Un blog e un libro su come i governi usano i social media per comunicare con i cittadini

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Il ministero degli Esteri britannico aggiorna la strategia digitale. E chiede nuove idee al web.

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Una nuova strategia di diplomazia digitale che raccolga suggerimenti e idee provenienti dal web. É l’iniziativa lanciata dal ministero degli Esteri britannico, che ha chiesto ai cittadini di partecipare attivamente al processo di definizione delle prossime azioni da intraprendere online.

Tre sono le principali aree di intervento:
1) Come migliorare i servizi ai cittadini britannici in viaggio o che si trovano all’estero, in particolare nei casi di emergenze.
2) Come rendere più efficace la comunicazione delle posizioni politiche e l’interazione con l’opinione pubblica internazionale.
3) Quali competenze, strumenti e riforme occorre sviluppare per migliorare la comunicazione digitale.

 

 

Con un annuncio ufficiale diffuso sui vari canali social, il Ministero sta chiedendo il parere di cittadini ed esperti: “riconoscendo l’ampio bagaglio di competenze che ci sono nel mondo su questi temi, vi invitiamo a mandarci riflessioni o suggerimenti che ritenete ci possano aiutare in questo processo. Li leggeremo tutti e commenteremo quelli che ci forniranno maggiore ispirazione”.

Il Foreign Office guidato da William Hague si conferma un vero campione di diplomazia digitale aperta. Prendiamo ispirazione. Sarebbe un’ottima idea organizzare qualcosa di simile anche per costruire la strategia digitale della nostra diplomazia.  

William Hague incontra i suoi follower di Twitter

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Il ministro degli Esteri britannico William Hague incontrerà oggi a Londra cinque cittadini che lo seguono su Twitter per discutere della politica estera del Regno Unito. Un modo originale e molto “social” di festeggiare il superamento del traguardo dei 100.000 followers sul celebre sito di microblogging.

Appassionato di internet e grande fautore della diplomazia digitale, Hague aveva lanciato all’inizio di settembre una sorta di competizione online su Twitter chiedendo ai suoi follower di indicare “l’idea che poteva avere il maggiore impatto sul mondo nei prossimi 20 anni” o “quali siano le priorità che il Foreign Office dovrebbe affrontare il prossimo anno”. I cinque cittadini che il Ministro vedrà oggi pomeriggio sono stati selezionati tra coloro i quali hanno inviato gli spunti migliori.

 

 

Un esperimento interessante. Per tre motivi. Perché crea un canale online di dialogo tra cittadini e politica, attivando una comunicazione bidirezionale e non solo unidirezionale dall’alto. Perché contribuisce ad aprire le istituzioni e a stimolare l’ascolto delle voci che vengono dal basso. E infine perché trasporta offline un’iniziativa nata online: si parte da un tweet e poi ci si incontra al ministero. A dimostrazione che la cosiddetta twiplomacy é un ottimo strumento al servizio della nuova diplomazia, non un universo fatuo che vive solo di tweet e like.

Update (ore 23.30): questo è il commento di Hague su Twitter al termine dell’incontro.

 

La “twitpic diplomacy” di William Hague

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Il ministro degli Esteri britannico William Hague ha appena concluso una missione in Libia, Giordania e Siria. Un viaggio attraverso fronti caldi del panorama internazionale, che Hague ha scelto di raccontare in diretta su Twitter pubblicando immagini degli spostamenti e degli incontri con i politici e con le popolazioni locali.

Scattate probabilmente da uno smartphone, le foto non hanno certo una qualità eccelsa, sono a volte sfocate o sovraesposte. Ma trasmettono autenticità. Non falsate da pose artificiose o elaborazioni con photoshop, descrivono in modo semplice e diretto il lavoro dietro le quinte delle feluche.

Un ottimo approccio alla cosiddetta e-diplomacy: spogliarsi della tradizionale formalità dell’ambiente diplomatico e utilizzare il linguaggio (in questo caso visivo) più genuino del web.

Ecco alcune delle immagini scattate da William Hague:

 

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