Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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La nuova kindle diplomacy

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Dal 2 giugno Suzi Levine è la nuova ambasciatrice degli Stati Uniti in Svizzera. E detiene un curioso primato: è stato il primo diplomatico della storia a giurare su una copia digitale della costituzione americana. Mano destra posata con emozione su un Kindle, il popolare lettore di e-book. Niente libro in pelle dalle eleganti finiture.

Cambiano i tempi, cambiano le tecnologie e anche i riti tradizionali della diplomazia si adeguano.

Probabilmente per la Levine, un passato da manager in Microsoft ed Expedia, deve essere stato un gesto naturale. Come quello di scrivere in prima persona su Twitter o di presentarsi agli svizzeri con un bel video su YouTube. Un esempio di professionista al passo con l’evoluzione digitale.

Il dibattito globale sulla diplomazia digitale fa tappa a Barcellona

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Barcellona DigitalDiplomacy

Il Public Diplomacy Council della Catalogna ha organizzato una conferenza internazionale sulla Diplomazia Digitale che si terrà giovedì 8 maggio dalle 9.30 a Barcellona. Un momento importante per offrire nuovi spunti al dibattito globale su un fenomeno che da diversi anni sta interessando un crescente numero di Paesi.

Avrò il piacere di intervenire alla conferenza insieme a importanti relatori: Arturo Sarukhan, consulente internazionale ed ex-Ambasciatore del Messico negli Stati Uniti; Toni Cowan-Brown di Burson-Marsteller e uno degli autori dello studio Twiplomacy; Gökhan Yücel, co-fondatore e presidente di Yeni Diplomasi; Marlowe Hood, creatore dell’e-diplomacy Hub dell’Agence France Presse; Alexandra Ekkelenkamp e Pablo Pérez-Armenteros, responsabili dei social networks del Consiglio Europeo e della Commissione Europea; Albert Medrán, responsabile comunicazione di Change.org.

L’evento sarà aperto da Albert Royo, Segretario Generale del Public Diplomacy Council della Catalogna e in chiusura interverrà in video conferenza Tom Fletcher, ambasciatore del Regno Unito in Libano e pioniere della diplomazia digitale.

Qui il programma completo.

Il mio intervento, dal titolo “Successes and failures in Digital Diplomacy”, illustrerà alcune buone pratiche che possono essere prese come modello di una diplomazia innovativa e altri casi di comunicazione nei quali invece emergono i limiti strategici di molti governi che ancora non hanno compreso come utilizzare le potenzialità offerte dalla Rete per costruire nuove relazioni internazionali.

La conferenza può essere seguita in live-streaming a questo link.

L’hashtag su Twitter è #bcndd14

 

Arriva Obama e l’ambasciata Usa si scatena sui social media

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Oggi il presidente americano Barack Obama atterrerà a Roma. È dal luglio del 2009 che l’inquilino della Casa Bianca non viene in Italia.
Per preparare il terreno a questa visita molto attesa, negli ultimi giorni l’ambasciata americana in Italia ha utilizzato soprattutto i social media. Con una serie di contenuti insoliti e uno stile informale che ha sorpreso molti.

Il 18 marzo è stato lanciato su Twitter e Facebook l’hashtag #obamainitalia e la missione diplomatica ha cominciato a pubblicare materiale per ripercorrere la storia delle visite dei Presidenti a stelle a strisce.

 

 

Dopo l’excursus storico, è cominciata una serie di post e tweet che rappresentavano una sorta di visita virtuale, con una sagoma di cartone del presidente Obama fotografata in varie zone della capitale.

Ieri sera il conto totale dei tweet con l’hashtag #obamainitalia segnava poco più di 700 tweet (aggiornamento mercoledì alle 17: i tweet sono circa 1.400) . Con un picco raggiunto martedì scorso grazie a questo messaggio.

 

Il tour virtuale della sagoma di Obama è stato poi riassunto in questo breve video postato su YouTube e ripreso da varie testate.

Tweet, post e video si sono guadagnati le homepage di diversi quotidiani online italiani (es: Repubblica, Corriere della Sera, Messaggero) e perfino stranieri (El Pais). Un interessante esempio di come i social media possano essere usati non per forza in chiave di disintermediazione, ma come strumenti d’interlocuzione per amplificare la copertura e la visibilità sui mezzi d’informazione tradizionali.

 

La crisi in Ucraina e la diplomazia digitale della Russia

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A Kiev e in Crimea tirano venti gelidi di Guerra Fredda che rianimano la vecchia battaglia mediatica tra Stati Uniti e Russia. Ma i tempi della propaganda a colpi di radio pirata e tipografie clandestine sono ormai lontani. Oggi il confronto tra Washington e Mosca si combatte in 140 caratteri su Twitter.

Molti sono rimasti colpiti in particolare dall’attivismo online di istituzioni e rappresentanti governativi russi. Si tratta in realtà di una conferma dell’importanza che questi strumenti rivestono nelle strategie di comunicazione di Mosca.

 

 

 

 

 

 

Da notare anche il ruolo in disparte del Primo Ministro Dmitri Medvedev, di solito abbastanza attivo su Twitter e con un ampio bacino di follower. I suoi account in inglese e in russo sono fermi rispettivamente dal 7 marzo e dall’8 marzo, quando l’ex Presidente ha postato una foto di un mazzo di rose per fare gli auguri alle donne russe. Visto il clima politico, suggerirei un rapido aggiornamento.

 

rose medvedev

Stoccolma ospiterà il primo Hackaton di Diplomazia Digitale

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Il sito web ufficiale della Svezia

Il sito web ufficiale della Svezia

Il 16 e 17 gennaio diplomatici, comunicatori ed esperti di tecnologia si ritroveranno a Stoccolma per plasmare insieme il futuro della diplomazia digitale. Sarà un brainstorming collettivo di 24 ore con l’obiettivo di raccogliere nuove idee e soluzioni per far fronte alle nuove sfide della comunicazione internazionale.

Si tratta della prima “maratona” di questo genere in ambito diplomatico e non a caso verrà ospitata in Svezia, Paese che negli ultimi anni ha puntato molto sul web e sui social media per promuovere la propria immagine all’estero. Soprattutto grazie al forte impulso del Ministro degli Esteri Carl Bildt, che la recente ricerca Twiplomacy ha consacrato come “il leader politico” più connesso al mondo.

I risultati del lavoro saranno resi disponibili in formato “open source” in modo che tutti possano utilizzarli e contribuire in futuro ad aggiornarli e migliorarli.

L’hashtag dell’evento su Twitter è #sidd.

 

Grande successo per il brainstoming su Twitter di Dubai

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uaebrainstorm

Sono oltre 82.000 le proposte per migliorare il sistema sanitario e dell’istruzione di Dubai arrivate tramite il web, dopo che il governatore dell’emirato aveva lanciato su Twitter un invito ai suoi cittadini a partecipare attivamente a una sorta di brainstorming collettivo.

“L’istruzione e la sanità riguardano tutti noi. Per questo invito la società degli Emirati Arabi a pensare in modo collettivo a soluzioni creative. Voglio che uomini, donne e anche bambini si uniscano a noi nella più grande sessione di brainstorm per cercare nuove idee”.

Con questo messaggio su Twitter lo Sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, vice Primo Ministro degli Emirati e governatore di Dubai, aveva dato il via al primo esperimento di questo tipo negli Emirati. E le reazioni non si sono fatti attendere. Migliaia di cittadini hanno pubblicato proposte sul sito del governo, inviato tweet con l’hashtag #uaebrainstorm e realizzato video messaggi. Un successo che conferma la grande vitalità del web e dei social media in quell’area geografica. Secondo una ricerca pubblicata a fine novembre da PeerReach, l’Arabia Saudita è il Paese con la più alta percentuale al mondo di utenti attivi su Twitter (33%).

I numeri dell’iniziativa hanno probabilmente superato le aspettative del governo. Ora arriva il compito più difficile: filtrare, analizzare e valutare le 82.000 proposte arrivate. E soprattutto mettere in pratica le più valide. Esperimenti del genere, che tendono a stimolare la partecipazione dei cittadini, si stanno diffondendo in tutto il mondo. A volte con eccessiva enfasi o con evidenti obiettivi di promozione dell’immagine di un governo. Ma non bisogna sottovalutare i rischi. Chiedere ai cittadini di partecipare attivamente, di studiare idee e di esporsi pubblicamente deve sempre sfociare nell’impegno concreto e visibile delle istituzioni a considerare e attuare le proposte che vengono dal basso. Un lavoro gravoso, ma necessario. In caso contrario la cosiddetta e-democracy può facilmente diventare un boomerang.

I quattro obiettivi del profilo Twitter di Rouhani

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rouhani twitter

Sul sito di Sky Tg24 Federico Guerrini ha scritto un ottimo articolo, “Nucleare, l’Iran e la strategia del cinguettio”, sull’attivismo del governo iraniano sui social media nella decisiva fase finale dei negoziati che hanno portato alla firma dello storico accordo sul nucleare.

L’articolo si sofferma soprattutto su Twitter e sottolinea in particolare l’impegno in prima persona del presidente Hassan Rouhani, che ha creato un account in persiano e uno in inglese. Nel pezzo ci sono alcune mie considerazioni che ritengo importante condividere anche qui sul blog, perché il profilo in inglese del leader iraniano rappresenta al momento il caso più interessante di diplomazia digitale in 140 caratteri.

L’analisi dell’esordio di Rohuani su Twitter suggerisce quattro obiettivi principali:

  • veicolare informazioni di prima mano senza l’intermediazione del sistema mediatico ‘occidentale’;
  • consolidare un rapporto nuovo e di maggiore interlocuzione con i principali reporter stranieri, spesso citati nei tweet;
  • cercare di influenzare l’opinione pubblica internazionale per creare una base di consenso che dia maggiori margini di manovra nei negoziati;
  • accreditare una nuova immagine dell’Iran dopo l’oscurantismo di Ahmadinejad.

Il punto debole finora è la mancanza d’interazione con gli utenti. Chi gestisce il profilo non risponde mai a domande, commenti e critiche degli utenti. Attivare delle conversazioni online potrebbe essere il passo in avanti simbolico verso la decisione che tutti ormai attendono: l’eliminazione dei filtri che impediscono ai cittadini iraniani di accedere ai principali social media.

 

La Casa Bianca apre le porte a Instagram

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Domenica scorsa, 27 ottobre, la Casa Bianca ha aperto i propri giardini a un selezionato gruppo di appassionati di Instagram, la popolare app per la condivisione di foto. Rispetto ai tour tradizionali, l’Instagram Meetup prevedeva anche la visita di alcune aree più insolite del parco, in particolare il Jacqueline Kennedy Garden, il Rose Garden, il South Lawn e la White House Kitchen Garden.

Un’iniziativa semplice, ma di grande effetto, partita con un invito-concorso a postare online foto di giardini e natura taggate #WHinstameet e terminata con la selezione di un gruppo di persone che hanno avuto l’opportunità di fotografare il palazzo più importante del mondo da angolature inconsuete.

Un ottimo esempio di come i social media possono essere utilizzati per aprire, non solo virtualmente, le porte delle istituzioni. Qui alcune foto condivise dai partecipanti:

instagram white house3

instagram white house4

instagram white house2

Il Dipartimento di Stato punta di nuovo sulla comunicazione digitale

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Macom Phillips

Il profilo Twitter di Macom Phillips

Macom Phillips è il nuovo responsabile del Bureau of International Information Programs, il cuore nevralgico della comunicazione verso l’estero del Dipartimento di Stato americano.

35 anni, ex Direttore dei New Media della Casa Bianca e protagonista della campagna elettorale di Barack Obama del 2008, Phillips è stato nominato dal Segretario Kerry per dare nuove vigore alla comunicazione di Foggy Bottom, in particolare sui social media. Compito non facile. Dopo il forte impulso al digitale dato dall’ex Segretario Hillary Clinton e dal suo Advisor per l’Innovazione Alec Ross, ora è il momento di gestire e rafforzare le relazioni con una comunità online di quasi 30 milioni di persone che guarda agli Stati Uniti con sentimenti a volte contrastanti.

Il Bureau non si occupa solo di Internet, ma la scelta di Macom Phillips lascia presagire che la comunicazione online rivestirà un ruolo rilevante durante la nuova era di Kerry. Phillips infatti vanta nel suo curriculum anni di lavoro per la Blue State Digital, l’agenzia che ha seguito la comunicazione online di Obama sin dagli esordi e vera fucina di talenti digitali.

Phillips riporterà direttamente al nuovo Sottosegretario per la Public Diplomacy Richard Stengel, ex-direttore della rivista Time. Una vecchia volpe del giornalismo e un esperto digitale al servizio della diplomazia. Un’accoppiata da tenere d’occhio.

 

Il nuovo Iran di Rouhani si costruisce anche su Twitter

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rouhani twitter

Il profilo in inglese di Hassan Rouhani

Grande risalto sui media internazionali per le parole pronunciate dal Presidente iraniano Hassan Rouhani durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York: “l’Iran è pronto ad avviare un negoziato immediato sul dossier nucleare, siamo interessati a un accordo-quadro con gli Stati Uniti”. La mossa di apertura politica, che ha colto di sorpresa molti diplomatici, è stata accompagnata anche da una sapiente regia di comunicazione. In particolare sul nuovo account Twitter del leader iraniano.

L’attività del profilo in inglese si è intensificata proprio a ridosso del 24 settembre, giorno di apertura dell’evento Onu, ed è poi proseguita con una media di 6-7 tweet al giorno con dichiarazioni, link a documenti, foto e dettagli degli appuntamenti in agenda. Un uso attento e prolifico che presenta almeno tre elementi di spiccato interesse.

1)      Innanzitutto vedere così attivo sui social media il successore di Mahmud Ahmadinejad è un segnale di cui tenere conto anche per l’evoluzione della libertà di informazione e di comunicazione online in un Paese nel quale, è doveroso ricordarlo, l’uso delle principali piattaforme è tuttora proibito. Niente illusioni, ma l’intenzione (ben calcolata) di prendere le distanze dal precedente governo potrebbe portare anche a qualche novità su questo delicato versante.

2)      La scelta di aprire due account, uno in iraniano e uno in inglese, rivela una precisa strategia di diplomazia digitale che ha come audience di riferimento l’opinione pubblica internazionale che spesso Teheran reputa oggetto di disinformazione da parte dei media occidentali. Sembra di intravedere un probabile tentativo di bypassare i media e raggiungere direttamente il target.

3)      È piuttosto evidente che le fila dell’account sono mosse da uno staff preparato. I messaggi tendono ad avere uno stile informale, ma mancano ancora interazione e dialogo con gli utenti. C’è invece il tentativo di stabilire relazioni virtuali, tramite retweet e menzioni, con interlocutori di un certo livello: capi di governo, ministri degli esteri e importanti giornalisti occidentali, come Christiane Amanpour, Charlie Rose e Anderson Cooper. Una mossa non scontata e interessante da seguire.

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