Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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La crisi in Ucraina e la diplomazia digitale della Russia

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A Kiev e in Crimea tirano venti gelidi di Guerra Fredda che rianimano la vecchia battaglia mediatica tra Stati Uniti e Russia. Ma i tempi della propaganda a colpi di radio pirata e tipografie clandestine sono ormai lontani. Oggi il confronto tra Washington e Mosca si combatte in 140 caratteri su Twitter.

Molti sono rimasti colpiti in particolare dall’attivismo online di istituzioni e rappresentanti governativi russi. Si tratta in realtà di una conferma dell’importanza che questi strumenti rivestono nelle strategie di comunicazione di Mosca.

 

 

 

 

 

 

Da notare anche il ruolo in disparte del Primo Ministro Dmitri Medvedev, di solito abbastanza attivo su Twitter e con un ampio bacino di follower. I suoi account in inglese e in russo sono fermi rispettivamente dal 7 marzo e dall’8 marzo, quando l’ex Presidente ha postato una foto di un mazzo di rose per fare gli auguri alle donne russe. Visto il clima politico, suggerirei un rapido aggiornamento.

 

rose medvedev

La Russia discuterà online la nuova strategia di cybersecurity

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federal council russia

Il sito web del Consiglio Federale russo

La Commissione sullo Sviluppo dell’Informazione del Consiglio Federale russo organizzerà entro la fine di gennaio una consultazione online per commentare e integrare la bozza della nuova strategia di sicurezza informatica. Il documento è già stato pubblicato sul sito della Camera alta del Parlamento e nei prossimi giorni verrà diffuso su diverse piattaforme per stimolare la partecipazione attiva degli utenti al processo di approvazione finale.

L’obiettivo è quello di contribuire a definire meglio le nuove minacce e individuare le soluzioni più efficaci per affrontarle. Agli utenti verrà chiesto anche di sviluppare alcune proposte già contenute nella bozza, come ad esempio l’introduzione di corsi di cybersecurity nelle scuole o la creazione di centri specializzati che possano offrire consulenza e formazione alle aziende e ai cittadini.

L’iniziativa conferma la forte attenzione che Mosca ha posto ultimamente su questo delicato tema. Nell’agosto dello scorso anno, il Ministero della Difesa aveva annunciato l’intenzione di costituire un corpo speciale delle forze armate specializzato nel contrasto alle cyber-minacce. Nello stesso periodo il Presidente Putin aveva siglato un documento che enfatizzava gli attacchi informatici come una delle principali minacce internazionali.

 

I segreti di un diplomatico digitale che non conosceva Twitter

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blog mcfaul

Il blog in russo dell’ambasciatore McFaul

“Nel gennaio del 2012, quando sono stato nominato ambasciatore americano in Russia avevo una dozzina di amici su Facebook e lo usavo pochissimo, non avevo mai letto un tweet e mai scritto un articolo su un blog”.

“Oggi ho 10,000 fan su Facebook, più di 44,000 follower su Twitter e, secondo un’agenzia di rating online, il mio blog è il sesto più influente in Russia. Con un tweet riesco a raggiungere un potenziale bacino di oltre mezzo milione di persone in 24 ore”.

Michael McFaul, rappresentante di Washington in Russia, racconta così il suo primo anno e mezzo da diplomatico digitale. In un lungo articolo sul sito del Council of American Ambassadors McFaul illustra il dietro le quinte di una vera e propria rivoluzione che sta tuttora coinvolgendo migliaia di diplomatici in tutto il mondo: il passaggio dal “no comment” all’esposizione diretta sui social media. Una lettura illuminante che offre tanti spunti su come le feluche possono gestire nel modo migliore i nuovi strumenti tecnologici.

Ecco alcuni passaggi degni di nota:

…I also learned quickly that you cannot just broadcast on Facebook or especially Twitter. You have to interact. If you don’t do it yourself, your followers quickly figure it out (when I have too many tweets in perfect Russian, people begin to get suspicious that it’s not me.). Twitter is also very fast. You have to respond, engage, answer questions quickly or else the conversation moves on.

…There is no question that social media has allowed me to interact with Russians who would not traditionally be able to meet a US Ambassador. I try hard to demonstrate my interest in interacting with everyone.

…You also have to spend some time reading the Twitter and Facebook feeds to get a sense of what is interesting for Russian social media users. As I have learned more about the content and styles of interaction on these platforms in Russia, I have adjusted my messaging.

E infine una conclusione piuttosto netta sul futuro rapporto tra diplomazia e social media:

I have no doubt that social media will continue to develop as an indispensable tool of every embassy around the world and every government around the world. We cannot stop technology.

La disputa tra Russia e Georgia si sposta sul web

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Un articolo di Andrey Tselikov sul blog dell’ISN (International Relations and Security Network) offre un interessante spaccato su come la lunga disputa tra Georgia e Russia (sfociata in un conflitto armato nell’agosto del 2008) si sia spostata sempre più sul web. Dove, grazie anche ad alcune azioni di diplomazia digitale, la piccola repubblica caucasica riesce a contrastare il peso politico e mediatico del Cremlino.

I blogger georgiani sono particolarmente attivi su LiveJournal, la principale piattaforma social in Russia. Descrivono in termini positivi il loro Paese e le riforme che il governo del presidente Mikheil Saakashvilli ha intrapreso. Con articoli in lingua russa, fotografie, video e post sui social network, i georgiani cercano di interagire online direttamente con l’opinione pubblica russa, aggirando i media tradizionali di Mosca, poco inclini a dare spazio alle ragioni della Georgia.

Oltre al dinamismo dei blogger, il governo di Saakashvilli sta dedicando sempre più attenzione alle relazioni con i nuovi media. Recentemente il photo-blogger russo Rustem Adagamov, che gode di un ampio seguito nel suo Paese, è stato invitato a partecipare a un tour in Georgia. Un’iniziativa che ha prodotto ottimi reportage, conditi anche da parole di apprezzamento per le autorità giorgiane. Visti i risultati, altri blogger russi sono stati selezionati per questo tipo di programmi organizzati da diversi ministeri.

villaggio in Georgia

Foto di un villaggio georgiano scattata dal photo-blogger russo Adagamov

Non bisogna illudersi. I social network non bastano a costruire la reputazione di una nazione. Saakashvilli è un leader controverso e il suo governo deve ancora dimostrare di meritarsi in pieno il bollino blu della democrazia. Ma la scelta di puntare sulla comunicazione online  è un caso interessante e dimostra che un’innovativa gestione delle media relations online può aiutare anche un piccolo Paese a migliorare la propria immagine.

La nuova Russia di Putin scommette sulla diplomazia digitale

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Dopo l’ex-presidente Dmitry Medvedev, che curava un blog e usava spesso Twitter dal suo fidato iPad, il nuovo inquilino del Cremlino Vladimir Putin ha deciso di puntare sulla diplomazia digitale per migliorare l’immagine della Russia all’estero.

In un discorso tenuto lunedì scorso alla conferenza annuale degli ambasciatori russi, Putin ha spronato i diplomatici a utilizzare i nuovi strumenti tecnologici per correggere quella che, secondo le sue stesse parole, è “un’immagine distorta, che non riflette la reale situazione del Paese e il suo contributo al progresso globale, alla scienza e alla cultura. Il nostro errore – ha evidenziato Putin – è che non spieghiamo bene le nostre politiche”.

 

 

Il ministero degli Esteri russo è già al lavoro sul versante della diplomazia digitale. Pochi giorni fa ha aperto un canale su YouTube e a breve dovrebbe essere inaugurata la pagina Facebook ufficiale. Le singole ambasciate sono state esortate ad attivare propri profili su Twitter, dove al momento sono presenti circa 40 missioni diplomatiche.

Secondo la classifica stilata dalla nuova piattaforma dell’Agence France Presse dedicata alla e-diplomacy, la Russia è al 14° posto al mondo per l’uso dei nuovi strumenti digitali in diplomazia. Troppo poco per un Paese che aspira a riconquistare il palcoscenico globale attraverso risorse energetiche, crescita economica e rapporti strategici con i nuovi Paesi emergenti. Nella visione del Cremlino, questo processo deve essere accompagnato anche da un preciso piano di comunicazione su un terreno, il web, sul quale finora Putin è stato apertamente sfidato dall’opposizione interna, che da mesi denuncia i soprusi del nuovo presidente russo. Non sarà una sfida facile per Mosca. E di certo non basterà una spolverata di diplomazia digitale per dare credibilità a un governo che su libertà di espressione e diritti civili continua a essere visto con sospetto da buona parte della comunità internazionale.

La nuova guerra fredda tra USA e Russia. A colpi di tweet.

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La dura reazione del Cremlino ad un discorso dell’ambasciatore americano in Russia Michael McFaul fa tornare il gelo tra Washington e Mosca. E al tempo della diplomazia digitale la sfida si gioca tutta su Twitter. Dall’account del ministero degli Esteri russo sono partiti nei giorni scorsi una serie di attacchi a McFaul, accusato di aver insinuato che Mosca avrebbe pagato il governo del Kyrgyzstan per far chiudere la base americana a Manas, vicino alla capitale Bishkek, una struttura chiave per il rifornimento delle truppe impegnate in Afghanistan.

 

 

Alcune frasi prese dai tweet del ministero russo: “Siamo scioccati dalle parole dell’ambasciatore McFaul”; “non è la prima volta che le dichiarazioni e le azioni di McFaul suscitano preoccupazione”; “le parole di McFaul sono una deliberata distorsione di molti aspetti della relazione USA-Russia”; “il lavoro di un ambasciatore dovrebbe essere quello di migliorare le relazioni bilaterali, non di diffondere falsità”.

Il diplomatico americano si è difeso sul suo blog e su Twitter, ammettendo di aver usato toni “coloriti e schietti”, ma anche sostenendo che le sue parole sono state “deliberatamente distorte”. La portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland ha cercato di smorzare riferendo che “c’è stato un fraintendimento”.

Qui lo storify della disputa online su Twitter.

mcfaul con obama

L'ambasciatore americano in Russia McFaul con il Presidente Obama

Non è la prima volta che l’ambasciatore McFaul e il governo russo entrano in rotta di collisione. Lo scorso marzo il diplomatico aveva accusato su Twitter i media russi di seguirlo ovunque e di sapere in anticipo la sua agenda, insinuando anche la possibilità che le sue comunicazioni fossero intercettate. Un tweet ai giornalisti, ma indirizzato in realtà al Cremlino.

Sulla Siria la partita diplomatica si gioca su Twitter

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Mentre la tregua tra forze di sicurezza siriane e ribelli si rivela sempre più fragile, la delicata disputa tra le diplomazie occidentali e la Russia si sposta online. Da una parte americani, europei e arabi spingono per una risoluzione che condanni la repressione attuata dal regime di Assad. Dall’altra la Russia, con l’appoggio della Cina, vuole evitare esplicite censure contro il governo siriano, ma apre all’invio di osservatori internazionali. Un gioco delle parti che negli ultimi giorni si è trasferito dai tavoli della diplomazia su Twitter.

Giovedì scorso con un paio di tweet il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha chiesto alle Nazioni Unite di accelerare il dispiegamento di osservatori indipendenti per gestire eventuali “provocazioni” che possono mettere a repentaglio il cessate il fuoco tra le parti.

La risposta delle diplomazie occidentali è arrivata con un azione congiunta su Twitter. Le ambasciate presso le Nazioni Unite di Francia, Gran Bretagna e Germania hanno postato dei messaggi sul social media annunciando che avrebbero messo ai voti del Consiglio di Sicurezza (la riunione è prevista oggi a New York alle 11 ora locale) una risoluzione che prevede l’invio di osservatori internazionali, ma che contiene anche una condanna del regime di Assad.

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