Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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Come i social media possono aiutare la diplomazia

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“Un miglior livello d’informazione cambia il modo in cui valutiamo i problemi e come li affrontiamo. Il lavoro della diplomazia si basa principalmente sulla raccolta di informazioni e in questo senso i social media sono una straordinaria risorsa”.

Parole di Carl Bildt, Ministro degli Esteri svedese, durante il TEDx Stockolm dedicato al rapporto tra le relazioni internazionali e le nuove tecnologie. L’evento si è tenuto a fine gennaio nell’ambito del primo Digital Diplomacy Hackaton.

Nel suo intervento Bildt ha sottolineato l’importante ruolo dei social media come strumenti di public diplomacy per coltivare le relazioni con i cittadini, ma ha voluto soprattutto evidenziare il contributo decisivo che possono dare all’attività di analisi e approfondimento sul campo che è tra le basi fondanti della politica estera di un Paese.

 

Tutti subito su Twitter e Facebook. La grande corsa dei diplomatici svedesi.

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Sono ore di grande frenesia per le ambasciate svedesi sparse per il mondo. Entro domani tutte dovranno aprire account su Twitter e Facebook e cominciare a utilizzare i social media nella loro comunicazione istituzionale. È questo il diktat arrivato alcuni giorni fa direttamente dal ministro degli Esteri Carl Bildt, che in un’audizione in Parlamento ha sottolineato che la Svezia deve essere in prima linea nello sviluppo della diplomazia digitale. L’uso dei social media diventa dunque un obbligo e non più un opzione per tutte le feluche svedesi.

Ovviamente per lanciare l’ordine esecutivo il ministro ha usato anche Twitter e in questi giorni nella sua timeline compaiono spesso messaggi di ambasciate che confermano l’apertura dei loro profili sul sito di micro-blogging più famoso del mondo.

ambasciate svedesi

Classe 1950, proveniente da una famiglia di nobili origini, figlio di un ex-Primo Ministro, figura austera, sempre molto elegante e con piglio da professore, Carl Bildt non incarna di certo l’immagine del rivoluzionario digitale, eppure grazie alla sua curiosità e apertura mentale, è divenuto uno dei più convinti sostenitori della diplomazia digitale. Divenne famoso quando il 25 maggio del 2011 cercò di parlare con il suo omologo del Bahrain inviandogli un tweet: “sto tentando di contattarti per una questione”. Secoli di formalità istituzionali liquidati in 140 caratteri.

La scelta di Bildt di spingere sull’acceleratore della comunicazione social è particolarmente importante perché testimonia come la diplomazia digitale sia una rivoluzione che non può scaturire dal basso, ma necessita di un forte impulso politico dall’alto.

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