Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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Così funziona la diplomazia digitale di Israele

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La pagina Facebook del ministero degli Esteri israeliano

La diplomazia digitale non deve essere vista come una nuova forma di diplomazia, ma piuttosto come uno strumento nuovo e ricco di risorse per portare avanti la tradizionale attività diplomatica.

È uno dei messaggi che emerge da un’interessante intervista a Yorm Morad, responsabile della diplomazia digitale del ministero degli Esteri israeliano. Ecco in sintesi altri punti chiave:

  • L’interazione e il dialogo con il pubblico sono fondamentali
  • La comunicazione deve partire dall’individuazione della giusta audience
  • Organizzarsi per misurare i risultati dell’attività
  • Le relazioni con i media tradizionali non vanno abbandonate, ma rinnovate
  • Il messaggio non cambia. Cambiano i mezzi per veicolarlo.
  • Necessario imparare a delegare e allegerire la catena di controllo

Qui il link all’intervista completa.

 

Innovazione e social media. Così Israele cerca di attirare turisti e investimenti.

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Ido Aharoni è il console generale d’Israele a New York. Diplomatico di vecchia scuola, negli ultimi anni si è imposto come una delle feluche più innovative e attente alla comunicazione. È stato lui nel 2005 a lanciare la campagna “Brand Israel” per migliorare l’immagine del Paese, con l’obiettivo di attrarre turisti e investimenti.

I social media rivestono un ruolo centrale in questa strategia. Non a caso, il consolato israeliano di New York è stato il primo ufficio diplomatico al mondo a tenere una conferenza stampa “virtuale” sulle piattaforme social.

In una recente intervista Aharoni ha sottolineato il collegamento sempre più stretto tra il web e la nuova natura della diplomazia. Ecco alcuni passaggi di rilievo:

Diplomacy is changing in front of our eyes. And the role of a diplomat nowadays is not to win debates, but rather to build relationships.

We introduced the concept of micro-marketing to governments as early as 2004. We were the first government to take bloggers seriously, to bring them in groups to Israel as early as 2004…The work that we do is groundbreaking for governments. People from private companies, perhaps, do things that are more brazen or innovative, but for governments to do those kinds of things is rather unusual.

Il caso di Israele è particolarmente interessante da un punto di vista di comunicazione, soprattutto se si considera il difficile contesto geopolitico e la reputazione non sempre positiva di cui Tel Aviv gode all’estero. Così Aharoni spiega il loro approccio:

The strategy that we chose was to celebrate Israel as a bastion of creativity, inspiration and innovation. So, in our case, you ask me how do you cope with the situation that Israel is still producing a lot of bad news? You simply keep on emphasizing and highlighting your competitive edge, because that includes the geopolitical situation in it.

Il profilo Twitter di Aharoni è l’attuazione concreta di questa strategia. Pochissima politica, tante notizie su tecnologia, innovazione ed eccellenze israeliane.

Israele accoglierà Obama con un’app

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L’ufficio del Primo Ministro israeliano ha lanciato nei giorni scorsi un’applicazione per smartphone dedicata alla visita del Presidente Usa Barack Obama, che arriverà mercoledì a Tel Aviv.

israel app Ci sono molte aspettative per questo primo viaggio ufficiale in Israele,  che alcuni considerano un possibile passo verso il riavvicinamento politico tra due leader, Obama e Netanyahu, che negli ultimi mesi non hanno nascosto le loro divergenze sulla gestione del delicato processo di pace. Nei quattro giorni di visita Obama si recherà anche nella Striscia di Gaza e a Ramallah per incontrare il Presidente dell’autorità palestinese Mahmoud Abbas.

Data l’importanza mediatica della visita e la curiosità dei cittadini, il governo israeliano ha creato un’app (in ebraico, inglese e arabo) che permetterà di seguire in diretta gli spostamenti di Obama, ricevere aggiornamenti e notizie in tempo reale, guardare filmati e fotografie, sia quelle ufficiali che quelle scattate dai partecipanti agli eventi pubblici.

Nei prossimi giorni l’app sarà dedicata interamente alla visita, ma subito dopo verrà utilizzata dall’ufficio del Primo Ministro per diffondere informazioni e materiali multimediali. Un’ottima scelta comunicativa: utilizzare la leva mediatica del viaggio di Obama per promuovere quella che in realtà sarà l’app ufficiale del governo di Tel Aviv.

Per non essere da meno dal punto di vista “social”, l’ambasciata americana a Tel Aviv ha lanciato un concorso su Facebook per aggiudicarsi un posto alla cerimonia durante la quale Obama terrà il principale discorso.

 

“Voglio che la gente entri nel mio mondo”. Un diplomatico digitale racconta perchè ha scelto Twitter..

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“Voglio comunicare. Voglio che la gente entri nel mio mondo. Voglio che vedano l’attività quotidiana dell’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, il tipo di sfide con le quali è chiamato a confrontarsi”.

Contiene interessanti spunti sulla diplomazia digitale l’intervista all’ambasciatore israeliano a Washington Michael Oren, che in alcuni passaggi smentisce l’immagine stereotipata del diplomatico chiuso nel suo mondo, che preferisce lavorare dietro le quinte, senza le interferenze dell’esposizione mediatica.

 

 

Approdato da poco su Twitter, Oren ne tesse le lodi come strumento fondamentale non solo per comunicare, ma anche per sviluppare relazioni e per analizzare il contesto in cui si opera. “Oggi ci sono ben poche alternative che abbiano la portata e l’efficacia di Twitter nel raggiungere un pubblico vasto e composto in prevalenza da giovani. Inoltre mi permette di mantenere le relazioni con i giornalisti e gli altri diplomatici. Non si tratta solo di diffondere messaggi, ma anche di ascoltare. Twitter è uno strumento per sapere cosa succede e per avere dei riscontri e questo è molto importante”.

Storico di fama e autore di diversi libri, l’ambasciatore israeliano confida di essere lui stesso a scrivere i tweet. Confermando come le nuove tecnologie possano coniugarsi bene anche con background professionali e personali molto distanti da internet. “Ho dovuto imparare e passare da scrivere libri di 800 pagine a tweet di 140 caratteri.”

La provocatoria “Twitter diplomacy” di Danny Ayalon

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Ha lasciato da parte ogni remora diplomatica il viceministro degli Esteri israeliano Danny Ayalon nel commentare su Twitter la sentenza della Corte Suprema di Gerusalemme, che ha ordinato lo sgombero di circa 300 coloni ebrei dall’insediamento di Migron. Una sentenza importante che ha segnato la fine dell’enclave israeliana più grande in Cisgiordania. Mentre il governo di Tel Aviv ha accettato (a malincuore) la sentenza, soprattutto per evitare un pericoloso corto circuito istituzionale tra organi dello Stato, il viceministro Ayalon ha stigmatizzato la decisione della Corte Suprema con alcuni tweet che hanno subito scatenato un acceso dibattito online.

un tweet di Ayalon

Un tweet del viceministro degli Esteri Ayalon dopo la sentenza della Corte Suprema

Ayalon non è nuovo a episodi del genere e già in passato la sua intraprendenza sui social network ha provocato qualche scintilla. Per diffondere ancora di più le sue tesi, nel caso della sentenza su Migron si è avvalso anche di Facebook, comunicando la sua visita all’insediamento e sottolineando il suo sostegno ai coloni.

facebook Ayalon

La nota su Facebook scritta da Ayalon

Sembra chiara la strategia comunicativa di Ayalon: con le sue provocatorie esternazioni, anche in contrasto con la linea ufficiale del governo, mira a parlare alla gente e a utilizzare i social media soprattutto in chiave di politica interna.

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