Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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Chavez torna in patria. E lo annuncia su Twitter.

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“Siamo tornati nella madrepatria venezuelana. Grazie mio Dio! Grazie amato popolo! Continueremo qui le cure”. Il Presidente del Venezuela Hugo Chavez ha annunciato stamane su Twitter di essere rientrato a Caracas dopo l’operazione subita nel dicembre scorso a Cuba. L’ultimo tweet risaliva al 1 novembre.


Dando in anteprima la notizia in 140 caratteri, il secondo leader politico al mondo più seguito su Twitter (dopo il Presidente Usa Barack Obama) conferma così la sua passione per il sito di microblogging. Definito inizialmente “uno strumento del terrore capitalistico”, Twitter è divenuto poi “un’arma che la rivoluzione deve usare”. Nel giro di poche ore il tweet è stato ritwittato oltre 10.000 volte e la notizia è finita rapidamente su tutti i siti del mondo.

Retorica antiamericana e anticapitalista, populismo e spirito rivoluzionario. Sono queste le caratteristiche dell’account che vanta quasi 4 milioni di follower. Il leader che si ispira a Castro e che una volta parlò in diretta televisiva per più di otto ore consecutive senza pause, ora comunica assiduamente a colpi di tweet. Un segno eloquente della nuova era politica digitale.

 

 

La Twitter Diplomacy americana in Venezuela

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Ricco di risorse, produttore di petrolio, economicamente dinamico, strategico per gli equilibri dell’America Latina. Negli ultimi anni il Venezuela sta cercando di ritagliarsi un ruolo di peso nel contesto internazionale, spronato dal suo leader Hugo Chavez, che ha deciso di puntare anche sulla diplomazia digitale per far sentire la voce di Caracas nel mondo.

 

chavez twitter

Il profilo di Hugo Chavez su Twitter

 

Fiero anticapitalista e antiamericano, l’ex colonnello dell’esercito è un attivo utente di Twitter, che usa sia per difendersi dall’opposizione interna che per rivolgersi alla comunità internazionale. E proprio su Twitter è  in atto un’interessante disputa mediatica con il nemico numero uno di Chavez: il Dipartimento di Stato di Washington. L’account dell’ambasciata Usa a Caracas vanta circa 25.000 follower e si dà molto da fare per interagire con i cittadini venezuelani, che hanno eletto il sito di microblogging come loro social network preferito. In Venezuela Twitter registra infatti il terzo tasso di penetrazione al mondo, dopo Indonesia e Brasile. In questo contesto, assume particolare valore uno studio condotto da Erika A. Yepsen e appena pubblicato dal USC Center on Public Diplomacy.

“Practicing Successful Twitter Public Diplomacy – A model and case study of U.S. efforts in Venezuela” descrive le strategie, le azioni e i risultati della “Twitter diplomacy” o “Twiplomacy” dell’ambasciata Usa in Venezuela, tentando anche di sperimentare un modello di valutazione e misurazione applicabile ad altri casi. Il rapporto si può scaricare gratuitamente.

 

La politica di Chavez a colpi di tweet. E di premi per il popolo.

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Una bella casa sull’isola caraibica di Margarita. È il regalo che il Presidente venezuelano Hugo Chavez ha voluto fare alla sua tremilionesima follower su Twitter, Natalia Valdivieso. Una tecnica di marketing aziendale applicata alla diplomazia digitale, con un tocco di populismo sudamericano.

 

 

Chavez è un assiduo utilizzatore di Twitter. Dopo averlo bollato come “uno strumento del terrore”, ne ha rapidamente colto le potenzialità per comunicare con il popolo, trasformandolo in “un’arma che ora anche la rivoluzione deve usare”. Nel libro “Diplomazia Digitale” ho dedicato uno spazio all’account @chavezcandanga (“l’audace Chavez”), perché è un interessante esempio di uso di Twitter sia in chiave di politica interna che estera. Ecco alcuni passaggi tratti dal libro:

Retorica antiamericana e antioccidentale, populismo, autoesaltazione e spirito rivoluzionario. Sono queste le caratteristiche di un account nel quale Chavez ha riversato gli stessi contenuti dei suoi famigerati discorsi fiume. L’uomo che una volta parlò in diretta televisiva per più di otto ore consecutive senza pause, ora lancia i suoi strali in brevi testi da 140 caratteri. Un segno eloquente della nuova epoca digitale.

L’esordio di Chavez su Twitter va letto in chiave di politica interna, come la volontà di presidiare un nuovo campo di battaglia nel quale i suoi oppositori si erano già attivati con l’organizzazione di proteste e di campagne online in un Paese in cui i social media, e specialmente Twitter, avevano registrato una straordinaria impennata. «Nelle mani sbagliate, mandare tweets può diventare una forma di terrorismo» aveva ammonito il presidente. Da possibile forma di terrorismo, Twitter si è tramutato in un vero e proprio strumento di gestione politica per Chavez. Nel giugno del 2011, reduce da una delicata operazione chirurgica e impossibilitato a comparire in pubblico, Chavez si è servito del sito di micro-blogging per mantenere il contatto con gli elettori e per dare dimostrazione di solidità politica anche in un momento di debolezza fisica.

Originato soprattutto da esigenze di politica interna, l’uso di Twitter è ben presto diventato anche uno strumento per far sentire la voce di Caracas sulla scena internazionale. Grazie anche ad un ingente spiegamento di forze: l’agenzia di stampa Associated Press ha riportato che sono oltre duecento le persone che lavorano dietro all’account @chavezcandanga. Un numero spropositato e presumibilmente gonfiato che dimostra comunque l’attenzione che il governo venezuelano ripone nelle potenzialità dei social media. Durante la crisi libica che ha portato alla caduta di Gheddafi, Chavez ha espresso il suo sostegno all’amico colonnello attraverso Twitter. Ha anche invitato Fidel Castro e il presidente boliviano Evo Morales ad aprire un account sul sito di micro-blogging e a unirsi a lui per creare una sorta di fronte rivoluzionario internazionale per combattere il capitalismo a colpi di tweets.

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