Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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Una mappa interattiva per illustrare missioni e ruolo della NATO

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nato map

Operazioni militari, missioni, numero di truppe sul campo, partnership strategiche e Paesi alleati. Contiene tante informazioni la nuova mappa interattiva lanciata nei giorni scorsi dal Quartier Generale di Bruxelles. Si chiama “NATO on Duty” e il suo obiettivo è quello di spiegare visivamente cos’è e cosa fa la Nato, l’organizzazione militare fondata nel 1949 e che conta attualmente 28 Stati membri.

L’iniziativa si inserisce all’interno di una strategia di comunicazione che punta sempre di più sul web e sui social media, come dimostra ad esempio la scelta del live-streaming di molte riunioni, compreso il vertice di oggi e domani dei Ministri degli Esteri, e il tentativo di stimolare interazione con gli utenti su Twitter e Facebook.

 

La Nato e Facebook insieme nella nuova era digitale

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Stefanie Babst e Elizabeth Linder sono due donne con incarichi professionali all’apparenza molto distanti tra loro. La prima è un alto funzionario diplomatico della NATO, dove si occupa di Public Diplomacy. La seconda segue le relazioni istituzionali di Facebook in Europa, Medio Oriente e Africa. Pochi giorni fa hanno scritto insieme un articolo sull’Huffington Post, spiegando l’insolito rapporto tra la maggiore alleanza militare su scala globale e i social media. Un rapporto che la NATO coltiva già da alcuni anni, durante i quali ha incrementato la sua attenzione nei confronti dei nuovi media e dei protagonisti della comunicazione online. Anche quelli italiani. Nel giugno del 2011, ad esempio, Luca Conti è stato il primo blogger italiano “embedded” con le truppe in Afghanistan e nel suo viaggio ha potuto visitare anche il Quartier Generale della Nato a Bruxelles.

L’organizzazione utilizza sempre di più i social media per fornire notizie sulla sua attività e per controbattere la propaganda online dei Talebani. Inoltre, i suoi stessi rappresentanti hanno scelto la strada dell’esposizione personale su internet. Il Segretario Generale dell’organizzazione, Anders Fogh Rasmussen, pubblica quasi quotidianamente notizie e riflessioni su Twitter, dove si è guadagnato un seguito di circa 100,000 follower.

Il Comandante Supremo delle forze Nato in Europa, l’ammiraglio James Stavridis, ha un suo blog ed è molto attivo su Facebook, dove il suo account è stato addirittura clonato da ignoti per carpire informazioni ai suoi contatti. È stato proprio Stavridis a suggellare il rapporto tra la Nato e i social media, quando alla fine di ottobre del 2011 ha comunicato in anteprima la conclusione delle operazioni militari in Libia con un post su Facebook.

L’intervento di Stefanie Babst e Elizabeth Linder sull’Huffington Post analizza la profonda evoluzione che ha caratterizzato la comunicazione della Nato. Di seguito vengono riportati alcuni passaggi significativi, ma la versione completa dell’articolo merita sicuramente una lettura.

At NATO, we have started to undertake a comprehensive re-think of our soft power approach towards the public. As we have established ourselves on Facebook, Twitter, YouTube, Flickr and other social media sites, we have come to accept new ways of listening, sharing information and engaging in conversational communications with people who are interested in security and defense, and those who are affected by or curious about our policies and missions…

We have deepened our bonds with bloggers from member countries, as well as from Russia, Ukraine and across the Middle East. We have established ties with eminent digital activists and online journalists. And, through social media sites, we have established direct links to people in Libya, Afghanistan, India, Pakistan and far beyond…

This new era of communications begins when public administrations and institutions realize the inherent power of giving people a voice in policy decisions, encouraging transnational dialogue, and tapping into the creative energies of connected societies…

Yes, our organizations, NATO and Facebook, pursue two very distinct missions. NATO’s mission is peace and security. Facebook’s mission is to make the world more open and connected. But we both strongly believe that today’s policy issues are increasingly global…More than ever, governments, organizations and other players in the international arena need to work together to address them, in order to find support for solutions and change.  

L’Afghanistan e il conflitto su Twitter

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Il violento attacco che i talebani hanno sferrato domenica 15 aprile nella zona di massima sicurezza di Kabul e in tre province dell’est del Paese ha segnato l’inizio dell’offensiva di primavera. Come ogni anno, la fine del duro inverno afgano coincide con una recrudescenza del conflitto. Sia sul campo di battaglia che online.
Dopo dieci anni di logorante guerra, la Nato si trova a combattere su due fronti: tra le insidiose montagne afgane e sui social network, dove l’attività di propaganda e reclutamento dei talebani è sempre più risoluta.

La rivendicazione degli ultimi attacchi è avvenuta su Twitter, dove i ribelli hanno sottolineato che si è trattato di “una vendetta per gli abusi dei marines”. Abdulqahar Balkhi (@ABalkhi), che si autodefinisce emiro islamico dell’Afghanistan, è uno dei portavoce talebani più attivi sul sito di microblogging. Durante gli scontri di domenica aggiornava i suoi quasi 5.000 follower con tweet in diretta sull’andamento delle battaglie, con bilanci finali quasi sempre a favore dei ribelli, ma non coincidenti con le notizie che arrivavano dal fronte.

balkhi twitter

Uno degli obiettivi principali dell’uso dei social network è proprio quello di aggirare i media tradizionali, che secondo i ribelli sarebbero al servizio delle potenze occidentali e nasconderebbero la reale situazione del Paese. @alemarahweb, altro “account ribelle” molto attivo, ha chiuso la giornata annunciando addirittura che “dopo 24 ore di incessante battaglia, più di 220 pupazzi della Nato sono stati uccisi…”

Anche se a prima vista questi account appaiono poco credibili, gli americani li seguono con attenzione e non sottovalutano la recente escalation della guerra online. Il profilo su Twitter delle forze ISAF (@ISAFmedia) è sempre più impegnato a diffondere informazioni e a controbattere la propaganda talebana in un conflitto che si combatte sempre più a colpi di tweet.

 

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