Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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Il Dipartimento di Stato punta di nuovo sulla comunicazione digitale

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Macom Phillips

Il profilo Twitter di Macom Phillips

Macom Phillips è il nuovo responsabile del Bureau of International Information Programs, il cuore nevralgico della comunicazione verso l’estero del Dipartimento di Stato americano.

35 anni, ex Direttore dei New Media della Casa Bianca e protagonista della campagna elettorale di Barack Obama del 2008, Phillips è stato nominato dal Segretario Kerry per dare nuove vigore alla comunicazione di Foggy Bottom, in particolare sui social media. Compito non facile. Dopo il forte impulso al digitale dato dall’ex Segretario Hillary Clinton e dal suo Advisor per l’Innovazione Alec Ross, ora è il momento di gestire e rafforzare le relazioni con una comunità online di quasi 30 milioni di persone che guarda agli Stati Uniti con sentimenti a volte contrastanti.

Il Bureau non si occupa solo di Internet, ma la scelta di Macom Phillips lascia presagire che la comunicazione online rivestirà un ruolo rilevante durante la nuova era di Kerry. Phillips infatti vanta nel suo curriculum anni di lavoro per la Blue State Digital, l’agenzia che ha seguito la comunicazione online di Obama sin dagli esordi e vera fucina di talenti digitali.

Phillips riporterà direttamente al nuovo Sottosegretario per la Public Diplomacy Richard Stengel, ex-direttore della rivista Time. Una vecchia volpe del giornalismo e un esperto digitale al servizio della diplomazia. Un’accoppiata da tenere d’occhio.

 

Il primo Google Hangout per un Segretario di Stato

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Venerdì 10 maggio John Kerry è stato il primo Segretario di Stato a partecipare a un Google Hangout, nel quale ha risposto a domande sulla politica estera americana.

All’incontro virtuale hanno preso parte anche Sarah Hill, digital storyteller dell’organizzazione Veterans United Network, Corrie Fraser, responsabile di +SocialGood, Adolfo Garcia, un soldato di 20 anni che è già stato impiegato due volte in Afghanistan, Emily McKhann, cofondatrice di un blog per mamme e Andrew White, presidente di un’azienda che produce apparecchi per rilevazioni meteo. Sono stati loro a raccogliere le domande tra gli utenti della rete per poi girarle a Kerry durante l’hangout.

È proprio il coinvolgimento di questo variegato gruppo di cittadini e il loro ruolo di connettori/mediatori l’elemento più interessante dell’esordio del Segretario di Stato sulla piattaforma per videochat di Google. In altri hangout, organizzati ad esempio dalla Casa Bianca, i cittadini avevano interagito direttamente con il Presidente Obama o altri rappresentanti dell’amministrazione. Foggy Bottom ha scelto una strada diversa, inserendo un livello intermedio che ha reso il dibattito più stimolante. Altro aspetto non secondario è la decisione di non avvalersi delle solite figure di moderatori, in particolare giornalisti.

L’hangout di venerdì scorso rappresenta anche la conferma della volontà di John Kerry di proseguire sul percorso della diplomazia digitale intrapreso da Hillary Clinton. Qualche giorno fa era stato proprio il nuovo Segretario di Stato a sottolineare che “il termine diplomazia digitale è ridondante. Si tratta di diplomazia. Punto”. Dopo le parole sono arrivati subito i fatti.

 

Il Segretario Kerry conferma: la diplomazia del futuro sarà digitale

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dipnote

La nuova veste grafica di DipNote

“Il termine diplomazia digitale è ridondante. Si tratta di diplomazia. Punto.” Con questa frase tranchant il Segretario di Stato John Kerry ha fugato i dubbi di chi temeva che il nuovo inquilino di Foggy Bottom potesse frenare o quantomeno ripensare lo sviluppo digitale della politica estera americana avviato da Hillary Clinton.

John Kerry è intervenuto ieri firmando il primo post della nuova versione aggiornata di DipNote, il blog del Dipartimento di Stato che lo scorso settembre ha compiuto i primi cinque anni.

Le sue parole, accompagnate da una sincera dose di enfasi, sono un’interessante riflessione programmatica per i prossimi anni, nei quali la diplomazia americana appare sempre più intenzionata a lavorare a stretto contatto con l’innovazione digitale.

So of course there’s no such thing any more as effective diplomacy that doesn’t put a sophisticated use of technology at the center of all we’re doing to help advance our foreign policy objectives, bridge gaps between people across the globe, and engage with people around the world and right here at home.

L’articolo si chiude evidenziando quella che dovrebbe essere la funzione principale delle nuove tecnologie in diplomazia: la costruzione di un rapporto nuovo e interattivo con i cittadini stranieri per creare un terreno comune di dialogo e partecipazione.

Most importantly, I want to use technology to hear from all of you; to understand your concerns; and to tap into the expertise of those outside the State Department.  By using these tools, we can create dialogue among the broadest possible audience, and begin to find common ground — and after all, that’s what diplomacy’s all about.

 

John Kerry nuovo Segretario di Stato. Sarà un diplomatico digitale?

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Ieri il Senato americano ha confermato la nomina di John Kerry per l’incarico di Segretario di Stato. Ex-candidato democratico alla Casa Bianca nel 2004, Presidente della commissione esteri del Senato, quasi trent’anni di esperienza politica a Washington, Kerry è considerato la migliore scelta per la successione a Hillary Clinton.

john kerry

Il nuovo Segretario di Stato Usa John Kerry

In molti già si chiedono se Kerry intenderà utilizzare anche la diplomazia digitale per affrontare le difficili sfide che attendono la politica estera americana nei prossimi anni. La Clinton lascia un “eredità digitale” di grande spessore: è stata il primo Segretario di Stato a puntare con decisione sull’uso dei nuovi strumenti tecnologici per promuovere gli interessi strategici degli Usa e per stabilire un dialogo costruttivo con l’opinione pubblica straniera. Un’efficace strategia di diplomazia digitale ha bisogno di un forte impulso politico dall’alto. Clinton l’ha dato. E ora tutti guardano al settimo piano di Foggy Bottom (la sede del Dipartimento di Stato) per vedere cosa farà Kerry.

Un recente articolo della rivista The Atlantic solleva qualche perplessità sulla propensione dell’ex-senatore del Massachusetts a proseguire sul solco della Clinton:

The next stage of digital diplomacy’s development will be hard not because Kerry has some devious plan to dismantle it but because he has no reason to pay attention to it. Digital diplomats who want to get on Kerry’s radar need to appeal to Obama’s presumptive nominee in the context of his main responsibilities. And that means making 21st-century statecraft an instrument for big foreign-policy breakthroughs — not just a tool for keeping up relations with foreign publics.

L’articolo ha il difetto di partire da una visione troppo ristretta dell’attuale diplomazia digitale del Dipartimento di Stato, che non è affatto solo uno strumento per gestire in maniera diretta i rapporti con i pubblici stranieri. Il programma “21st Century Statecraft” inaugurato dalla Clinton ha un respiro ben più ampio e mira a facilitare il raggiungimento degli obiettivi strategici della politica estera di Washington. E Kerry è sicuramente consapevole di questo aspetto, anche perché ha già dimostrato in passato molta attenzione verso il ruolo delle nuove tecnologie. La sua campagna elettorale del 2004 fu caratterizzata da un uso innovativo della Rete, come spesso ha ricordato l’ambasciatore americano in Italia David Thorne, che partecipò in prima linea nella squadra che accompagnò Kerry in quell’avventura.

Acume politico e sensibilità verso le tecnologie. Questo binomio lascia prevedere che difficilmente il nuovo Segretario di Stato abbandonerà la strada della diplomazia digitale.

Anche il New York Times scopre le potenzialità dei social media in diplomazia

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Il futuro Segretario di Stato Usa John Kerry

L’autorevole editorialista del New York Times Thomas Friedman ha dedicato ieri un articolo alle difficili sfide che attendono John Kerry, il prossimo Segretario di Stato americano. E il suo suggerimento al nuovo inquilino di Foggy Bottom è quello di infrangere le regole e sfruttare le potenzialità dei social media in diplomazia:

So what’s a secretary of state to do? I’d suggest trying something radically new: creating the conditions for diplomacy where they do not now exist by going around leaders and directly to the people. And I’d start with Iran, Israel and Palestine. We live in an age of social networks in which every leader outside of North Korea today is now forced to engage in a two-way conversation with their citizens. There’s no more just top-down. People everywhere are finding their voices and leaders are terrified. We need to turn this to our advantage to gain leverage in diplomacy. Let’s break all the rules.

Friedman cita un esempio concreto nel quale la diplomazia digitale potrebbe aiutare l’amministrazione americana: l’Iran.

Rather than negotiating with Iran’s leaders in secret — which, so far, has produced nothing and allows the Iranian leaders to control the narrative and tell their people that they’re suffering sanctions because of U.S. intransigence — why not negotiate with the Iranian people?

Un suggerimento un po’ tardivo, visto che già da tempo gli Usa e altri Paesi fanno uso dei social media per interagire direttamente con i cittadini stranieri, ma il riconoscimento del ruolo della diplomazia digitale sulle prime pagine del New York Times è pur sempre una notizia positiva.

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