Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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La nuova kindle diplomacy

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Dal 2 giugno Suzi Levine è la nuova ambasciatrice degli Stati Uniti in Svizzera. E detiene un curioso primato: è stato il primo diplomatico della storia a giurare su una copia digitale della costituzione americana. Mano destra posata con emozione su un Kindle, il popolare lettore di e-book. Niente libro in pelle dalle eleganti finiture.

Cambiano i tempi, cambiano le tecnologie e anche i riti tradizionali della diplomazia si adeguano.

Probabilmente per la Levine, un passato da manager in Microsoft ed Expedia, deve essere stato un gesto naturale. Come quello di scrivere in prima persona su Twitter o di presentarsi agli svizzeri con un bel video su YouTube. Un esempio di professionista al passo con l’evoluzione digitale.

Il Dipartimento di Stato punta di nuovo sulla comunicazione digitale

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Macom Phillips

Il profilo Twitter di Macom Phillips

Macom Phillips è il nuovo responsabile del Bureau of International Information Programs, il cuore nevralgico della comunicazione verso l’estero del Dipartimento di Stato americano.

35 anni, ex Direttore dei New Media della Casa Bianca e protagonista della campagna elettorale di Barack Obama del 2008, Phillips è stato nominato dal Segretario Kerry per dare nuove vigore alla comunicazione di Foggy Bottom, in particolare sui social media. Compito non facile. Dopo il forte impulso al digitale dato dall’ex Segretario Hillary Clinton e dal suo Advisor per l’Innovazione Alec Ross, ora è il momento di gestire e rafforzare le relazioni con una comunità online di quasi 30 milioni di persone che guarda agli Stati Uniti con sentimenti a volte contrastanti.

Il Bureau non si occupa solo di Internet, ma la scelta di Macom Phillips lascia presagire che la comunicazione online rivestirà un ruolo rilevante durante la nuova era di Kerry. Phillips infatti vanta nel suo curriculum anni di lavoro per la Blue State Digital, l’agenzia che ha seguito la comunicazione online di Obama sin dagli esordi e vera fucina di talenti digitali.

Phillips riporterà direttamente al nuovo Sottosegretario per la Public Diplomacy Richard Stengel, ex-direttore della rivista Time. Una vecchia volpe del giornalismo e un esperto digitale al servizio della diplomazia. Un’accoppiata da tenere d’occhio.

 

Arriva il nuovo ambasciatore Usa in Italia. E si presenta su YouTube.

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John R. Philips, nuovo ambasciatore Usa, arriverà domani a Roma. E intanto si presenta ai cittadini italiani con un video su YouTube.

Una consuetudine che ha preso piede già da un paio d’anni al Dipartimento di Stato. Ormai quasi tutti gli ambasciatori pubblicano prima di partire per la sede di destinazione un video nel quale raccontano la loro storia personale e professionale. Spesso con aneddoti sulla vita privata che relegano la discrezione e la riservatezza al passato della comunicazione diplomatica.

I video su YouTube rappresentano anche un elemento di forte discontinuità con secoli di rigidi protocolli, visto che la loro pubblicazione online precede la cerimonia dello scambio delle lettere credenziali, con la quale il diplomatico viene formalmente accolto e può così cominciare la sua attività.

Un altro esempio di come la comunicazione online sta rivoluzionando contenuti e forme della diplomazia.

I segreti di un diplomatico digitale che non conosceva Twitter

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blog mcfaul

Il blog in russo dell’ambasciatore McFaul

“Nel gennaio del 2012, quando sono stato nominato ambasciatore americano in Russia avevo una dozzina di amici su Facebook e lo usavo pochissimo, non avevo mai letto un tweet e mai scritto un articolo su un blog”.

“Oggi ho 10,000 fan su Facebook, più di 44,000 follower su Twitter e, secondo un’agenzia di rating online, il mio blog è il sesto più influente in Russia. Con un tweet riesco a raggiungere un potenziale bacino di oltre mezzo milione di persone in 24 ore”.

Michael McFaul, rappresentante di Washington in Russia, racconta così il suo primo anno e mezzo da diplomatico digitale. In un lungo articolo sul sito del Council of American Ambassadors McFaul illustra il dietro le quinte di una vera e propria rivoluzione che sta tuttora coinvolgendo migliaia di diplomatici in tutto il mondo: il passaggio dal “no comment” all’esposizione diretta sui social media. Una lettura illuminante che offre tanti spunti su come le feluche possono gestire nel modo migliore i nuovi strumenti tecnologici.

Ecco alcuni passaggi degni di nota:

…I also learned quickly that you cannot just broadcast on Facebook or especially Twitter. You have to interact. If you don’t do it yourself, your followers quickly figure it out (when I have too many tweets in perfect Russian, people begin to get suspicious that it’s not me.). Twitter is also very fast. You have to respond, engage, answer questions quickly or else the conversation moves on.

…There is no question that social media has allowed me to interact with Russians who would not traditionally be able to meet a US Ambassador. I try hard to demonstrate my interest in interacting with everyone.

…You also have to spend some time reading the Twitter and Facebook feeds to get a sense of what is interesting for Russian social media users. As I have learned more about the content and styles of interaction on these platforms in Russia, I have adjusted my messaging.

E infine una conclusione piuttosto netta sul futuro rapporto tra diplomazia e social media:

I have no doubt that social media will continue to develop as an indispensable tool of every embassy around the world and every government around the world. We cannot stop technology.

La prima ambasciata a superare un milione di likes su Facebook

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La rappresentanza diplomatica più seguita al mondo e la prima a superare la fatidica soglia del milione di likes su Facebook è l’ambasciata degli Stati Uniti in Pakistan.

Una sorpresa. Per vari motivi. Innanzitutto perché Washington ha deciso di dare maggiore enfasi alla presenza sui social media in Pakistan “solo” verso la fine del 2011, più tardi rispetto ad altri Paesi. In secondo luogo perché dai sondaggi sull’immagine dell’America all’estero emerge spesso una radicata ostilità da parte dell’opinione pubblica pakistana nei confronti di un alleato molto generoso (nell’ottobre del 2009 il Congresso USA ha stanziato 7,5 miliardi di dollari di aiuti economici a Islamabad fino al 2014), ma percepito come troppo ingombrante. Infine, c’erano altre ambasciate a stelle e strisce, soprattutto quelle a Jakarta e al Cairo, che sembravano favorite nella competizione interna al Dipartimento di Stato per affermarsi come la rappresentanza diplomatica più seguita su Facebook.

pagina facebook pakistan

La pagina Facebook dell’ambasciata USA in Pakistan

In un articolo sul sito del Lowy Institute for International Policy, un’addetta stampa dell’ambasciata ha svelato alcune tattiche che in poco tempo hanno permesso all’ambasciata di costruire un seguito così numeroso e interattivo su Facebook:

We post content at regular intervals, primarily in the evenings when our audience is online, and try to engage consistently on each one. Every post elicits questions or comments that can easily be addressed and, while we do not respond to polemics or vitriol, we try to answer all the questions that we can. We don’t remove comments critical of the US or its foreign policy.

Il caso dell’ambasciata a Islamabad è molto interessante. Conferma innanzitutto il mix indispensabile per una comunicazione vincente sui social media: avvalersi di ottimi professionisti (il consolidamento della pagina Facebook è stato affidato a un veterano dei social media, Tim Receveur), definire una buona strategia e puntare su contenuti di valore calibrati sullo strumento. L’affermazione in un ambiente online ostile è soprattutto merito di questa combinazione. Il caso dimostra inoltre che con questi strumenti si possono instaurare relazioni con la popolazione più giovane (metà dei fan rientra nella fascia 18-24 anni), in passato fuori dall’ambito della comunicazione diplomatica tradizionale, anche nelle forme più aperte di public diplomacy.

Il primo Google Hangout per un Segretario di Stato

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Venerdì 10 maggio John Kerry è stato il primo Segretario di Stato a partecipare a un Google Hangout, nel quale ha risposto a domande sulla politica estera americana.

All’incontro virtuale hanno preso parte anche Sarah Hill, digital storyteller dell’organizzazione Veterans United Network, Corrie Fraser, responsabile di +SocialGood, Adolfo Garcia, un soldato di 20 anni che è già stato impiegato due volte in Afghanistan, Emily McKhann, cofondatrice di un blog per mamme e Andrew White, presidente di un’azienda che produce apparecchi per rilevazioni meteo. Sono stati loro a raccogliere le domande tra gli utenti della rete per poi girarle a Kerry durante l’hangout.

È proprio il coinvolgimento di questo variegato gruppo di cittadini e il loro ruolo di connettori/mediatori l’elemento più interessante dell’esordio del Segretario di Stato sulla piattaforma per videochat di Google. In altri hangout, organizzati ad esempio dalla Casa Bianca, i cittadini avevano interagito direttamente con il Presidente Obama o altri rappresentanti dell’amministrazione. Foggy Bottom ha scelto una strada diversa, inserendo un livello intermedio che ha reso il dibattito più stimolante. Altro aspetto non secondario è la decisione di non avvalersi delle solite figure di moderatori, in particolare giornalisti.

L’hangout di venerdì scorso rappresenta anche la conferma della volontà di John Kerry di proseguire sul percorso della diplomazia digitale intrapreso da Hillary Clinton. Qualche giorno fa era stato proprio il nuovo Segretario di Stato a sottolineare che “il termine diplomazia digitale è ridondante. Si tratta di diplomazia. Punto”. Dopo le parole sono arrivati subito i fatti.

 

Il Segretario Kerry conferma: la diplomazia del futuro sarà digitale

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dipnote

La nuova veste grafica di DipNote

“Il termine diplomazia digitale è ridondante. Si tratta di diplomazia. Punto.” Con questa frase tranchant il Segretario di Stato John Kerry ha fugato i dubbi di chi temeva che il nuovo inquilino di Foggy Bottom potesse frenare o quantomeno ripensare lo sviluppo digitale della politica estera americana avviato da Hillary Clinton.

John Kerry è intervenuto ieri firmando il primo post della nuova versione aggiornata di DipNote, il blog del Dipartimento di Stato che lo scorso settembre ha compiuto i primi cinque anni.

Le sue parole, accompagnate da una sincera dose di enfasi, sono un’interessante riflessione programmatica per i prossimi anni, nei quali la diplomazia americana appare sempre più intenzionata a lavorare a stretto contatto con l’innovazione digitale.

So of course there’s no such thing any more as effective diplomacy that doesn’t put a sophisticated use of technology at the center of all we’re doing to help advance our foreign policy objectives, bridge gaps between people across the globe, and engage with people around the world and right here at home.

L’articolo si chiude evidenziando quella che dovrebbe essere la funzione principale delle nuove tecnologie in diplomazia: la costruzione di un rapporto nuovo e interattivo con i cittadini stranieri per creare un terreno comune di dialogo e partecipazione.

Most importantly, I want to use technology to hear from all of you; to understand your concerns; and to tap into the expertise of those outside the State Department.  By using these tools, we can create dialogue among the broadest possible audience, and begin to find common ground — and after all, that’s what diplomacy’s all about.

 

Alec Ross, il pioniere che ha rivoluzionato la diplomazia

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Ieri, 12 marzo, è stato il giorno dei saluti per Alec Ross, ormai ex-Senior Advisor per l’Innovazione del Dipartimento di Stato americano. Ho avuto la fortuna di incontrarlo diverse volte. Una persona affabile e sempre disponibile. Innovatore e pioniere, Alec è il volto simbolico della rivoluzione digitale che, partita da Foggy Bottom, in questi ultimi anni ha “travolto” quasi tutte le diplomazie del mondo.

Chiamato da Hillary Clinton per ricoprire una posizione creata ad hoc con l’obiettivo di ridisegnare non solo la comunicazione internazionale della principale potenza mondiale, ma di stimolare in un ambito istituzionale tradizionalmente chiuso un approccio culturale di massima apertura verso le nuove tecnologie. Aver scelto Ross, uno dei coordinatori della campagna di Obama del 2008, è stato un atto di grande spessore politico da parte della Clinton. Consapevole di aver sottovalutato le potenzialità dei nuovi strumenti online durante le primarie perse contro l’allora senatore di Chicago, Hillary Clinton decise di mettersi al proprio fianco uno dei protagonisti di quella che viene considerata la più innovativa campagna elettorale della storia.

Dall’aprile del 2009 Alec Ross ha cominciato a lavorare al progetto “21st Century Statecraft”, che lui stesso in un’intervista a Mashable ha definito “harnessing the technologies, the networks and the demographics of the twenty-first century to advance foreign policy goals”. Ma soprattutto ha cominciato a viaggiare in tutto il mondo per raccontare le enormi potenzialità delle nuove tecnologie per innovare le società e il rapporto tra cittadini e politica.

Da oggi per Alec comincia una nuova vita. Prossimi progetti: un libro, qualche editoriale, forse una sceneggiatura per Hollywood e poi il lancio di una società di consulenza che aiuti governi, società e organizzazioni a muoversi nel complesso scacchiere internazionale, tra geopolitica, mercati e reti tecnologiche.

Alec Ross lascia un’eredità pesante a Foggy Bottom. Molti si chiedono se il percorso già intrapreso continuerà. L’importante è che se qualcuno prenderà il suo posto, possa avere un rapporto diretto con il Segretario di Stato, lo stesso che Alec aveva con Hillary Clinton. Perché queste sono rivoluzioni che si possono fare solo dall’alto verso il basso, con un forte impulso politico proveniente dalla stanza dei bottoni.

 

Hillary Clinton lascia il Dipartimento di Stato. Scrivendo sul blog.

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addio hillary clinton

Il post sul blog del Dipartimento di Stato

“Grazie per questi quattro anni fantastici”.

Così Hillary Clinton si è congedata ieri dai suoi ormai ex-colleghi del Dipartimento di Stato. Non con una lettera formale o con un editoriale sul New York Times, ma con un breve post su DipNote, il blog ufficiale della diplomazia americana. Non poteva che finire così l’esperienza del Segretario di Stato che ha dato un impulso decisivo allo sviluppo della diplomazia digitale in tutto il mondo.

John Kerry nuovo Segretario di Stato. Sarà un diplomatico digitale?

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Ieri il Senato americano ha confermato la nomina di John Kerry per l’incarico di Segretario di Stato. Ex-candidato democratico alla Casa Bianca nel 2004, Presidente della commissione esteri del Senato, quasi trent’anni di esperienza politica a Washington, Kerry è considerato la migliore scelta per la successione a Hillary Clinton.

john kerry

Il nuovo Segretario di Stato Usa John Kerry

In molti già si chiedono se Kerry intenderà utilizzare anche la diplomazia digitale per affrontare le difficili sfide che attendono la politica estera americana nei prossimi anni. La Clinton lascia un “eredità digitale” di grande spessore: è stata il primo Segretario di Stato a puntare con decisione sull’uso dei nuovi strumenti tecnologici per promuovere gli interessi strategici degli Usa e per stabilire un dialogo costruttivo con l’opinione pubblica straniera. Un’efficace strategia di diplomazia digitale ha bisogno di un forte impulso politico dall’alto. Clinton l’ha dato. E ora tutti guardano al settimo piano di Foggy Bottom (la sede del Dipartimento di Stato) per vedere cosa farà Kerry.

Un recente articolo della rivista The Atlantic solleva qualche perplessità sulla propensione dell’ex-senatore del Massachusetts a proseguire sul solco della Clinton:

The next stage of digital diplomacy’s development will be hard not because Kerry has some devious plan to dismantle it but because he has no reason to pay attention to it. Digital diplomats who want to get on Kerry’s radar need to appeal to Obama’s presumptive nominee in the context of his main responsibilities. And that means making 21st-century statecraft an instrument for big foreign-policy breakthroughs — not just a tool for keeping up relations with foreign publics.

L’articolo ha il difetto di partire da una visione troppo ristretta dell’attuale diplomazia digitale del Dipartimento di Stato, che non è affatto solo uno strumento per gestire in maniera diretta i rapporti con i pubblici stranieri. Il programma “21st Century Statecraft” inaugurato dalla Clinton ha un respiro ben più ampio e mira a facilitare il raggiungimento degli obiettivi strategici della politica estera di Washington. E Kerry è sicuramente consapevole di questo aspetto, anche perché ha già dimostrato in passato molta attenzione verso il ruolo delle nuove tecnologie. La sua campagna elettorale del 2004 fu caratterizzata da un uso innovativo della Rete, come spesso ha ricordato l’ambasciatore americano in Italia David Thorne, che partecipò in prima linea nella squadra che accompagnò Kerry in quell’avventura.

Acume politico e sensibilità verso le tecnologie. Questo binomio lascia prevedere che difficilmente il nuovo Segretario di Stato abbandonerà la strada della diplomazia digitale.