Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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Hillary Clinton lascia il Dipartimento di Stato. Scrivendo sul blog.

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addio hillary clinton

Il post sul blog del Dipartimento di Stato

“Grazie per questi quattro anni fantastici”.

Così Hillary Clinton si è congedata ieri dai suoi ormai ex-colleghi del Dipartimento di Stato. Non con una lettera formale o con un editoriale sul New York Times, ma con un breve post su DipNote, il blog ufficiale della diplomazia americana. Non poteva che finire così l’esperienza del Segretario di Stato che ha dato un impulso decisivo allo sviluppo della diplomazia digitale in tutto il mondo.

Il blog del Dipartimento di Stato compie cinque anni

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Oggi è una data importante per la diplomazia digitale. Compie cinque anni DipNote, il blog ufficiale del Dipartimento di Stato, primo esperimento “social” del ministero degli Esteri USA. Un articolo di Mike Hammer, sottosegretario per la Public Diplomacy, ne ripercorre le tappe, sottolineando il ruolo chiave che la piattaforma ha avuto nello sviluppo della e-diplomacy a stelle e strisce.

4.700 post scritti in cinque anni da più di mille funzionari, consoli e ambasciatori sparsi per il mondo. Dietro il forte impulso di Hillary Clinton, primo Segretario di Stato a firmare un articolo su un blog, durante il suo primo viaggio ufficiale.

 

 

Dal 25 settembre del 2007 molte cose sono cambiate. Oggi il Dipartimento di Stato gestisce dieci profili Twitter ufficiali in dieci lingue diverse ed ha attivato centinaia di account su Facebook, YouTube, Twitter, Google+, Flickr, Tumblr, Linkedin in tutte le ambasciate del mondo. Il ministero degli Esteri si è trasformato in una sorta di gigante mediatico che comunica in ogni angolo del pianeta attraverso i social media.

Nonostante questa evoluzione, DipNote è ancora oggi una pietra angolare della diplomazia digitale di Washington. E non a caso Mike Hammer conclude il suo articolo celebrativo chiedendo suggerimenti agli utenti per migliorare quello che resta un importante “strumento per informare e interagire con i cittadini americani e stranieri”.

Un insolito blogger in Vaticano

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“Molti dei miei compatrioti mi hanno chiesto di quali attività si occupasse un ambasciatore presso la Santa Sede. Il mio blog è un mezzo per rispondere a questa legittima domanda e per far luce su quello che molte persone considerano un mondo arcano”.

Così Nigel Baker, ambasciatore britannico presso la Santa Sede, spiega la decisione di aprire un blog per raccontare la sua attivitá. Unico diplomatico accreditato in Vaticano a curare un diario online, Baker é stato intervistato su Vatican Insider, lo spazio del quotidiano La Stampa dedicato alle cronache di Oltretevere, e ha confermato l’attenzione che il Foreign Office di Londra rivolge alla comunicazione sul web dei propri funzionari. “Esiste una vasta rete di diplomatici britannici che curano blog – ha sottolineato Baker – Il Foreign Office li ha appoggiati. Io ho iniziato a tenere un blog quando ero ambasciatore in Bolivia. Desideravo comunicare con i boliviani che non leggevano i giornali o non seguivano gli eventi diplomatici, ma che si servivano dei nuovi mezzi di comunicazione e nutrivano un interesse nei confronti della Gran Bretagna”.

Un’esortazione a sperimentare le nuove vie della comunicazione digitale che viene direttamente dall’alto e che ha spinto molti diplomatici di Sua Maestà ad aprire blog, account su Twitter e pagine Facebook. Il Ministero di Londra ha scelto di coordinare tutte queste iniziative creando un Hub centrale che fornisce assistenza tecnica ai funzionari sul campo, mette a punto le strategie digitali e pubblica in un portale tutti i contributi scritti dai diplomatici impegnati all’estero. Una buona soluzione che nel capitolo del mio libro dedicato all’Italia ho suggerito di adottare per promuovere la nostra diplomazia digitale.

Il caso di Baker é particolarmente interessante per due motivi. Innanzitutto perché i rapporti tra Vaticano e Regno Unito non sono facili (si pensi ad esempio alla questione dell’Irlanda del Nord) e affrontarli sul web é un delicato esercizio diplomatico e di comunicazione. Il secondo motivo é che l’ambiente della Santa Sede é senza dubbio caratterizzato da un alto livello di discrezione che mal si coniuga con le caratteristiche della comunicazione online. Vedremo come verranno accolti i post di Baker, che ha già dimostrato di non avere remore ad affrontare temi caldi come ad esempio la richiesta di maggiore trasparenza nella gestione dello IOR.

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