Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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Arriva Obama e l’ambasciata Usa si scatena sui social media

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Oggi il presidente americano Barack Obama atterrerà a Roma. È dal luglio del 2009 che l’inquilino della Casa Bianca non viene in Italia.
Per preparare il terreno a questa visita molto attesa, negli ultimi giorni l’ambasciata americana in Italia ha utilizzato soprattutto i social media. Con una serie di contenuti insoliti e uno stile informale che ha sorpreso molti.

Il 18 marzo è stato lanciato su Twitter e Facebook l’hashtag #obamainitalia e la missione diplomatica ha cominciato a pubblicare materiale per ripercorrere la storia delle visite dei Presidenti a stelle a strisce.

 

 

Dopo l’excursus storico, è cominciata una serie di post e tweet che rappresentavano una sorta di visita virtuale, con una sagoma di cartone del presidente Obama fotografata in varie zone della capitale.

Ieri sera il conto totale dei tweet con l’hashtag #obamainitalia segnava poco più di 700 tweet (aggiornamento mercoledì alle 17: i tweet sono circa 1.400) . Con un picco raggiunto martedì scorso grazie a questo messaggio.

 

Il tour virtuale della sagoma di Obama è stato poi riassunto in questo breve video postato su YouTube e ripreso da varie testate.

Tweet, post e video si sono guadagnati le homepage di diversi quotidiani online italiani (es: Repubblica, Corriere della Sera, Messaggero) e perfino stranieri (El Pais). Un interessante esempio di come i social media possano essere usati non per forza in chiave di disintermediazione, ma come strumenti d’interlocuzione per amplificare la copertura e la visibilità sui mezzi d’informazione tradizionali.

 

Il governo iraniano sbarca su Facebook per far sentire la sua voce

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La pagina Facebook del Presidente Rouhani

La pagina Facebook del Presidente Rouhani

Dando seguito a una sollecitazione arrivata direttamente dal Presidente Hasan Rouhani, negli ultimi giorni tutti i ministri del nuovo governo iraniano hanno aperto  un profilo su Facebook.

Un tentativo, che per ora appare assai velleitario, di migliorare l’immagine del regime e prendere le distanze dall’era di Ahmadinejad‎, molto  duro nei confronti dei social media e obiettivo di quella che nel 2009 è passata alla storia come la prima grande “Twitter Revolution”.

Lo sbarco dei ministri su Facebook è una notizia paradossale, visto che in Iran è vietato l’accesso al social network più popolare del mondo. Molti lo interpretano comunque come un primo segnale di maggiore tolleranza verso Internet. Era stato lo stesso Rouhani, durante la campagna elettorale dello scorso giugno, a promettere più trasparenza e apertura sul Web.

Sarebbe sbagliato però farsi facili illusioni: la strada verso una Rete libera in Iran è ancora in salita. Il responsabile governativo della supervisione dei contenuti online, Gholam Hossein Mohseni Ejehei, ha subito chiarito che al momento non è prevista alcuna attenuazione dei filtri su Facebook e su altri siti ritenuti pericolosi per la stabilità politica e sociale del Paese. Inoltre, alcuni importanti membri del governo (il ministro delle comunicazioni e quello del petrolio) hanno preso le distanze dalle pagine Facebook, segnalandole come non ufficiali.

Nel frattempo il profilo di Rouhani sta guadagnando un crescente numero di fan, soprattutto iraniani fuoriusciti e alcuni utenti stranieri, visto che probabilmente gli iraniani che si collegano a Facebook aggirando la censura tramite server alternativi non hanno alcun interesse a uscire allo scoperto seguendo il capo del governo.

La tempistica delle nuove pagine Facebook non sembra casuale e suggerisce anche motivazioni di diplomazia digitale. Con i venti di guerra in Siria, l’acuirsi delle tensioni in Medio Oriente e il delicato confronto diplomatico tra i Paesi, l’Iran ha l’interesse strategico a ritagliarsi uno spazio online per far sentire la propria voce nell’acceso dibattito sulla crisi siriana.

 

La prima ambasciata a superare un milione di likes su Facebook

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La rappresentanza diplomatica più seguita al mondo e la prima a superare la fatidica soglia del milione di likes su Facebook è l’ambasciata degli Stati Uniti in Pakistan.

Una sorpresa. Per vari motivi. Innanzitutto perché Washington ha deciso di dare maggiore enfasi alla presenza sui social media in Pakistan “solo” verso la fine del 2011, più tardi rispetto ad altri Paesi. In secondo luogo perché dai sondaggi sull’immagine dell’America all’estero emerge spesso una radicata ostilità da parte dell’opinione pubblica pakistana nei confronti di un alleato molto generoso (nell’ottobre del 2009 il Congresso USA ha stanziato 7,5 miliardi di dollari di aiuti economici a Islamabad fino al 2014), ma percepito come troppo ingombrante. Infine, c’erano altre ambasciate a stelle e strisce, soprattutto quelle a Jakarta e al Cairo, che sembravano favorite nella competizione interna al Dipartimento di Stato per affermarsi come la rappresentanza diplomatica più seguita su Facebook.

pagina facebook pakistan

La pagina Facebook dell’ambasciata USA in Pakistan

In un articolo sul sito del Lowy Institute for International Policy, un’addetta stampa dell’ambasciata ha svelato alcune tattiche che in poco tempo hanno permesso all’ambasciata di costruire un seguito così numeroso e interattivo su Facebook:

We post content at regular intervals, primarily in the evenings when our audience is online, and try to engage consistently on each one. Every post elicits questions or comments that can easily be addressed and, while we do not respond to polemics or vitriol, we try to answer all the questions that we can. We don’t remove comments critical of the US or its foreign policy.

Il caso dell’ambasciata a Islamabad è molto interessante. Conferma innanzitutto il mix indispensabile per una comunicazione vincente sui social media: avvalersi di ottimi professionisti (il consolidamento della pagina Facebook è stato affidato a un veterano dei social media, Tim Receveur), definire una buona strategia e puntare su contenuti di valore calibrati sullo strumento. L’affermazione in un ambiente online ostile è soprattutto merito di questa combinazione. Il caso dimostra inoltre che con questi strumenti si possono instaurare relazioni con la popolazione più giovane (metà dei fan rientra nella fascia 18-24 anni), in passato fuori dall’ambito della comunicazione diplomatica tradizionale, anche nelle forme più aperte di public diplomacy.

L’ambasciata britannica in Cambogia: da 200 a 56.000 likes su Facebook in meno di un anno.

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Facebook UK Cambogia

La pagina Facebook dell’ambasciata UK in Cambogia

Un interessante articolo sul sito del Foreign Office descrive la campagna di comunicazione su Facebook lanciata nel giugno del 2012 dall’ambasciata del Regno Unito a Phnom Penh e indirizzata in particolare ai giovani cambogiani.

Quattro i principali elementi della strategia online:

1)      Researching the interests of our target audience (15-35 year old Cambodians), adapting content to their interests

2)      Conducting a pilot of Facebook advertising according to defined variables (language, target audience, time of day, content, cost, ad type) and using the data to increase the impact and lower the cost of the campaign

3)      Generating innovative and visual content which was both linked to the Olympics/Paralympics and local interest (e.g. message board for Cambodian athletes). Content was the single most important variable in generating engagement

4)      Developing more interactive content to boost engagement and virality (e.g. London 2012 themed competitions).

 

Ottimo il risultato raggiunto. Non solo in termini numerici – da 200 a 56.000 likes in pochi mesi – ma soprattutto a livello di interazione con gli utenti online, che hanno mostrato interesse per i contenuti e innescato anche meccanismi di viralità.

Sul buon esito della campagna hanno sicuramente influito i Giochi Olimpici di Londra, che hanno catalizzato l’attenzione mediatica e si sono prestati molto bene a forme di comunicazione basate sulla cosiddetta soft diplomacy.

A parte la “spinta” delle Olimpiadi, il caso dell’ambasciata britannica in Cambogia è comunque interessante perché fa luce sulle potenzialità che la comunicazione online e in particolare sui social media può avere in Paesi nei quali la penetrazione e l’uso di Internet stanno registrando tassi molto elevati, soprattutto tra i giovani più emancipati e con una formazione di alto livello. Ovvero i futuri decision-maker.

 

La Facebook diplomacy con the e pasticcini

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Il Ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi ha annunciato nei giorni scorsi un’interessante iniziativa per coinvolgere i propri fan di Facebook. Inviterà sei cosiddetti “top poster”, tre persone che sono intervenute di più sulla sua pagina e altre tre che hanno pubblicato contenuti che hanno colpito il ministro, a prendere un the insieme alla Farnesina. “In quell’occasione – scrive Terzi – mi impegno a rispondere con completezza a qualunque loro domanda sui temi della politica estera nazionale, nella certezza anche di ricevere utili stimoli”.

La pagina Facebook del Ministro Terzi

Con questa proposta Terzi conferma l’attenzione verso il mondo dei social media: oltre ad avere un account molto seguito su Twitter, il capo della nostra diplomazia è l’unico ministro dell’attuale compagine governativa a usare Facebook e in poco tempo la sua pagina ha raggiunto quasi 300.000 mila interazioni a settimana.

Invitare alcuni dei suoi fan a un incontro è un’eccellente idea per dimostrare come il dialogo sui social network possa portare anche a forme di coinvolgimento più diretto, che possono a loro volta stimolare ancor di più la partecipazione futura degli utenti online.

Finora la maggior parte dei commenti sono stati positivi, soprattutto perché iniziative del genere in Italia non sono affatto comuni, come ha sottolineato anche un utente per stigmatizzare alcune critiche: “Che pochezza puntualizzare e fare battute su the e pasticcini. Il ministro ci offre il suo tempo! Citatemi un membro di un dicastero così impegnativo, che si dedica con tanta umiltà e partecipazione ai suoi cittadini!”

 

La nuova Russia di Putin scommette sulla diplomazia digitale

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Dopo l’ex-presidente Dmitry Medvedev, che curava un blog e usava spesso Twitter dal suo fidato iPad, il nuovo inquilino del Cremlino Vladimir Putin ha deciso di puntare sulla diplomazia digitale per migliorare l’immagine della Russia all’estero.

In un discorso tenuto lunedì scorso alla conferenza annuale degli ambasciatori russi, Putin ha spronato i diplomatici a utilizzare i nuovi strumenti tecnologici per correggere quella che, secondo le sue stesse parole, è “un’immagine distorta, che non riflette la reale situazione del Paese e il suo contributo al progresso globale, alla scienza e alla cultura. Il nostro errore – ha evidenziato Putin – è che non spieghiamo bene le nostre politiche”.

 

 

Il ministero degli Esteri russo è già al lavoro sul versante della diplomazia digitale. Pochi giorni fa ha aperto un canale su YouTube e a breve dovrebbe essere inaugurata la pagina Facebook ufficiale. Le singole ambasciate sono state esortate ad attivare propri profili su Twitter, dove al momento sono presenti circa 40 missioni diplomatiche.

Secondo la classifica stilata dalla nuova piattaforma dell’Agence France Presse dedicata alla e-diplomacy, la Russia è al 14° posto al mondo per l’uso dei nuovi strumenti digitali in diplomazia. Troppo poco per un Paese che aspira a riconquistare il palcoscenico globale attraverso risorse energetiche, crescita economica e rapporti strategici con i nuovi Paesi emergenti. Nella visione del Cremlino, questo processo deve essere accompagnato anche da un preciso piano di comunicazione su un terreno, il web, sul quale finora Putin è stato apertamente sfidato dall’opposizione interna, che da mesi denuncia i soprusi del nuovo presidente russo. Non sarà una sfida facile per Mosca. E di certo non basterà una spolverata di diplomazia digitale per dare credibilità a un governo che su libertà di espressione e diritti civili continua a essere visto con sospetto da buona parte della comunità internazionale.

La Nato e Facebook insieme nella nuova era digitale

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Stefanie Babst e Elizabeth Linder sono due donne con incarichi professionali all’apparenza molto distanti tra loro. La prima è un alto funzionario diplomatico della NATO, dove si occupa di Public Diplomacy. La seconda segue le relazioni istituzionali di Facebook in Europa, Medio Oriente e Africa. Pochi giorni fa hanno scritto insieme un articolo sull’Huffington Post, spiegando l’insolito rapporto tra la maggiore alleanza militare su scala globale e i social media. Un rapporto che la NATO coltiva già da alcuni anni, durante i quali ha incrementato la sua attenzione nei confronti dei nuovi media e dei protagonisti della comunicazione online. Anche quelli italiani. Nel giugno del 2011, ad esempio, Luca Conti è stato il primo blogger italiano “embedded” con le truppe in Afghanistan e nel suo viaggio ha potuto visitare anche il Quartier Generale della Nato a Bruxelles.

L’organizzazione utilizza sempre di più i social media per fornire notizie sulla sua attività e per controbattere la propaganda online dei Talebani. Inoltre, i suoi stessi rappresentanti hanno scelto la strada dell’esposizione personale su internet. Il Segretario Generale dell’organizzazione, Anders Fogh Rasmussen, pubblica quasi quotidianamente notizie e riflessioni su Twitter, dove si è guadagnato un seguito di circa 100,000 follower.

Il Comandante Supremo delle forze Nato in Europa, l’ammiraglio James Stavridis, ha un suo blog ed è molto attivo su Facebook, dove il suo account è stato addirittura clonato da ignoti per carpire informazioni ai suoi contatti. È stato proprio Stavridis a suggellare il rapporto tra la Nato e i social media, quando alla fine di ottobre del 2011 ha comunicato in anteprima la conclusione delle operazioni militari in Libia con un post su Facebook.

L’intervento di Stefanie Babst e Elizabeth Linder sull’Huffington Post analizza la profonda evoluzione che ha caratterizzato la comunicazione della Nato. Di seguito vengono riportati alcuni passaggi significativi, ma la versione completa dell’articolo merita sicuramente una lettura.

At NATO, we have started to undertake a comprehensive re-think of our soft power approach towards the public. As we have established ourselves on Facebook, Twitter, YouTube, Flickr and other social media sites, we have come to accept new ways of listening, sharing information and engaging in conversational communications with people who are interested in security and defense, and those who are affected by or curious about our policies and missions…

We have deepened our bonds with bloggers from member countries, as well as from Russia, Ukraine and across the Middle East. We have established ties with eminent digital activists and online journalists. And, through social media sites, we have established direct links to people in Libya, Afghanistan, India, Pakistan and far beyond…

This new era of communications begins when public administrations and institutions realize the inherent power of giving people a voice in policy decisions, encouraging transnational dialogue, and tapping into the creative energies of connected societies…

Yes, our organizations, NATO and Facebook, pursue two very distinct missions. NATO’s mission is peace and security. Facebook’s mission is to make the world more open and connected. But we both strongly believe that today’s policy issues are increasingly global…More than ever, governments, organizations and other players in the international arena need to work together to address them, in order to find support for solutions and change.  

Addio credenziali, ora gli ambasciatori si presentano su YouTube

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C’erano una volta le lettere credenziali, il documento con il quale un governo accredita il proprio rappresentante diplomatico presso un’altra nazione. E c’era una volta la solenne cerimonia di presentazione delle lettere presso il Capo dello Stato, che ha il potere di accettare l’ambasciatore inviato. Oggi, nella nuova era digitale, i diplomatici si presentano con un video su YouTube. Rivolgendosi non alle istituzioni del Paese in cui opereranno, ma direttamente a tutti i cittadini. Lo ha fatto pochi giorni fa il nuovo ambasciatore americano in India, Nancy Powell, che prima ancora di giungere a Nuova Dehli, ha postato un video in cui anticipa le priorità del suo mandato e l’approccio che seguirà. Una scelta che racchiude le basi della nuova diplomazia digitale. Nuovo mezzo: un video sui social media. Nuovo destinatario: i cittadini di un Paese e non solo gli interlocutori istituzionali.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=U5KkmehoixQ[/youtube]

Il video di presentazione sta diventando una prassi. A gennaio scorso ne aveva girato uno anche il nuovo ambasciatore americano in Russia, Michael McFaul. In inglese, con sottotitoli in cirillico. Chiudendo la sua presentazione con un invito ai cittadini russi: “contattatemi direttamente su Twitter e Facebook”. Gli anni bui della Guerra Fredda sembrano lontani secoli.

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