il Senior Advisor for Innovation del Dipartimento di Stato Alec Ross e la blogger tunisina Lina Ben Mhenni. Una buona occasione per fare il punto su un tema sempre piú d’attualità e riflettere su come innovare la comunicazione della Farnesina.

Per saperne di piú sulla diplomazia digitale, potete scaricare gratuitamente l’indice e l’introduzione del mio libro.

 

 

Nasce @FarnesinaPress, l’account Twitter per giornalisti. E non solo.

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A pochi giorni dall’inizio di Twiplomacy, la conferenza che si terrà il 14 giugno a Torino per discutere di diplomazia digitale, il servizio stampa del Ministero degli Esteri ha aperto un account su Twitter, @Farnesinapress, per diffondere notizie sull’attività della Farnesina e delle missioni diplomatiche all’estero.

 

 

L’account affiancherà quello del Ministro Terzi, che in questi mesi si è guadagnato più di 22.000 follower, grazie ad un sapiente uso di messaggi sia in italiano che in inglese. Rispetto a quello del Ministro, il nuovo account coprirà tutta l’attività della Farnesina, avrà un tono più istituzionale, ma dovrà interagire con gli utenti per rispondere tempestivamente a richieste di informazioni, non solo da parte di giornalisti, ma anche della platea più ampia di chi segue la politica estera. Su Twitter, e in generale online, gli interlocutori di riferimento perdono i loro connotati tradizionali. Questo comporterà per il servizio stampa la necessità di dotarsi di un metodo efficace per tenere testa ai ritmi frenetici di Twitter e interagire con un pubblico diverso, che non si presenta necessariamente con il tesserino stampa.

Il caso più eclatante che illustra bene questo nuovo approccio ha visto protagonista un famoso blogger italiano, Filippo Sensi (@nomfup), che nell’ottobre del 2011 chiese via Twitter al portavoce della Cancelliera Merkel se era vero che il leader tedesco si fosse scusata per i sorrisi ironici rivolti all’Italia durante la conferenza stampa congiunta con l’ex Presidente francese Sarkozy, così come riportato dall’allora Presidente del Consiglio Berlusconi. Il portavoce Steffen Seibert negò con fermezza le scuse. Il tweet di replica al blogger italiano fece il giro del mondo, finendo sulle pagine di tutti i principali quotidiani, ed ebbe un‘eco mediatica più vasta di un tradizionale comunicato stampa.

Il nuovo profilo Twitter del servizio stampa guidato da Giuseppe Manzo è un altro passo che testimonia l’attenzione della Farnesina verso la diplomazia digitale. Sarà interessante vedere come evolverà. Per il momento mi permetto di dare un paio di rapidi consigli: aggiungerei contenuti in inglese per la stampa estera e seguirei qualche account.

Un insolito blogger in Vaticano

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“Molti dei miei compatrioti mi hanno chiesto di quali attività si occupasse un ambasciatore presso la Santa Sede. Il mio blog è un mezzo per rispondere a questa legittima domanda e per far luce su quello che molte persone considerano un mondo arcano”.

Così Nigel Baker, ambasciatore britannico presso la Santa Sede, spiega la decisione di aprire un blog per raccontare la sua attivitá. Unico diplomatico accreditato in Vaticano a curare un diario online, Baker é stato intervistato su Vatican Insider, lo spazio del quotidiano La Stampa dedicato alle cronache di Oltretevere, e ha confermato l’attenzione che il Foreign Office di Londra rivolge alla comunicazione sul web dei propri funzionari. “Esiste una vasta rete di diplomatici britannici che curano blog – ha sottolineato Baker – Il Foreign Office li ha appoggiati. Io ho iniziato a tenere un blog quando ero ambasciatore in Bolivia. Desideravo comunicare con i boliviani che non leggevano i giornali o non seguivano gli eventi diplomatici, ma che si servivano dei nuovi mezzi di comunicazione e nutrivano un interesse nei confronti della Gran Bretagna”.

Un’esortazione a sperimentare le nuove vie della comunicazione digitale che viene direttamente dall’alto e che ha spinto molti diplomatici di Sua Maestà ad aprire blog, account su Twitter e pagine Facebook. Il Ministero di Londra ha scelto di coordinare tutte queste iniziative creando un Hub centrale che fornisce assistenza tecnica ai funzionari sul campo, mette a punto le strategie digitali e pubblica in un portale tutti i contributi scritti dai diplomatici impegnati all’estero. Una buona soluzione che nel capitolo del mio libro dedicato all’Italia ho suggerito di adottare per promuovere la nostra diplomazia digitale.

Il caso di Baker é particolarmente interessante per due motivi. Innanzitutto perché i rapporti tra Vaticano e Regno Unito non sono facili (si pensi ad esempio alla questione dell’Irlanda del Nord) e affrontarli sul web é un delicato esercizio diplomatico e di comunicazione. Il secondo motivo é che l’ambiente della Santa Sede é senza dubbio caratterizzato da un alto livello di discrezione che mal si coniuga con le caratteristiche della comunicazione online. Vedremo come verranno accolti i post di Baker, che ha già dimostrato di non avere remore ad affrontare temi caldi come ad esempio la richiesta di maggiore trasparenza nella gestione dello IOR.

La politica di Chavez a colpi di tweet. E di premi per il popolo.

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Una bella casa sull’isola caraibica di Margarita. È il regalo che il Presidente venezuelano Hugo Chavez ha voluto fare alla sua tremilionesima follower su Twitter, Natalia Valdivieso. Una tecnica di marketing aziendale applicata alla diplomazia digitale, con un tocco di populismo sudamericano.

 

 

Chavez è un assiduo utilizzatore di Twitter. Dopo averlo bollato come “uno strumento del terrore”, ne ha rapidamente colto le potenzialità per comunicare con il popolo, trasformandolo in “un’arma che ora anche la rivoluzione deve usare”. Nel libro “Diplomazia Digitale” ho dedicato uno spazio all’account @chavezcandanga (“l’audace Chavez”), perché è un interessante esempio di uso di Twitter sia in chiave di politica interna che estera. Ecco alcuni passaggi tratti dal libro:

Retorica antiamericana e antioccidentale, populismo, autoesaltazione e spirito rivoluzionario. Sono queste le caratteristiche di un account nel quale Chavez ha riversato gli stessi contenuti dei suoi famigerati discorsi fiume. L’uomo che una volta parlò in diretta televisiva per più di otto ore consecutive senza pause, ora lancia i suoi strali in brevi testi da 140 caratteri. Un segno eloquente della nuova epoca digitale.

L’esordio di Chavez su Twitter va letto in chiave di politica interna, come la volontà di presidiare un nuovo campo di battaglia nel quale i suoi oppositori si erano già attivati con l’organizzazione di proteste e di campagne online in un Paese in cui i social media, e specialmente Twitter, avevano registrato una straordinaria impennata. «Nelle mani sbagliate, mandare tweets può diventare una forma di terrorismo» aveva ammonito il presidente. Da possibile forma di terrorismo, Twitter si è tramutato in un vero e proprio strumento di gestione politica per Chavez. Nel giugno del 2011, reduce da una delicata operazione chirurgica e impossibilitato a comparire in pubblico, Chavez si è servito del sito di micro-blogging per mantenere il contatto con gli elettori e per dare dimostrazione di solidità politica anche in un momento di debolezza fisica.

Originato soprattutto da esigenze di politica interna, l’uso di Twitter è ben presto diventato anche uno strumento per far sentire la voce di Caracas sulla scena internazionale. Grazie anche ad un ingente spiegamento di forze: l’agenzia di stampa Associated Press ha riportato che sono oltre duecento le persone che lavorano dietro all’account @chavezcandanga. Un numero spropositato e presumibilmente gonfiato che dimostra comunque l’attenzione che il governo venezuelano ripone nelle potenzialità dei social media. Durante la crisi libica che ha portato alla caduta di Gheddafi, Chavez ha espresso il suo sostegno all’amico colonnello attraverso Twitter. Ha anche invitato Fidel Castro e il presidente boliviano Evo Morales ad aprire un account sul sito di micro-blogging e a unirsi a lui per creare una sorta di fronte rivoluzionario internazionale per combattere il capitalismo a colpi di tweets.

“Voglio che la gente entri nel mio mondo”. Un diplomatico digitale racconta perchè ha scelto Twitter..

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“Voglio comunicare. Voglio che la gente entri nel mio mondo. Voglio che vedano l’attività quotidiana dell’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, il tipo di sfide con le quali è chiamato a confrontarsi”.

Contiene interessanti spunti sulla diplomazia digitale l’intervista all’ambasciatore israeliano a Washington Michael Oren, che in alcuni passaggi smentisce l’immagine stereotipata del diplomatico chiuso nel suo mondo, che preferisce lavorare dietro le quinte, senza le interferenze dell’esposizione mediatica.

 

 

Approdato da poco su Twitter, Oren ne tesse le lodi come strumento fondamentale non solo per comunicare, ma anche per sviluppare relazioni e per analizzare il contesto in cui si opera. “Oggi ci sono ben poche alternative che abbiano la portata e l’efficacia di Twitter nel raggiungere un pubblico vasto e composto in prevalenza da giovani. Inoltre mi permette di mantenere le relazioni con i giornalisti e gli altri diplomatici. Non si tratta solo di diffondere messaggi, ma anche di ascoltare. Twitter è uno strumento per sapere cosa succede e per avere dei riscontri e questo è molto importante”.

Storico di fama e autore di diversi libri, l’ambasciatore israeliano confida di essere lui stesso a scrivere i tweet. Confermando come le nuove tecnologie possano coniugarsi bene anche con background professionali e personali molto distanti da internet. “Ho dovuto imparare e passare da scrivere libri di 800 pagine a tweet di 140 caratteri.”

La nuova guerra fredda tra USA e Russia. A colpi di tweet.

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La dura reazione del Cremlino ad un discorso dell’ambasciatore americano in Russia Michael McFaul fa tornare il gelo tra Washington e Mosca. E al tempo della diplomazia digitale la sfida si gioca tutta su Twitter. Dall’account del ministero degli Esteri russo sono partiti nei giorni scorsi una serie di attacchi a McFaul, accusato di aver insinuato che Mosca avrebbe pagato il governo del Kyrgyzstan per far chiudere la base americana a Manas, vicino alla capitale Bishkek, una struttura chiave per il rifornimento delle truppe impegnate in Afghanistan.

 

 

Alcune frasi prese dai tweet del ministero russo: “Siamo scioccati dalle parole dell’ambasciatore McFaul”; “non è la prima volta che le dichiarazioni e le azioni di McFaul suscitano preoccupazione”; “le parole di McFaul sono una deliberata distorsione di molti aspetti della relazione USA-Russia”; “il lavoro di un ambasciatore dovrebbe essere quello di migliorare le relazioni bilaterali, non di diffondere falsità”.

Il diplomatico americano si è difeso sul suo blog e su Twitter, ammettendo di aver usato toni “coloriti e schietti”, ma anche sostenendo che le sue parole sono state “deliberatamente distorte”. La portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland ha cercato di smorzare riferendo che “c’è stato un fraintendimento”.

Qui lo storify della disputa online su Twitter.

mcfaul con obama

L'ambasciatore americano in Russia McFaul con il Presidente Obama

Non è la prima volta che l’ambasciatore McFaul e il governo russo entrano in rotta di collisione. Lo scorso marzo il diplomatico aveva accusato su Twitter i media russi di seguirlo ovunque e di sapere in anticipo la sua agenda, insinuando anche la possibilità che le sue comunicazioni fossero intercettate. Un tweet ai giornalisti, ma indirizzato in realtà al Cremlino.

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